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Martedì, 05 Aprile 2016 14:36

Audiophile Sound 150 - marzo 2016 - Guida all'ascolto: "Dance with me" - Il Sound di Reference Recordings

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 150 - marzo 2016

"Dance with me" - Il Sound di Reference Recordings

 

 

 

 

 

 

 

“Invito alla danza” potrebbe essere il titolo alternativo a questo disco, di cui tutte le tracce sono tratte da fantastiche registrazioni della Reference Recording, l’etichetta discografica americana che rappresenta un preciso punto di riferimento per ogni audiofilo che si rispetti. Questo perché ogni brano vuole essere uno stimolo, una riflessione di come l’arte musicale riesce a esprimere il concetto fondamentale del ritmo attraverso il genere della danza. Non dimentichiamo che il ritmo esprime il tempo musicale e che la musica è fondamentalmente espressione del tempo e di come esso viene scandito dal ritmo, veloce o lento che sia.

Ed è proprio quello che vuole dimostrare questo CD il quale, oltre a rappresentare una gioia per le orecchie per via della straordinaria qualità della presa del suono, permette all’ascoltatore di comprendere come il ritmo, di cui il genere della danza musicale incarna l’espressione ideale, sia così importante per generare emozioni, fantasie, sogni ad occhi aperti in chi si lascia coinvolgere dal mondo dei suoni. Da qui la scelta di questi nove brani, alcuni celeberrimi, altri meno, ma tutti in grado di esaltare al meglio il concetto del ritmo veloce e sfrenato e di quello lento e sognante che la musica, attraverso la danza, riesce a creare.

 

01)Franz Liszt - Mephisto Walz N. 1 (versione orchestrale)

Liszt fu sempre attratto e affascinato dalla figura di Faust, ossia dal sapiente che, pur di ottenere la conoscenza totale della scienza, è disposto addirittura a vendere la propria anima al diavolo. Questo poiché in fondo il compositore e pianista magiaro vide in se stesso un altro Faust, bramoso di conquistare la conoscenza e la padronanza assolute della musica. Ma oltre alla figura del Faust, Liszt fu sedotto anche da quella di Mefistofele, il maligno che riesce ad avere l’anima dello scienziato senza scrupoli, al quale dedicò ben quattro Mephisto-Walzer per pianoforte, i primi due dei quali ebbero anche una versione per orchestra. Il primo di questi quattro valzer, dedicato a Karl Tausig, lo straordinario pianista che fu l’allievo preferito di Liszt, è il più noto e fu composto tra il 1859 e il 1861. Per elaborare questa pagina Liszt prese spunto dal Faust del poeta austriaco Nikolaus Lenau, descrivendo l’episodio della danza al villaggio, come recita il sottotitolo (Der Tanz in der Doifschenke). Il testo letterario racconta che Faust e Mefistofele, passando presso un villaggio dove c’è una festa in corso, sono attratti dalla musica; il diavolo invita Faust a danzare e strappando il violino dalle mani del musicista, inizia a suonare un diabolico valzer, sulle note del quale Faust si allontana nel bosco danzando senza respiro. La versione orchestrale di questa pagina aumenta a dismisura la dimensione infernale del ritmo impresso dal violino di Mefistofele, con la sezione degli archi [01.00 - 01.18]

e quella dei fiati [01.57 - 02.10]

che rendono sempre più frenetico il vortice ritmico al quale l’ascoltatore non sa resistere, proprio come Faust, anche se non mancano nella parte centrale del brano momenti di melanconica contemplazione [03.02 - 04.01].

 

02)Claude Debussy - Prélude à l’après-midi d’un faune

Il poema sinfonico Prélude à l’après-midi d’un faune fu ispirato a Debussy da una poesia di Stephane Mallarmé e composto tra il 1892 e il 1894. Il brano, al suo debutto, avvenuto nello stesso 1894, ottenne un grandissimo successo, anche se non mancarono delle critiche da parte di alcuni docenti del Conservatorio, tanto è vero che uno di questi professori proferì la celebre frase «C’est une sauce sans lièvre» (è una salsa senza lepre), in quanto nel preludio non ci sarebbero un tema e uno sviluppo tematico, ma soltanto un’indefinibile e continua modulazione della frase melodica data dal flauto [00.02 - 00.37],

ripresa e ampliata magicamente dall’orchestra [01.46 - 02.29],

che crea un suono che fluttua nell’aria [01.03 - 01.29],

dando vita a un ritmo trasognato, impalpabile.

 

03)Hector Berlioz - Ballet des sylphes (da La damnation de Faust)

Anche Berlioz rimase affascinato dalla figura faustiana, alla quale volle dedicare una leggenda drammatica in quattro parti per soli, coro e orchestra, La damnation de Faust, composta tra il 1845 e l’anno successivo. Tre brani di quest’opera, la Marche Hongroise (Marcia ungherese), il Ballet des sylphes (Danza delle silfidi) e il Menuet des folles (Minuetto dei folletti) vengono occasionalmente eseguiti come un trittico orchestrale. Il Ballet des sylphes si trova nella settima scena della seconda parte dell’opera lirica e si svolge ai margini di un boschetto sulla sponda dell’Elba, con Mefistofele che invita Faust ad adagiarsi tra i fiori. Quest’ultimo si addormenta mentre un coro di gnomi e di silfidi lo conduce in sogno in un luogo popolato da coppie di amanti. Tra questi compare Margherita, di cui, subito catturato dalla sua ingenua bellezza, Faust si innamora. Mefistofele e il coro danzante degli spiriti dell’aria cullano dolcemente il sonno di Faust, finché questi si dileguano e Faust si risveglia invocando a gran voce il nome della fanciulla amata. Il tema della danza, sotto le sembianze ritmiche di un valzer espresso dalla sezione degli archi [00.02 - 00.25],

ha il potere di risultare ipnotico [00.42 - 01.16]

e fa capire meglio all’ascoltatore come Faust resti affascinato dalla casta e ingenua fanciulla.

