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Giovedì, 22 Febbraio 2007 12:02

PROKOFIEV - RACHMANINOV

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PROKOFIEV.

CONCERTO PER PF. N. 3.

RACHMANINOV.

CONCERTO PER PF. N.1. ENCORES.

Moscow Philharmonic Orchestra. Pf.: Byron Janis; dir. Kyril Kondrashin.

SACD Mercury Living Presence 475 6607

Stereo / 3 canali. ADD/DSD.

Sala Bolshoi, Conservatorio di Mosca; giugno 1962 (Concerti, Prokofief: Toccata, Mendelssohn: Song without Words, Pinto: Three Scenes from Childhood); Fine Recording Studio, New York; gennaio 1964 (Schumann: Variazione su un tema di Clara Wieck).

Prod: W. Cozart; ing: C.R. Fine.


giudizio artistico: ECCEZIONALE

Questa versione del Terzo Concerto per pianoforte di Prokofiev è al vertice tra quante se ne possano reperire in commercio. Passione, introspezione, fantastica articolazione e molto altro ancora. Come accade anche nella Prima e Quinta Sinfonia, anche in questo Concerto siamo di fronte a una delle opera più accessibili di Prokofiev. Il movimento lento, nelle mani di Janis è incantevole e la potenza del successivo movimento riesce a farti saltare dalla sedia. Non è una questione di agonica (non rapida quanto, per esempio, accade nella versione interpretata da Martha Argerich) ma per l'articolazione davvero incredibile e per il flusso ritmico.

Nonostante questa fantastica tensione dinamica, non si ha mai l'impressione che l'esecuzione sia in difficoltà. In ogni momento è percepibile un grande senso di spontaneità che collima con l'architettura generale dell'opera. Janis, ovviamente, è padrone dell'aspetto strutturale e lo maneggia in modo da ottenere una libertà di espressione mai esagerata. Solo i più grandi artisti sono in grado di fare cose del genere; pensiamo, per esempio, alla parabola adrenalinica di Martha Argerich accompagnata dai Berliner Philharmoniker e da Claudio Abbado nell'incisione DG degli anni Sessanta poi rimasterizzata nella serie «The Originals», che però, quanto a qualità della registrazione, è compressa e manca della trasparenza propria della Mercury. Insomma, entrambe sono interpretazioni che non possono mancare a chi sia interessato alla musica di Prokofiev.

A proposito del Concerto di Rachmaninov, devo dire che mi piace molto come Janis cerchi di conferire una certa

oggettività al lavoro, combinando nobiltà, passione e grande perizia in un accompagnamento di prima categoria. Si ascolti come Janis e Kondrashin gestiscono la Filarmonica di Mosca nel delicato tema dell'ultimo movimento, in un affiancamento esemplare tra solista e direttore. Anche il suono dell'orchestra è molto buono, pur se non del livello di una Chicago Symphony - gli ottoni suonano un po' più esili e non siamo certo di fronte alla voluttuosità degli archi di Chicago - ma sono peccati veniali che non riducono affatto l'eccezionalità della prestazione.

Ho citato la Chicago Symphony perché nel 1957 proprio Janis vi aveva inciso il Primo Concerto di Rachmaninov con la direzione di Fritz Reiner. Qui la lettura del pianista era più spontanea e Reiner riusciva a cavare un accompagnamento che Kondrashin, a mio avviso, con la sua bacchetta così diretta e appassionata, riesce ad eguagliare in intensità ma non certo in raffinatezza e virtuosismo orchestrale. Il problema è che il CD della Living Stereo non è disponibile (09026 68762 2) e la registrazione, pur potendo offrire un bilanciamento più ravvicinato, non è in grado di competere con la rimasterizzazione in SACD della Mercury in termini di ambito dinamico, estensione della frequenza bassa e bellezza dell'ambito timbrico, specialmente nel pianoforte. In ogni caso, la lettura del Quarto Concerto di Rachmaninov che completa il CD della RCA è molto buona, pur non raggiungendo il livello di quella suonata da Arturo Benedetti Michelangeli su LP Testament (ASD 255) e disponibile anche su etichetta EMI (Great Recordings of the Century).

