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Sabato, 02 Maggio 2015 19:27

Audiophile Sound 142 - Aprile 2015 - Guida all'ascolto: Vivaldi - Concerti per violino e archi RV 248, RV 306, RV 385, RV 165, RV 355, RV 223

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 142 - Aprile 2015

Vivaldi - Concerti per violino e archi RV 248, RV 306, RV 385, RV 165, RV 355, RV 223

Ancora oggi si resta stupiti dalla prodigiosa prolificità dimostrata da Antonio Vivaldi nel creare i suoi celeberrimi concerti, più di quattrocentocinquanta destinati praticamente a tutti gli strumenti (con un elenco che comprende violino, violoncello, viola d’amore, flauto, oboe, corno, clarinetto, tromba, trombone, mandolino, liuto, tiorba, clavicembalo, organo). Ma non dobbiamo dimenticare che il “Prete rosso”, oltre ad essere un superbo violinista e uno straordinario compositore, fu anche direttore d’orchestra, insegnante e, alla bisogna, perfino impresario teatrale. Queste varie attività (determinate anche dal bisogno frenetico e ossessivo di guadagno) non inficiarono però il suo determinante contributo per la formulazione e lo sviluppo delle leggi del concerto solistico.

Di fronte alla messe concertistica (quella che tanto irritò Stravinskij, il quale si lasciò andare alla celebre affermazione secondo la quale «On a beaucoup trop loué Vivaldi. Il est assommant et pouvait recomposer six cents fois le même concert» [« Si è sempre lodato fin troppo Vivaldi, ma è noioso visto che poteva riscrivere lo stesso concerto per seicento volte”]), spesso si perde di vista proprio l’opera di sviluppo della tecnica strumentale apportata dal compositore e violinista veneziano, il quale riuscì a trasformare il tipico concerto grosso barocco in un concerto solistico. Ormai, buona parte della moderna musicologia concorda sul fatto che il “Prete rosso” debba avere un posto d’eccellenza tra coloro che portarono alla nascita della sinfonia, per come la si intende comunemente oggi, tenuto conto che i suoi concerti a molti strumenti possono essere definiti una forma embrionale di questo genere musicale.

Da qui si spiega per quale motivo Vivaldi fu ammirato e rispettato da compositori e musicisti tedeschi, francesi, inglesi e olandesi, al punto che il sommo Johann Sebastian Bach lo considerò un maestro da venerare e imitare (basterà ricordare, a tale proposito, che il Kantor trascrisse i tredici concerti vivaldiani per violino in altrettanti concerti per organo, per clavicembalo e per quattro clavicembali).

Anche Johann Joachim Quantz, il grande compositore barocco, flautista e maestro di musica di Federico il Grande, ebbe parole di elogio per il “Prete rosso”; oltre ad assistere a un suo concerto a Roma, il musicista tedesco ebbe modo di ascoltare e studiare i concerti per violino vivaldiani nel 1714 a Pirna, in Sassonia, per poi scrivere nella sua autobiografia: «In quanto costituivano allora un tipo del tutto nuovo di composizione musicale, mi fecero una notevole impressione. Feci in modo di collezionarne un buon numero. Da quel momento i magnifici ritornelli di Vivaldi mi servirono da eccellenti modelli».

Ritornelli dai quali trasuda una straordinaria fantasia inventiva e una stupefacente sensibilità timbrica, caratterizzati da una limpidezza del disegno melodico (quello che infastidiva, per l’appunto, Stravinskij) e da una sbalorditiva agilità di fraseggio. Non solo, perché la scrittura musicale vivaldiana vanta un indubbio equilibrio formale sia nei tempi lenti, sia in quelli allegri. A proposito dei suoi famosi Adagi, è indubbio che questi tempi rivelano una sorprendente miscela emotiva che si manifesta in una pur essenziale espressività, che tanto colpì appunto sia Bach, sia Quantz.

