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Sabato, 25 Luglio 2015 11:18

Audiophile Sound 144 - giugno-luglio 2015 - Guida all'ascolto: Schumann - Sinfonie n. 3 & 4

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 144 - Giugno-luglio 2015

Schumann - Sinfonie n. 3 & 4

Sinfonia n. 3

La Terza Sinfonia in mi bemolle maggiore op 97 “Renana”, fu composta nell’ottobre 1850 ed eseguita il 6 febbraio 1851 a Dusseldorf, sotto la direzione dell’autore. È l’unica sinfonia di Schumann che rompa la classica struttura in quattro tempi, articolandosi in cinque parti. La grande crisi e l’angoscia (forse il desiderio inconsapevole) dinanzi a minacce di mutamento e d’instabilità spinsero Schumann ad abbandonare alcune abitudini esteriori. Fra queste, l’uso di indicare in partitura l’intestazione dei tempi in italiano, lingua internazionale dei musicisti di tradizione. Nelle due ultime sinfonie, le indicazioni sono in lingua tedesca. Ma più importanti sono le indicazioni di concezione e di struttura.

Nel primo tempo, Lebhaft (“Vivace”), tutto a luce bianca e incandescente, la solarità dell’avvio è accesa non da gruppi di strumenti ma dai tutti dell’orchestra [00.01 - 01.14].

Il secondo tempo, Scherzo (Sehr maßig, “Molto moderato”), è in realtà molto più lento di un normale Scherzo sinfonico, e ciò dà a queste pagine una fisionomia bizzarra (qualcuno ha scritto che lo Scherzo della “Renana” è lunare a fronte del solare primo tempo) [01.25 - 01.53].

A ciò contribuisce il fatto che in principio l’esposizione della curiosa melodia è affidata ai fagotti e ai clarinetti [02.23 - 03.01].

Il terzo tempo, Nicht schnell (“Non veloce”, o meglio “Moderato”), sembra alludere a qualcosa di diverso dalla forma sinfonica: piuttosto, a una scrittura pianistica trascritta per orchestra, con il disegno ostinato delle viole allusivo alla mano sinistra [01.09 - 01.35]

e la linea dei legni analoga alla scrittura per la mano destra [01.39 - 02.40].

Intensissimo è il quarto tempo, Feierlich (“Maestoso”, o “Solenne”), la vera parte “in più” rispetto ai quattro tempi tradizionali: poche pagine di severa meditazione dominate dai timbri gravi degli ottoni [00.01 - 00.56].

Il quinto tempo, Lebhaft (“Vivace”), si ricongiunge, sia per l’identica indicazione di velocità, sia per l’identica tonalità di mi bemolle maggiore, sia per forti affinità strumentali e timbriche, al primo tempo. È ancora un momento solare della poetica schumanniana con belle melodie arricchite da ritardi armonici e appoggiature, con effetto ora carezzevole [00.30 - 00.49]

ora travolgente [04.46 - 05.39].

 

Sinfonia n. 4

La seconda e definitiva versione della Quarta Sinfonia in re minore op. 120 fu diretta dallo stesso Schumann a Dusseldorf il 3 marzo 1851. La lunghezza di gestazione e revisione, l’angoscia sottintesa nelle vicende che accompagnano il lavoro durante il decennio 1841-1851, le incertezze di Schumann nella propria poetica e nella propria visione del mondo, tutto questo influì in modo sensibile sul carattere della sinfonia. L’opera è l’esito di un’insistente ricerca di assoluta unità formale.

Due brevi temi germinali suscitano l’intero serrato discorso musicale. Il primo di essi appare all’inizio dell’introduzione, Ziemlich langsam (“Abbastanza lento”), esposto da fagotti, secondi violini e viole [00.01 - 00.35].

Il secondo tema-cellula appare alla fine dell’introduzione [02.19 - 02.38]

e conduce al movimento veloce del primo tempo, Lebhaft (“Vivace”). Il secondo tempo, ancora Ziemlich langsam, porta il sottotitolo di “Romanze”. Gli oboi entrano con una melodia nuda, desolata e aperta a immense visioni di solitudine [00.01 - 00.52];

una parte centrale, in re maggiore, rasserena e addolcisce l’atmosfera in eleganti variazioni del precedente materiale tematico [02.21 - 02.58].

La conclusione del secondo tempo, in modo simmetrico, è affidata di nuovo alla melodia degli oboi [04.19 - 05.01].

 

Lo Scherzo, Lebhaft, è una delle pagine più aspre e brulle composte da Schumann, che rivela qui una personalità artistica ben diversa da quell’intimismo da alcuni attribuitogli come connotato permanente [00.01 - 01-05].

Si pensa piuttosto, ascoltando questo Scherzo, al Mozart tragico della Sinfonia in sol minore K. 550 o allo Scherzo della Quinta Sinfonia di Beethoven. Per collegare il terzo al quarto e ultimo tempo, Schumann usa il secondo dei due temi germinali; esso costituisce un’introduzione carica di attese meditative [00.11 - 01.24],

cui segue il vigoroso Finale, nel quale l’autore dà prova della sua maestria contrappuntistica [06.49 - 07.13],

rafforzata dagli studi solitari degli ultimi anni.

Proprio la Quarta, fra le altre sinfonie di Schumann, dichiara con evidenza il peso del lascito schumanniano in campo sinfonico. È un’eredità destinata a protendersi soprattutto in due direzioni molto divergenti: la concentrazione di Brahms, capace di filtrare ogni scoria in un discorso sinfonico di perfetta fusione, e la tensione di Mahler nel tenere insieme un coacervo musicale sospinto da forze centrifughe.

Nella loro fisionomia specifica, le sinfonie di Schumann sono un indimenticabile esempio dell’angoscia che prova l’artista quando s’interroga, senza risposte confortanti, sul declino possibile della propria arte, e oltre, sul destino possibile nel mondo.

Quirino Principe

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