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Venerdì, 13 Novembre 2015 12:45

Audiophile Sound 147 - novembre 2015 - Guida all'ascolto: The Vinyl Collection - Estratti dalle Serie I & II

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 147 - Novembre 2015

The Vinyl Collection - Estratti dalle Serie I & II

 

 

 

 

 

 

 

Il CD accluso rappresenta un concentrato di qualità artistica e tecnica a dir poco straordinario, visto che gli otto brani provengono dal catalogo Columbia-EMI e dal quale il direttore Pierre Bolduc ha estratto autentiche gemme che sono poi confluite nell’iniziativa editoriale-discografica che è “The Vinyl Collection”, che raccoglie su vinili di qualità audiofila alcune delle leggendarie registrazioni dell’Età dell’Oro del disco, con interpreti che hanno fatto la storia della musica classica del ventesimo secolo. A cominciare da Otto Klemperer, capace di sprigionare un suono che era un concentrato di autorevolezza timbrica e, al suo opposto, il nostro Carlo Maria Giulini, le cui esecuzioni furono sempre animate da un profondo senso spirituale, passando poi all’“accoppiata” Jacqueline Du Pré & Daniel Barenboim, lei inimitabile violoncellista segnata da un destino crudele, lui, suo consorte, pianista di levatura titanica e poi eccelso direttore, senza dimenticare quella “macchina sonora” che fu il sommo George Szell, capace di trasformare, tra gli anni Sessanta e Settanta, una buona compagine come la Cleveland Orchestra in una delle cinque migliori orchestre al mondo dell’epoca.

1) Ludwig van Beethoven - Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 “Eroica”

Philharmonia Orchestra - Otto Klemperer (I movimento)

Il grande e irascibile Otto Klemperer fu un beethoveniano di razza. Con la Philharmonia Orchestra, Otto Klemperer registrò questa “Eroica” per la Columbia il 9 ottobre e tra l’11 e il 13 novembre del 1959 nello Studio No. 1, in Abbey Road a Londra. Sia ben chiaro, con Klemperer non aspettatevi i voli pindarici di Furtwängler, la ricerca del dettaglio e la fedeltà alla partitura di Toscanini o il suono avvolgente e seduttivo di Karajan. No, con il direttore di Breslavia dovrete confrontarvi con un Beethoven più asciutto, quasi essenziale, nel quale la retorica, l’abbellimento e le facili seduzioni sono del tutto banditi. Ma ascoltate come la sezione degli archi riesca a cesellare, attraverso quest’asciuttezza voluta da Klemperer, tutti i più reconditi dettagli che brillano come gemme grazie a un timbro terso, rotondo, sfavillante [00.05 - 00.40],

mentre i fiati [01.00 - 01.15]

e gli ottoni [10.17 - 10.43]

subentrano sempre con una delicatezza e una naturalezza come i tasselli di un puzzle fatto su misura.

 

2) Felix Mendelssohn Bartholdy - Sinfonia n. 4 in la maggiore, op. 90 “Italiana”

Philharmonia Orchestra - Otto Klemperer (I movimento)

 

Qualcuno, ascoltando questa celeberrima sinfonia di Mendelssohn, registrata da Klemperer e dalla Philharmonia Orchestra il 15 febbraio 1960, sempre negli studi di Abbey Road, potrebbe sostenere a ragione che quel giorno sul podio c’era un altro direttore al posto del burbero interprete tedesco. Sì, perché nella storia del disco ben pochi direttori sono riusciti a rendere in modo così meraviglioso e realistico la luce, i colori, i profumi della campagna romana in questa partitura come fu in grado di fare Klemperer quel freddo giorno londinese. Basta ascoltare i primi venti secondi per capire come il direttore riuscì a far esprimere agli archi della compagine inglese una gioia di vivere con una solarità, una felicità che non scadono mai nello sguaiato, nell’esagerazione [00.01 - 00.23];

tutto è sotto controllo, pulito, nitido, ma anche leggero, con i violini e i legni che volano tra le poche nuvole immacolate che popolano il cielo terso e azzurro che si staglia sui prati e le colline verdi della campagna [01.33 - 02.00].

 

3) Robert Schumann - Sinfonia n. 4 in re minore per orchestra, op. 120

Philharmonia Orchestra - Otto Klemperer (II movimento)

 

Klemperer, esploratore delle profondità abissali dell’animo umano, si esalta in questo breve ma densissimo movimento dell’ultima sinfonia di Schumann (anche se in ordine di tempo fu la seconda a essere composta) registrata (e presente nello stesso LP Columbia con la quarta sinfonia di Mendelssohn) il 4 maggio 1960 negli studi di Abbey Road. Qui, l’amarezza, lo sconforto, la desolazione vengono in superficie con questa Romanza che si apre con un accordo iniziale dei fiati che lascia spazio al dolente incedere di oboe e violoncelli [00.02 - 01.20],

anche se la cupa aura dell’incipit si dissolve in un disteso episodio espresso dal violino solista [01.37 - 02.07].