C’è poi da ricordare come le sezioni solistiche affidate al violino fossero più sviluppate e incisive, a livello virtuosistico, rispetto a quelle elaborate da Arcangelo Corelli nei suoi concerti, senza contare il nuovo aspetto ritmico, contrassegnato da un impeto e da una varietà di accenti fino ad allora sconosciuti; ma è indubbio che la “rivoluzione” più eclatante apportata dalla scrittura vivaldiana è data dalla plasticità della struttura formale, che non si basa più su un contrappunto imitativo, ma su un fantasioso gioco di corrispondenze e di simmetrie formate, più che da un vero e proprio tema, da una sequenza di gruppi motivici, ingegnosamente ripresi e scomposti a ogni riproposizione del ritornello iniziale. Ecco perché le composizioni di Vivaldi, al loro apparire, suscitarono un grande interesse e una profonda emozione nei contemporanei, che rimasero colpiti da questo linguaggio concertistico così radicalmente nuovo rispetto a quello contrappuntistico-imitativo, tipico dei concerti grossi di Corelli, e alla solennità, alquanto stucchevole, delle suites di stile francese.

 

Concerto in re minore per violino, archi e cembalo RV 248

Questo concerto fa parte della raccolta denominata Quaderno Muscicale di Anna Maria dal violin e che fa parte della collezione di partiture di Vivaldi conservate al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Anna Maria (1696-1782) fu una valentissima violinista che ebbe modo di raggiungere una notevole fama presso l’Ospedale della Pietà, l’ente caritatevole veneziano nel quale Vivaldi operò e insegnò per gran parte della sua carriera musicale. Tra gli anni 1720-1737 Anna Maria fu la violinista principale della Pietà e ricoprì la parte solista nel corso dei concerti e sicuramente si esibì in questo concerto composto appositamente da lei dal “Prete rosso”.

L’Allegro iniziale prende avvio con il tutti orchestrale che imbastisce il tema dal quale prende spunto lo strumento solista, che dapprima lo ripete per poi svilupparlo con una serie di abbellimenti e di variazioni [00.44 - 02.05].

Il movimento prosegue sul serrato colloquio tra violino e accompagnamento degli archi, con un passaggio nel quale lo strumento solista affronta una sorta di cadenza [03.17 - 03.52],

con la breve coda che porta a conclusione il brano.

Segue poi il particolarissimo Largo, presto, adagio, presto, adagio, contrassegnato da un iniziale mesto tema enunciato dal violino, dagli archi e dal basso continuo, che lascia spazio a un tema vorticoso, esultante, solare [01.07 - 01.34],

basato su interessanti variazioni timbriche. È poi la volta di un delicato Adagio imbastito dal violino su un tenue accompagnamento, che lascia poi spazio a un brevissimo Presto (appena quattordici secondi!), che muta repentinamente nell’Adagio precedente.

Conclude il concerto l’Allegro ma non molto, anche qui iniziato dal tutti orchestrale, cui segue l’intervento solistico, decisamente virtuosistico [00.37 - 01.21],

il quale, dopo un brevissimo intermezzo orchestrale, riprende il suo soliloquio di bravura. Prima della conclusione, il violino imbastisce una breve ma densa variazione del tema principale.

 

Concerto in sol maggiore per violino, archi e cembalo RV 306

L’Allegro espone un sontuoso incipit con gli archi gravi, cui rispondono quelli più acuti come se fosse un’eco. Da qui prende avvio il tema esposto dal violino solista [00.34 - 00.55],

che lascia poi lo scettro brevemente all’orchestra prima di riprendere il suo appassionato fraseggio, che culmina in un eloquente assolo [01.39 - 01.57].

Il Larghetto centrale vede uno struggente dialogo tra il violino e il clavicembalo, tipico del linguaggio vivaldiano, con la presenza di un violoncello che ricama un mesto accompagnamento [00.01 - 01.48].

L’Allegro finale ritmicamente presenta un tema solare, spontaneo sul quale si innesta il violino solista riprendendolo e ampliandolo [00.33 - 00.54].

Da qui si succedono rimbalzi dialettici tra lo strumento solista e l’accompagnamento orchestrale costruiti con un perfetto equilibrio armonico e timbrico.

