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Giovedì, 08 Febbraio 2007 12:52

Uto Ughi - Per i caduti italiani in Iraq

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U T O U G H I

P E R I CADUTI ITALIANI IN IRAQ.

BACH, PAGANINI, MASSENET.

I Filarmonici di Roma, Uto Ughi.

SACD ibrido Foné SACD028.

DDD. Stereo/multicanale. Auditorium Parco della Musica, sala Petrassi, Roma, 12/11/2004.

Prod: G.C.Ricci. Ing: G.C.Ricci.


giudizio artistico: SUFFICIENTE-BUONO (Ughi: OTTIMO ECCEZIONALE)

Questo disco è dedicato ai caduti italiani in Iraq, ma il vero protagonista in questo CD Foné è il violinista Uto Ughi. Ughi non cerca di competere con l’ultimo virtuoso per mostrare i suoi talenti violinistici.

Non vi sono effetti pirotecnici tesi ad esibirli, se volete fuochi artificiali vi suggerirei di cercare altrove. Ci sono performance in cui i passaggi veloci sono così veloci da rendere le note timbricamente difficili da distinguere. Anche nei passaggi più veloci, il timbro dello strumento di Ughi rimane pieno. In effetti, il timbro è stupendo e l’esecuzione intonata. Massenet è commovente nella sua elegante semplicità: commuove senza perdere la sua fragilità; interpretazione di genuina sensibilità e quieta autorevolezza, secondo me il pezzo migliore di questo inusuale disco.

Mi è piaciuto Paganini ma l’accompagnamento orchestrale mi è parso a tratti legnoso; comunque il solista ha sfoggiato sia bravura che caldo fraseggio, specialmente nel primo movimento. Bach non incontrerà i gusti di tutti - Ughi gli associa una patina romantica che personalmente ho apprezzato ma che farà saltare la mosca al naso a coloro che favoriscono gli strumenti originali. Standage e Pennock su DG offrono maggiore varietà e un più elevato standard di esecuzione orchestrale, ma penso che non sia questo il punto riguardo l’incisione: la sensibilità interpretativa di Ughi sottolinea lo spirito dell’evento: un momento di bellezza in tempi di grande sofferenza. Mi è piaciuto, questo disco.

Pierre Bolduc


giudizio tecnico: OTTIMO

DINAMICA: 4

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 5

DETTAGLIO: 4/5

Se siete abituati alle registrazioni commerciali standard di piccoli gruppi, questo disco vi sembrerà un po’ strano.

La ragione di ciò è il riverbero artificiale che il 99% delle etichette aggiungere per abbellire il suono. Il problema è che esso falsifica il messaggio musicale. Come? I musicisti leggono gli spartiti e negli spartiti ogni nota ha un particolare valore. Quando si aggiunge riverbero artificiale, il valore di quella nota diventa maggiore (la durata più lunga, n.d.t.) e quindi la chiarezza della nota suonata è sacrificata ed il suono diventa più rilucente perché viene falsato il valore di ciascuna nota; in altre parole, tutto è smorzato e ciò tradisce le intenzioni musicali dei musicisti. In questa registrazione il suono è molto diretto e quindi ogni sfumatura - specialmente gli improvvisi diminuendo – diviene molto più marcata.

Così la musica dovrebbe essere sentita; dipende dal direttore del gruppo plasmare il fraseggio in modo da rendere i suoni fluenti e gradevoli; non è compito del produttore o dell'ingegnere del suono. L’ambienza è un po’ asciutta, ma la preferisco a quella delle registrazioni riverberanti che uccidono il dettaglio orchestrale. Infatti, la risoluzione del dettaglio è molto buona, il mediobasso controllato e trasparente ed il bilanciamento tra Ughi e l’orchestra piuttosto naturale. La macrodinamica è buona, ma non aspettatevi tremende esplosioni di suono: ciò non accade perché siamo di fronte ad una piccola orchestra. Il bilanciamento della registrazione è stato modificato dopo il pezzo di apertura ed i risultati sono ancora migliori: un suono più pieno e più caldo ovviamente bilanciato in favore del solista.

Pierre Bolduc

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