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Giovedì, 26 Maggio 2016 14:00

Audiophile Sound 151 - aprile-maggio 2016 - Guida all'ascolto: Tiger Dixie Band - Original Classical Songbook 1

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 151 - aprile-maggio 2016

Tiger Dixie band - Original Classical Songbook 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle note di copertina di questo CD, il violinista Mattia Martorano, che ha collaborato alla registrazione del disco, afferma giustamente che le radici del jazz, ossia quelle focalizzate nell’alveo di New Orleans, presero le mosse anche dall’ascolto e dall’influsso della grande tradizione musicale colta europea, soprattutto quella che rientrava nei generi dell’opera e dell’operetta, conosciuti e apprezzati tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo nella capitale della Louisiana. Ma al di là dell’affascinante connubio tra la consolidata musica classica di stampo europeo e il nascente genere afroamericano, gli influssi, i richiami, gli intrecci che hanno legato questi due mondi apparentemente opposti si sono prolungati anche nel tempo, con artisti come John Coltrane e John Lewis, quest’ultimo fondatore del leggendario Modern Jazz Quartet, che guardarono sempre con ammirazione ai risultati armonici e timbrici raggiunti dalla musica colta europea.

Una tradizione, questa, che continua ancora ai nostri giorni come dimostrano personaggi come il trombettista Wynton Marsalis e, soprattutto, quel genio musicale assoluto che è Keith Jarrett, senza dimenticare le interessanti elaborazioni trascrittive in chiave jazzistica delle composizioni di Johann Sebastian Bach fatte da un altro pianista, il francese Jacques Loussier, da solo o in trio. Quindi, questo Original Classic Songbook in chiave squisitamente “New Orleans” rappresenta un ulteriore tassello di un puzzle destinato a mantenere uniti due mondi che sembrano non comunicare e ignorarsi a vicenda, ma i cui fili sotterranei che li legano sono più forti e tenaci che mai.

 

01) Toreador Georges Bizet (arrangiamento Renzo De Rossi)

Magari ai puristi verrà un colpo, ma la “trasmutazione” quasi scanzonata di questa celeberrima aria tratta dal capolavoro operistico del compositore francese rappresenta indubbiamente un’altra “lettura”, capace di sviscerare, in chiave jazzistica, i suoi vari passaggi nei quali gli strumenti a fiato si passano il testimone [01.40 - 02.47],

ognuno dei quali è desideroso di dire la sua. Con tanto di coda presa a un tempo a dir poco forsennato!

 

02) Habanera Georges Bizet (arrangiamento Paolo Trettel)

L’universo musicale della Carmen di Bizet continua con la versione “riveduta e corretta” di quest’altra famosa aria che nelle intenzioni della Tiger Dixie Band assume quasi un sapore cabarettistico stile Berlino degli anni Venti, con il brano, cantato dalla protagonista dell’opera nella quarta scena del primo atto, che si trasforma quasi in una sarcastica parodia dell’amore [00.28 - 00.48]

e delle sue pene mai perdute.

 

03) Danza delle ore Amilcare Ponchielli (arrangiamento Renzo De Rossi)

Dal capolavoro di Bizet a quello del nostro Ponchielli, con la celebre Danza delle ore, ossia il breve balletto che viene eseguito nel terzo atto della Gioconda, ambientato nella scena che si svolge nella Ca’ d’Oro, la sontuosa abitazione dell’inquisitore Alvise Badoero, dove si svolge una festa. Il lento scandire delle ore nella versione originale subisce una brusca accelerazione che non fa perdere al brano l’aplomb conviviale, ma lo sposta temporalmente dalla Venezia del XVII secolo alla New York degli Roaring Twenties [00.10 - 01.00]

cara a Francis Scott Fitzgerald e agli altri scrittori della Lost Generation.

 

04) Acquarium Camille Saint-Säens (arrangiamento Mattia Martorano)

Anche questo brano, che appartiene a una delle composizioni più famose del musicista francese, Le carnaval des animaux, non sfugge all’inesorabile legge trasformista della Tiger Dixie Band, che nella prima parte lo enuncia come una sorta di trasognato swing attraverso il fascinoso suono del violino [00.11 - 01.20]

per poi tramutarlo in un frenetico pezzo [02.03 - 03.05]

dove i poveri pesciolini dell’acquario si trasformano in saette sonore pompate dai fiati della band!

 

05) Menut in G Johann Sebastian Bach (arrangiamento Luigi Grata)

Chissà che cosa avrebbe detto il sommo Kantor di questa elaborazione del suo Menuetto in sol maggiore che qui diventa un inno alla spensieratezza e alla gaiosità. Attenzione, però, perché anche se reso più “disimpegnato”, questo brano, per merito dell’arrangiamento, non perde nulla dell’elaborata costruzione formale e armonica, solo i che componenti della Tiger Dixie Band lo rendono più luccicante e provocatorio nel suo disarmante ritmo [00.15 - 00.35],

senza che questo fatto si trasformi in mancanza di rispetto nei confronti del più grande genio musicale di tutti i tempi, perbacco!

 

06) Fate’s Theme Ludwig van Beethoven (arrangiamento Mattia Martorano)

Anche qui ci andiamo pesanti, visto che la jazz band ha deciso di scomodare perfino il burbero Beethoven che, ne siamo certi, avrebbe inveito e minacciato di usare il suo bastone da passeggio se avesse ascoltato come il suo “tema del destino” con il quale si apre la sua immortale quinta sinfonia, qui perde tutta la sua tragicità per assumere quasi un contorno melanconico [00.21 - 01.00].