Ma, come una sentenza inappellabile, il tema iniziale torna a concludere il movimento, ribadendo, attraverso il suono oscuro, ma tenero, dei componenti della compagine inglese, l’impossibilità di sfuggire a questa mestizia che attanaglia il cuore.

 

4) Gustav Mahler - Sinfonia n. 4 in sol maggiore

Philharmonia Orchestra - Otto Klemperer (II movimento)

 

Klemperer fu anche un grandissimo interprete mahleriano, nella musica del quale trovarono sfogo la sua vena malinconica, chiusa, beffarda e crudelmente ironica. Per averne una conferma si ascolti questo secondo movimento della Quarta sinfonia, il Im gemächlicher Bewegung, (Con movimento tranquillo, Senza fretta), registrata alla Kingsway Hall di Londra nell’aprile del 1961, sempre con i fedeli componenti della Philharmonia Orchestra e con la divina Elisabeth Schwarzkopf, che canta nell’ultimo tempo il Lied Das himmlische Leben (“La vita celestiale”). Ebbene, in questo secondo movimento l’arte di Klemperer si manifesta in modo mirabile, dando luogo a un suono nel quale confluiscono di volta in volta l’aspetto sardonico [00.05 - 00.29],

l’innocenza [00.50 - 01.02],

l’implacabile ironia (difficilissima da rendere!) tipica del linguaggio musicale di Mahler [01.14 - 01.31]

e la malinconica tristezza che nasce nell’uomo quando viene pervaso dai propri ricordi [01.55 - 02.48].

 

 

 5) Antonín Dvořák - Danza slava n. 3 in la bemolle maggiore op. 46 (Poco allegro)

Cleveland Orchestra - George Szell

Come tutti i direttori ungheresi, George Szell aveva uno straordinario senso del ritmo musicale. Ne fa fede questa lettura della terza Danza slava di Dvořák che con la decima, tratte dall’Op. 46, furono incluse in un LP pubblicato dalla EMI nel 1973, ossia tre anni dopo la morte del grande interprete di origine magiara, che comprendeva anche l’ottava sinfonia del compositore ceco. Dominio della forma, indiscutibile capacità di modificare repentinamente la velocità e il ritmo [00.01 - 00.56],

suono fascinoso, dotato di quella tipica sfumatura melanconica che contraddistigue l’animo slavo [01.10 - 02.10],

ecco che cosa riesce a immettere in questo brano la sapiente bacchetta di Szell.

 

6) Franz Joseph Haydn - Concerto in do maggiore per violoncello e orchestra, Hob: VIIb:1

English Chamber Orchestra - Jacqueline Du Pré - Daniel Barenboim (III movimento)

Estrosa, eterodossa, musicalmente sublime, la violoncellista inglese Jacqueline Du Pré attraversò come una cometa fiammeggiante il firmamento dell’arte interpretativa del secondo Novecento, prima che un male inarrestabile e crudele ponesse fine prima alla sua carriera artistica e poi alla sua vita. Prima che ciò accadesse l’artista ebbe modo di registrare alcuni dischi con l’allora marito Daniel Barenboim. Nel 1967, per la EMI uscì un LP con il concerto in do maggiore di Haydn (con quello in si bemolle maggiore di Boccherini). Il terzo movimento del concerto haydniano ci permette di avere un’idea della funambolica arte esecutiva della Du Pré, a cominciare dall’attacco, dopo l’introduzione orchestrale, [01.01 - 01.41]

che nasce dal nulla per irradiarsi limpido e apollineo nella fine tessitura dell’accompagnamento (a quel tempo la violoncellista suonava il meraviglioso Stradivari Davidov del 1712), per poi dare vita a una stupefacente tavolozza di colori e sfumature che è impossibile da ascoltare in altre registrazioni di questo concerto, a cominciare dalle luci e dalle ombre che riesce a esprimere attraverso il suo inconfondibile timbro [02.12 - 02.33].

 

7) Gioachino Rossini - Ouverture La gazza ladra

Philharmonia Orchestra - Carlo Maria Giulini

8) Gioachino Rossini - Ouverture Guglielmo Tell

Philharmonia Orchestra - Carlo Maria Giulini

Ciò che incanta in un direttore come Carlo Maria Giulini è la dimensione pura, adamantina del suono musicale che aveva la capacità di esprimere. Come in questo disco registrato tra il 1961 e il 1965 per la Columbia dedicato alle Ouvertures operistiche più celebri di Rossini. Oltre ad essere stato un grande sinfonista, Giulini fu un sublima operista e in queste due Ouvertures, tratte dalle opere La gazza ladra e il Gugliemo Tell, il direttore barlettano riesce a fare ciò che molti altri suoi colleghi non sono in grado di fare, ossia esaltare la cantabilità di questa musica, fondendo in essa la dimensione teatrale, come se gli strumenti orchestrali fossero in grado di sostituirsi alle voci dei cantanti. Ascoltate come nell’Ouverture de La gazza ladra Giulini riesca a condensare in dieci minuti di musica le pulsioni emotive [00.57 - 01.32],

gli equivoci, lo spirito giocoso [00.11 - 00.34]

e gli intrecci amorosi [02.27 - 02.48]

di tutta l’opera. Straordinario.

Andrea Bedetti

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