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Mercoledì, 01 Novembre 2006 11:58

Corelli, Concerti Grossi.

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CORELLI. CONCERTI GROSSI.

New Dutch Academy, Murphy.

SACD Pentatone Classics PTC 5186 031. 63:25. Vredenburg (Utrecht). 2003. Prod: C.Schuurbiers. Eng: E.Groot.


giudizio artistico: OTTIMO-ECCEZIONALE

La New Dutch Academy è un’orchestra ‘su strumenti autentici’ composta quasi esclusivamente da giovanissimi musicisti olandesi che in questo SACD Pentatone Classics propongono alcuni dei Concerti grossi (i numeri 4, 8, 11, 12) op. VI di Arcangelo Corelli (con l’aggiunta di una sonata a quattro in sol min ore pubblicata ad Amsterdam nel 1699 ed una fuga a quattro voci). Anche la registrazione è giovane: risale al 2003. Dunque, riassumendo: pelle liscia, bel suono ben ripreso, grande concertazione (Simon Murphy), entusiasmo alle stelle. Risultato? Un disco coloratissimo e moderno nell’approccio al testo, una esecuzione che concilia innovazione e rigore. Un lavoro distante anni luce da ogni ‘bionda’ tentazione (ascolta la versione dell’op. VI dell’Europa Galante di Fabio Biondi per Naive - Opus 111), anni luce da ogni volizione toscana (ascolta l’edizione con fiati di Federico Sardelli alla guida del suo gruppo Modo Antiquo, di innegabile impatto emotivo, Tactus 650307), galassie dalla pur elegante contenance di Trevor Pinnock e del suo English Concert (Archiv 431 706), un’altra cosa rispetto ad altre tre edizioni che segnalo: Alessandro Strabella Consort (Fabrizio Cipriani, Dynamic 299 1-2), Philharmonia Baroque Orchestra (Mc Gegan, Harmonia Mundi HMC 907014), Brandenburg Consort (Roy Goodman, CD Hyperion A 66741/2), solo per fare qualche nome. Ma cosa distingue questo disco dalle altre (e numerose, dato che non le ho citate tutte) edizioni? Perché dovrebbe interessare l’ennesimo CD con i Concerti grossi di Corelli? Perché questi giovani virtuosi li leggono come si trattasse di musica jazz (leggi le note al CD), ponendo l’attenzione soprattutto alla linea del basso, sostegno armonico e ritmico al testo che è scritto e a quello (quasi più importante) che viene improvvisato. La partitura viene così restituita all’ascolto con sincerità e leggerezza, anche dove si respira il clima più struggente e malinconico. Per descrivere certi adagi, perché si capiscano in queste due righe, bisogna pensare alla differenza che passa tra la delusione d’amore di un quarantenne lasciato da solo sull’altare il giorno più importante, e quella di un ventenne che rimane sui gradini della facoltà ad aspettare Godot...

Vivaddio!, sono due cose ben diverse! Questi ragazzi sono davvero bravi, senza retorica. E, soprattutto, ‘cantano’ molto, prediligendo al tipico eccesso atletico (d’ultima generazione ‘barocchista’) un’arcata morbida e tenuta, molto vicina al verbo (all’ideale estetico) corelliano, soprattutto nei momenti introduttivi fatti di dissonanze tenute (o meglio, fatte sentire bene e risolte al momento giusto). L’atletica barocca si affaccia, piuttosto, nei movimenti veloci, dove, con gli archi, il clavicembalo esplode in mille idee davvero pratiche dal punto di vista ritmico ma anche interessanti sul piano estetico.

Interessante infine l’uso della tiorba e della chitarra, che conferiscono al concerto del continuo un colore davvero suggestivo, specie quando si accompagnano all’organo.

Gregorio Carraro


giudizio tecnico: ECCEZIONALE

[ASGiudizioRecensioni 5 5 5 5]

I suoni risultano ben torniti e nitidi, grazie ad una presa fuori dall’ordinario, che restituisce all’ascolto con generosità un’orchestra perfettamente equilibrata, con una dinamica che rende comprensibile ogni fraseggio e movimento articolatorio degli archi (sia gravi che acuti: è un’orchestra di trenta elementi all’incirca).

Soundstage ben spaziato e definito, il suono non risulta assolutamente schiacciato, anzi respira con grande naturalezza e morbidezza. Nel dettaglio meritano un elogio i bassi, messi a dura prova da Corelli in certi movimenti (ascolta in particolare l’Allemanda del Concerto n. 11), perfettamente comprensibili e chiari.

Tiorba e chitarra sempre ‘in vista’, mai sovrastate dal resto del concerto del continuo, i cui strumenti sono perfettamente equilibrati tra loro e con l’orchestra d’archi.

Gregorio Carraro

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