 

07) Inno alla gioia Ludwig van Beethoven (arrangiamento Giorgio Beberi)

Beethoven non ce ne voglia, ma l’arrangiamento jazz che la compagine musicale ha scelto di questa pagina, che rappresenta oggigiorno l’inno della Comunità Europea e che conclude trionfalmente la sinfonia “Corale”, diventa quasi uno spot per una bevanda analcolica, frizzante e facilmente digeribile, ossia un brano che si ascolta con piacere [00.11 - 00.37]

senza essere intimoriti dalla massa orchestrale e da quella corale che la suonano e la cantano nella versione originale. Con tanto di richiamo, scanzonato, al Te Deum di Charpentier nel finale… [03.21 - 03.26]

Prosit!

 

08) Overture from Gazza Ladra Gioachino Rossini (arrangiamento Fiorenzo Zeni)

Al contrario, il grande pesarese non sarebbe rimasto scandalizzato davanti al cambiamento repentino di questa che resta una delle sue ouvertures più celebri, anche se, per via del ritmo e dell’incedere ritmico dei componenti della Tiger Dixie Band [00.25 - 00.47],

tutti i personaggi dell’opera comica rossiniana avrebbero dovuto adattare le loro azioni in un contesto decisamente più moderno e frenetico.

 

09) Lippen Schweigen Franz Lehàr (arrangiamento Luigi Grata)

Qui torna sovrano lo swing con il clarinetto [00.16 - 01.15]

che elabora melodicamente il celebre valzer Lippen Schweigen di Franz Lehàr, enunciato dall’orchestra nel secondo atto dell’operetta Die lustige Witwe (La vedova allegra) e poi cantato in duetto, e che in italiano prende il titolo di Tace il labbro, nel corso del terzo atto. Anche il dixieland, a volte, sa essere dolce e suadente e questo è un tipico caso.

 

10) Guglielmo Tell Overture Giochino Rossini (arrangiamento Luigi Grata)

Beh, era giocoforza che il celebre tema di questa ouverture venisse plasmato a dovere dai timbri dei fiati e degli ottoni della Tiger Dixie Band, anche se in questo arrangiamento la preoccupazione di Luigi Grata è stata anche quella di esaltare le parti solistiche, espresse dal clarinetto e dal pianoforte [01.18 - 02.33].

 

11) Wilder Reiter Robert Schumann (arrangiamento Luigi Grata)

Il Cavaliere selvaggio (Wilder Reiter) è uno dei brani più famosi della raccolta pianistica Album für die Jugend di Robert Schumann. Qui, il pezzo perde tutto il suo ardore per tramutarsi in un brano nel quale il clarinetto, la tromba, il pianoforte e la chitarra [00.48 - 02.52]

dipanano arabeschi suadenti e passaggi virtuosistici sorretti dall’apporto dei fiati.

 

12) Primavera Antonio Vivaldi (arrangiamento Fiorenzo Zeni)

Naturalmente, nella versione arrangiata dalla jazz band di questo brano tratto dalle Quattro Stagioni non poteva mancare il violino [00.04 - 00.21],

elemento unificante tra l’opera originale e questa, anche se poi la dura legge del dixieland prende il sopravvento per sviluppare temi e variazioni che talvolta richiamano il concerto del “prete rosso” [00.50 - 01.33].

 

13) O mio babbino caro Giacomo Puccini (arrangiamento Mattia Martorano)

Una delle pagine più commoventi e suadenti dell’intera produzione pucciniana, tratta dall’opera Gianni Schicchi, cantata da Lauretta al padre, appunto Gianni Schicchi, si tramuta, con il violino di Mattia Martorano, in una romantica e sensuale ballata [00.07 - 00.48].

 

14) Golliwogg’s Cake-Walk Claude Debussy (arrangiamento Emiliano Tamanini)

In un certo senso qui la jazz band gioca in casa visto che questo brano, tratto dalla suite Children’s Corner del compositore francese, è estremamente ritmato e trae origine dalla danza afroamericana Cake-Walk e la tessitura scelta per l’arrangiamento la rende ancor più irresistibile [00.13 - 00.59],

nel puro spirito della dixieland.

 

15) Serenata Francesco Paolo Tosti (arrangiamento Emiliano Tamanini)

Nulla sembra impossibile per la Tiger Dixie Band, visto che riesce a tramutare una delle più celebri arie da salotto di Tosti, Serenata (tra l’altro uno dei brani preferiti da Luciano Pavarotti), in un pezzo nel quale se all’inizio le atmosfere trasognate e sfumate del brano originale sono preservate [00.08 - 00.41]

si trasforma poi, con un’accelerazione ritmica [01.04 - 01.47],

in una pagina più consona alle tematiche musicali tanto amate dalla jazz band.

 

16) Bourrée – Cantata 147 Johann Sebastian Bach (arrangiamento Andrea Boschetti)

L’inizio è da brivido, quasi un rigurgito di free jazz [00.01 - 00.35]

sul quale poi si adagia il celebre tema della Bourrée [01.03 - 01.40]

(e come dimenticare la versione che ne fecero ai tempi i Jethro Tull di Ian Anderson?) bachiana. Sarà per il fatto che i componenti della jazz band si trovano di fronte a un nume tutelare come il Kantor, ma sta di fatto che questo è sicuramente il brano più “impegnato” e “sperimentale” del disco!

 

17) Toreador (reprise)Georges Bizet (arrangiamento Renzo De Rossi)

E il disco si conclude com’era iniziato con una breve riesposizione della pagina di Bizet [00.01 - 00.22],

come se fosse l’Aria che apre e conclude le Variazioni Goldberg di Bach. Un finale che suona (è il caso di dirlo) come se fosse un ennesimo tributo che la musica jazz dona alla “sorella maggiore”, alla quale guardare sempre con rispetto e attenzione.

Andrea Bedetti

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