 

Concerto in si minore per violino, archi e cembalo RV 385

Il concerto prende avvio con Un poco largo enunciato fin da subito dallo strumento solista, mentre il cembalo e gli archi lo sostengono mestamente, come se fosse una marcia funebre che si snoda sul Canal Grande. Segue l’Allegro, imperioso, deciso nell’attacco sul quale prende lo slancio il violino per imbastire il suo motivo virtuosistico [00.16 - 01.01],

che riprende il fitto tema dopo un brevissimo eloquio dell’orchestra, sull’accompagnamento del basso continuo.

Il Largo centrale rivede il violino solista emergere dal silenzio seguito dall’incedere del basso continuo e dal violoncello [00.01 - 01.54] immergendo l’ascoltatore in una Venezia nebbiosa e misteriosa.

L’Allegro che conclude il concerto si apre con un inno gioioso degli archi acuti sui quali si appoggia il violino solista [00.35 - 02.05] per alzare al cielo un canto sereno e sgombro di nuvole.

Lo stesso strumento solista poi si abbandona a un frenetico assolo [02.16 - 02.44] che porta fino alla coda conclusiva.

 

 

Concerto in si bemolle maggiore per violino, archi e cembalo RV 165

Il concerto si apre con un delicato Allegro basato su argute cesure, dopodiché subentra il violino [00.21 - 01.22] che disegna il suo motivo pacato e frizzante allo stesso tempo, che porta fino alla fine del brano.

L’Andante ha l’andamento di un delicato menuetto sul quale il violino arabesca in modo spiritoso e leggero, mentre l’ultimo movimento, il Presto, com’è tipico in Vivaldi presenta un tema imbastito dal tutti al quale si adegua anche lo strumento solista.

 

Concerto in la minore per violino, archi e cembalo RV 355

Costruito su cinque movimenti, questo concerto si apre con un Andante ritmato e suadente, che ha un sapore quasi introduttivo, come se fosse l’Ouverture di un’opera lirica, cui segue l’Adagio nel quale il tono dolente si avverte fin dalla prima battuta, con il basso continuo che scandisce il mesto tempo [00.01 - 01.27].

Questo passaggio interlocutorio si stempera nell’Allegro centrale, nel quale lo strumento solista inizia a delineare fin dalla prima battuta il suo tema, sul quale si appoggia di volta di volta l’accompagnamento degli archi [00.01 - 01.45].

L’Adagio che subentra ha anch’esso la funzione di un passaggio interlocutorio, che riporta il concerto a un sapore di pacata drammaticità, mentre l’ultimo tempo, Alla breve, riporta l’atmosfera ad essere illuminata da temi più soavi, anche se non decisamente allegri, con lo strumento solista che si lascia andare a un tema delicatamente virtuosistico, con un consueto crescendo [00.32 - 01.48].

L’orchestra riprende il tema iniziale sul quale il violino elabora lo sviluppo che porta fino alla conclusione.

 

Concerto in re maggiore per violino, archi e cembalo RV 223

Questo concerto si basa sulla tipica impostazione tripartita AllegroLargoAllegro e l’articolato primo tempo si apre su un arioso tema introduttivo dato dall’orchestra. Il violino subentra ed elabora delle variazioni argute al tema stesso, con connotazioni virtuosistiche [00.33 - 02.23] alla fine del quale riprende il sopravvento l’orchestra.

Ritorna poi il violino solista per riprendere e ampliare ulteriormente il motivo precedente, concluso dal tutti finale.

Il Largo, uno dei più belli e particolari di Vivaldi, si basa su un tema del violino, delicatissimo e struggente, sul quale si appoggia un accompagnamento puntato da parte degli archi, senza la presenza del basso continuo, proprio per esaltare l’intimismo di questa pagina. L’Allegro finale è una lieta danza sulla quale il violino imbastisce una gioiosa cadenza, su accompagnamento del basso continuo [00.32 - 00.59].

Segue un pacato dialogo tra solo e tutti che conduce fino al termine del concerto.

Andrea Bedetti

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