 

04) Emmanuel Chabrier - Habanera

Nel 1882 Emmanuel Chabrier, con la famiglia, trascorse un lungo periodo di vacanza in Spagna, dove rimase ammaliato dalla natura, dai costumi e dai temi musicali popolari locali. Tornato a Parigi, il ricordo di quella vacanza diede spunto per la composizione di alcune pagine celebri, come il brano Habanera, composto nel 1885 sia per orchestra, sia per pianoforte. La Habanera è una danza d’origine cubana che si è diffusa specialmente in Spagna e che melodicamente assomiglia al tango, basato su ritmi lenti e sensuali, come dimostra la pagina di Chabrier [00.08 - 00.41],

che profuma di limoni e di sole, di una brezza leggera che sfiora la cima degli alberi affacciati sul mare, illuminato dai raggi della luna, mentre un uomo osserva una donna danzare languidamente [01.02 - 01.39].

 

05)Ottorino Respighi - Ballata delle Gnomidi (I tempo - Allegro vivace)

Pochi conoscono questa pagina, anche perché non molto eseguita nelle sale concertistiche e ancor meno registrata negli studi discografici e forse ciò dipende dal fatto che ci sono pochi brani nella storia della musica altrettanto intrisi di sangue e di violenza come in questo poema sinfonico, che Respighi compose tra il 1919 e il 1920. Ispirato all’omonima poesia di Carlo Clausetti, in questo lavoro suddiviso in quattro parti viene evocata una terrificante scena in cui due gnomidi torturano e uccidono brutalmente il marito che avevano condiviso in una prima notte di nozze infernale, al termine della quale la vittima viene gettata da uno strapiombo, dando luogo a una danza infernale [00.40 - 01.05]

che vede protagonista tutto il popolo degli gnomi. Ovviamente, tutta la sfrenata fantasia e la straordinaria capacità di forgiare colori orchestrali di Respighi trova in questo tema la materia adatta per dare vita a una composizione palpitante e fantasmagorica [01.10 - 01.43].

 

06) Erik Satie, Gymnopédie n. 1

Ci sono pochi brani come quello di Satie che riescono a risultare ipnotici fin dal loro primo ascolto. Le tre Gimnopedie furono composte dal musicista francese nel 1888 per pianoforte e il loro nome prende spunto dall’antica e omonima festa spartana, durante la quale si svolgeva la “gimnopedia”, ossia una danza processuale fatta da efebi nudi, seguita da canti ed esercizi ginnici con un chiaro significato spirituale e sacrale. Nelle intenzioni di Satie, la prima delle tre Gymnopédies (la più conosciuta), si trasforma in un malinconico tema rarefatto [00.02 - 00.42],

reso ancora più ammaliante dalla versione per chitarra e flauto [01.05 - 01.50].

 

07)Léo Delibes - Sylvia (Pizzicato)

Quella che segue è una delle pagine più delicate e deliziose di tutta la musica per balletto, tratta da Sylvia, ambientata in uno scenario arcadico, che Delibes scrisse nel 1875. Il brano del Pizzicato, che nella partitura originale ha il titolo di Divertissement: Pizzicati, prende il titolo dal suono pizzicato degli archi [00.14 - 00.44]

ed è di una leggerezza unica e rende bene il senso del ritmo non solo in senso musicale, ma anche per ciò che riguarda i movimenti e i gesti dei ballerini.

 

08)Georges Bizet - Gallop: Le Bal (from Jeux d’Enfants)

Si torna a ritmi più frenetici grazie al Gallop, un ballo particolarmente in voga nei primissimi decenni dell’Ottocento, soprattutto in Francia, e che anticipa la polka [00.13 - 00.40].

Il termine viene proprio dal verbo francese galoper, ossia galoppare, che la dice lunga sul ritmo indiavolato di questa danza, che Bizet utilizza per concludere i dodici pezzi per pianoforte a quattro mani che fanno parte di Jeux d’Enfants, raccolta scritta nel 1871. Lo stesso compositore orchestrò in seguito cinque di questi brani tra cui, appunto, questo trascinante Gallop che a livello orchstrale rende meglio l’idea di un ballo che trasuda felicità da tutti i pori [00.53 - 01.52].

 

09)Pëtr Il’ič Čajkovskij - Capriccio italiano

Čajkovskij iniziò a comporre questo celebre brano orchestrale a Roma nel 1880, dopo aver assistito ai festeggiamenti carnevaleschi, dando vita a una pagina che rappresenta un’esaltazione dei temi musicali popolari italiani, ricca di melodia [04.58 - 06.13],

di passione, di “carezzevole calura”, come scrisse lo stesso musicista russo alla sua mecenate, la ricca vedova Nadezda von Meck. Ecco, allora, che il Capriccio italiano si trasforma in una caleodoscopica parata di ritmi mediterranei, che raggiungono l’apice negli echi di una tarantella [11.44 - 12.32]

che porta alla conclusione la composizione in un irresistibile crescendo, culminante in un Prestissimo pirotecnico [14.37 - 15.51],

un vero e proprio tripudio di colori orchestrali.

Andrea Bedetti

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