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Martedì, 31 Marzo 2015 13:17

Audiophile Sound 141 - Marzo 2015 - Guida all'ascolto: Mendelssohn Sinfonia 2

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 141 - Marzo 2015

Mendelssohn - Sinfonia 2

A dispetto della numerazione sinfonica adottata, la vera cronologia di composizione delle opere sinfoniche di Felix Mendelssohn-Bartholdy prevede in successione la Prima Sinfonia, la Scozzese, poi la Riforma, successivamente l’Italiana e, da ultima, il Lobgesang, certamente la più ambiziosa composizione orchestrale del musicista di Amburgo.

La Seconda Sinfonia fu composta per commemorare, nel 1840, il 400° anniversario dell’invenzione della stampa da parte di Johannes Gutenberg. Ma tale circostanza contingente nulla spiega del carattere di tale partitura, così come, d’altronde, per molte altre composizioni di Mendelssohn. La sua musica, in effetti, è aliena dal raffigurare situazioni ed emozioni troppo decifrabili: è “semplicemente” musica assoluta.

La prima esecuzione ebbe luogo nella Chiesa di San Tommaso a Lipsia; la seconda avvenne invece in Inghilterra a Birmingham, dove venne eseguita nel locale festival con la traduzione in inglese dei versi scelti e tratti dalla Bibbia ad opera dello stesso compositore. In origine Mendelssohn denominò questa sua composizione “cantata sinfonica”. In effetti, la composizione è composta da una Sinfonia introduttiva in tre movimenti: il Maestoso con moto - Allegro in Si bemolle maggiore, l’Allegretto un poco agitato in sol minore e l’Adagio religioso in re maggiore) alla quale fanno seguito nove “numeri” in cui si alternano e si affiancano il coro (a volte impiegato a sezioni) e i tre solisti, due soprani e un tenore. Tale struttura potrebbe immediatamente richiamare alla memoria quella della celebre Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven. Ma, a differenza di quest’ultima, dove la parte corale costituisce il culmine di un ampio monologo orchestrale esteso per tre lunghi movimenti, qui la parte orchestrale si “limita” a una durata pari a circa un terzo dell’intera opera, costituendo quasi una sorta di articolato preludio alle parti cantate.

La forma è quella ciclica e ciò potrebbe a ragione farla “classificare” in ambito e stile romantico: la cellula più appariscente impiegata è quella del tema in due misure dei tromboni, ricavata dall’introduzione [00.00.01 - 00.00.06].

Essa viene sfruttata infatti nell’Allegro che segue [basti ascoltare lo sviluppo fugato, enunciato soprattutto dagli archi, con la presenza ieratica dei timpani (00.00.10 - 00.01.42) N.d.R.]

e nella parte centrale dell’Allegretto [00.15.22 - 00.16.40],

ma anche nella prima parte per coro [00.24.29 - 00.24.56]

e da ultimo, alla fine della Sinfonia, abbinata ai versi “Alles, was Odern hat, lobe den Herrn” (Tutto ciò che ha respiro lodi il Signore!) [01.03.03 - 01.03.15].

D’altra parte, la Seconda Sinfonia in si bemolle maggiore op. 52 Lobgesang fa anche riaffiorare imperiosa la disputa sul Mendelssohn classico o romantico. In tal senso è tutt’altro che di aiuto il celebre aforisma di Alfred Einstein: «il Romanticismo odia il Classico». Si consideri, ad esempio, il meraviglioso, classico, impiego del contrappunto, stilisticamente e tecnicamente ineccepibile [01.00.35 - 01.02.05]:

ma non si dimentichino neppure le splendide pagine orchestrali [00.04.45 - 00.06.30]

[00.12.23 - 00.13.41]

[00.22.33 - 00.24.16]

e gli interventi cantati densi di un lirismo che ha pochi paragoni in tutto il periodo romantico [si pensi all’intervento del soprano, sostenuto dal coro femminile, che intona “Lobe den Herrn, meine Seele” (Loda il Signore, tu, anima mia) (00.29.11 - 00.31.19)

e all’intenso “solo” del tenore “Stricke des Todes hatten uns umfangen” (I lacci della morte ci avevano avvinti) (00.41.31 - 00.43.10) N.d.R.].

Taluni momenti in particolare sono intrisi di una drammaticità assolutamente senza pari: il n. 6 farà recitare al tenore, più volte, la frase: “Huter, ist die Nacht bald hin?” (La notte è passata?) [00.43.27 - 00.43.35]:

appare sin troppo superficiale giustificare tale mirabile episodio con l’aneddoto che racconta come il nostro compositore abbia aggiunto tale toccante pagina dopo una nottata insonne e solamente in una seconda stesura.

Certamente, la citazione luterana apposta sul frontespizio dell’opera: “Sondern ich wollt alle kunste, sonderlich die Musica, gern sehen im dienst des der sie geben und geschaffen hat” (Desidererei veramente però che tutte le arti, e in particolare la musica, lavorassero con dedizione da far dimenticare per chi le ha create e donate) può far pensare a un programma “ideologico” talmente elaborato da far dimenticare al compositore le più immediate esigenze musicali. Forse proprio per tale motivo la sinfonia, dopo un iniziale successo motivato soprattutto dall’impiego del coro, ha conosciuto un prevenuto giudizio e un abbandono pressoché totale sia nella vita concertistica che nell’attività discografica. Il risultato è invece, a nostro avviso, una delle più convinte professioni di fede nella vita, nella religione e nella musica che ci sia stato dato ascoltare.

Thomas Elwell

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