L'LP originale comprende solo questi due concerti, ma il SACD offre anche tre piccoli bis che mettono in luce la straordinaria articolazione del pianismo di Janis, la sua tavolozza timbrica e il suo raffinato senso delle proporzioni. Dei tre, la Toccata di Prokofiev è un autentico gioiello. Nessuna nota è suonata in modo esibizionista (cosa ce invece si nota spesso nelle opere pianistiche del compositore russo) e il controllo ritmico, l'abilità di Janis nel modificare il tempo con sottigliezza, il virtuosismo digitale fanno di questo brano dissonante quasi un piacere per le orecchie. Una nota positiva devo spenderla anche per la Romanza senza parole di Mendelssohn che quasi mi ricorda le semplici e poetiche composizioni di Fauré. Un'incisione da non perdere.

Pierre Bolduc


giudizio tecnico: OTTIMO

DINAMICA: 4/5

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 3/4

DETTAGLIO: 3/4

Questo SACD della Mercury offre sia lo strato a due canali sia quello originale a tre canali.

All'inizio pensavo di premiare questo disco come AS top, ma poi mi sono convinto che l'orchestra è un po' troppo distante e il pianoforte un po' troppo vicino per un simile riconoscimento. Il riversamento tramite DSD è comunque migliore dell'edizione originale in CD. Entrambe le opere sono registrate presso la Sala Grande del Conservatori di Mosca, proprio lì dove si sono date alcune delle più memorabili esecuzioni di Mravinsky. A mia volta ho fatto ascoltare il finale di una delle sue ultime interpretazioni della Sesta Sinfonia di Shostakovich in una delle mie dimostrazioni al Top Audio, e gli spettatori si sono meravigliati per la ricchezza armonica e per il vigore dinamico della sala moscovita.

Il produttore Cozart e l'ingegnere Fine (sua moglie) avevano trasportato le loro attrezzature a Mosca e questa registrazione è stata parte di una serie che la Mercury pubblicò in seguito (per esempio I due splendidi concerti di Liszt pubblicati in CD con numero di catalogo 432 011-2). La Speaker’s Corner ha di recente fatto uscire tutte le registrazioni moscovite in un cofanetto di cinque LP Speakers Corner/Mercury (vedi www.soundandmusic.com), che recensirò sul prossimo numero. La vivacità dell'immagine sonora è molto grande.

Il Concerto di Prokofiev è un po' più secco e bilanciato in modo più ravvicinato di quanto non accada nel Concerto di Rachmaninov, ma ciò in un certo senso si giustifica con il carattere più marcato del Terzo Concerto rispetto alla più fluida opera di Rachmaninov. La risoluzione della micro-dinamica è eccezionalmente buona e i tutti hanno una qualità autenticamente trasparente, cosa altrettanto, se non più importante nei grandi accordi del Concerto di Prokofiev. Tonalmente gli archi e gli ottoni non sono dolci come nella più vecchia edizione di Janis per la RCA, ma ciò è dovuto più agli esecutori (e forse agli strumenti) che alla presa del suono. I vari timbri dei legni suonano altrettanto bene grazia alla squadra Mercury. A me sarebbe piaciuto un bilanciamento più naturale tra il solista e l'orchestra, ma la trasparenza della registrazione aiuta a superare questo handicap (specialmente nella versione in SACD).

Ho ascoltato sia il CDsia il SACD, uno dopo l'altro: nel secondo si nota una maggior chiarezza, le note basse del pianoforte sono più autorevoli, mentre archi e ottoni sul CD non sono così caldi come nell'edizione che si è servita del DSD. Devo tuttavia notare che, nonostante l'ottimo remastering originale di Cozart e Fine, se non avete un impianto eccellente, dubito che possiate giustificare la spesa per questo SACD a prezzo pieno se già possedete il pur ottimo CD. Se poi siete appassionati di vinile, aspettate fino a leggere ciò che vi dirò della versione Speaker’s Corner, prima di prendere una decisione.

Pierre Bolduc

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