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Mercoledì, 08 Luglio 2009 13:28

CAPTAIN MARVEL

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CAPTAIN MARVEL

Stan Getz

Columbia Record KC 32706

3 Marzo 1972 in A&R Studios NY

Recording Engineer: Dixon Van Winkle

Producer by Stan Getz

180 gr. Stereo Vinyl Pure Pleasure Record

Limited Editing Audiophile re-mastering

www.soundandmusic.com


Giudizio artistico: ottimo.

Da grande genio del jazz e talento puro, Getz non ha mai disdegnato di provare nuove strade e nuovi progetti musicali. Così è anche per Captain Marvel, disco in cui Getz strizza l’occhio a sonorità maggiormente fusion. Va detto che quest’album non fu certo accolto bene dalla critica di allora ma tant’è, la sua classe cristallina è tanta e tale che emerge, sempre e comunque, in ogni contesto. Ad affiancarlo troviamo Chick Corea, Stanley Clarke e Airto Moreira. Le atmosfere fusion sono ben miscelate con ritmi e sapori latini, dei quali Getz sappiamo essere stato un grande ammiratore. Per non girare troppo attorno a ciò che ci si chiede affermo che: se questo è uno degli albums meno riusciti del celebre tenorsassofonista, come classificare gli altri, quelli meglio riusciti?

Capisco che il mio giudizio su Getz possa essere talvolta poco obiettivo ma che ci posso fare se io trovo geniale tutto ciò che egli ha suonato? Prendiamo il primo brano del disco, La Fiesta, ad esempio: io lo trovo straordinario per la componente ritmica, per i colori molto spagnoleggianti ma, in particolare, per l’assolo di Getz, strepitoso per fantasia, swing ed eleganza espositiva. Un vero torrente di fantasia ed alta scuola improvvisativa, tra l’altro stilisticamente è eccezionalmente camaleontico, abbastanza da manipolare il suo sound strumentale a proprio piacimento rendendolo più asciutto, più ricco d’una componente armonica maggiormente palese. Ovviamente la sezione ritmica è davvero all’altezza, stratosferica sia dal lato tecnico sia da quello più puramente emotivo-coinvolgente. E se Five-Hundred non perde d’interesse Captain Marvel è assolutamente trascinante: il leader è in una forma smagliante e pare quasi inarrestabile, un fluire continuo d’idee, splendidamente assecondato da Clarke, Moreira e Corea. Se un difetto si può trovare in questa prima parte è che forse (molto forse) c’è poca variabilità di situazioni musicali però, lo ammetto, mi pare proprio di cercare il pelo nel classico uovo. La seconda parte inizia con Times Lie, un brano che mi ricorda da molto vicino il celebre Don’t Stop The Carnival eseguito da Sonny Rollins e Jim Hall ed ha la sua apoteosi in una fantastica interpretazione di Lush Life, in cui Getz dimostra tutta la sua inossidabile classe.

Che dire, volete il meglio di Getz? Allora questo disco non aggiunge molto alla sua arte ma se siete dei fans irriducibili credo che non dobbiate farvi mancare neppure una nota di ciò che il sassofonista ha suonato, nemmeno Captain Marvel.Osvaldo Uccheddu.

Giudizio tecnico: ottimo/eccezionale.

Bilanciamento tonale: 4/5

Dettaglio: 5

Palcoscenico sonoro: 4

Dinamica: 5

Io non so quanto di buono c'è stato nella ripresa originale e non so quanto di quel che sento sia merito della rimasterizzazione, quel che so è che sento un lp molto ma molto bello, splendidamente equilibrato in tutti parametri fondamentali. Il bilanciamento tonale è pregevole per l’estrema linearità della risposta, che non favorisce nessuna delle frequenze. Il basso, tornito e scolpito, con il giusto corpo e perfettamente articolato, risalta almeno quanto il sax tenore o il pianoforte o tutte le piccole percussioni metalliche splendide per la percezione dell’acciaiosità e per le alte frequenze limpide e ricche allo stesso tempo. Manca solo un pizzico di magia, quel particolare fattore X che porta con se, oltre alla correttezza, la magia della riproduzione…

La dinamica è, in ogni frangente, perfettamente soddisfacente: i transienti sono egregiamente riprodotti, le grandi escursioni dinamiche non soffrono di compressioni di varia natura, il microcontrasto è stupendo e permette di separare i vari strumenti nonché di apprezzarne tutte le sfumature dinamiche.

Il palcoscenico sonoro è ben dilatato sul fronte e gli strumenti hanno una notevole concretezza; avrei preferito magari dei contorni più delineati e maggiormente marcati ma siamo comunque a livelli di grande soddisfazione. La profondità, pur non essendo strabiliante, si difende benissimo e non dà adito a critiche. L’ariosità è ben conservata pur non essendo anch’essa a livelli eccelsi, tuttavia i musicisti non sono proiettati in avanti con il (per me) fastidioso effetto monitor ma sono tutti correttamente disposti nei piani in profondità (sempre relativa visto l’esiguo numero di strumenti presenti sulla scena).

Il dettaglio è da primato, davvero non sfugge nulla all’analisi del messaggio sonoro, tutto è riproposto senza mancanze, i particolari del “tessuto musicale” sono riprodotti con rara chiarezza; c’è tutto e, come sotto un microscopio, il dettaglio finissimo (ma mai pedante) si apprezza con facilità, la naturalezza con la quale viene sottoposto al vaglio delle nostre orecchie è notevolissima.

Osvaldo Uccheddu.

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