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Domenica, 12 Marzo 2017 16:06

Audiophile Sound 158 - febbraio 2017 - Guida all'ascolto: Locatelli Concerti Grossi Op. 1 (2° parte)

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guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 158 - febbraio 2017

Pietro Antonio Locatelli - Concerti Grossi Op. 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come sappiamo, Antonio Locatelli fu soprannominato nel corso dell’Ottocento il “Paganini del XVIII secolo”, questo in virtù del fatto che fu autore, tra l’altro, della celeberrima raccolta de L’Arte del Violino che contiene ventiquattro Capricci per violino solo. Capricci che, a differenza di quelli che poi compose Niccolò Paganini, furono destinati ad essere usati come cadenze nei suoi concerti e non possono essere di certo paragonati a quelli del grande violinista genovese. È indubbio che L’Arte del Violino vanta dei brani che fanno parte della musica più difficile scritta per violino nel XVIII secolo, altamente pirotecnici e virtuosistici, al cui confronto i concerti dell’Op. 1 possono sembrare dei semplici esercizi stilistici. Anche se è vero che quest’opera contiene alcuni passaggi virtuosistici per il primo violino, non bisogna dimenticare che si tratta di una raccolta di concerti grossi, ossia di composizioni in cui gli strumenti dialogano coralmente, quindi con una maggiore distribuzione ed equilibrio delle parti, e in ciò, come si è già detto nel numero precedente, presentando la prima parte dei Concerti dell’Op. 1, Locatelli non fa altro che conformarsi agli stili e alle forme del genere dei Concerti Grossi stabilito da Arcangelo Corelli e da altri compositori romani, come il Valentini. Locatelli, inoltre, seguì un altro esempio di Corelli, quello di suddividere i dodici concerti in otto da chiesa e quattro da camera e di mantenere quasi sempre la medesima struttura arcaica della musica strumentale del XVII secolo, con tutti i concerti, tranne uno (il settimo in fa minore), che vantano come minimo quattro movimenti. Infatti, il concerto n. 7 in fa maggiore è l’unico che presenta tre movimenti, seguendo quanto stabilito dai compositori veneti, oltre a proporre uno stile più moderno, con un impetuoso Allegro d’apertura per violino solo e archi.

Questo, però, non significa che Locatelli, con i Concerti Grossi dell’Op. 1, abbia voluto semplicemente “scimmiottare” quelli altrettanto celebri dell’Op. 6 di Arcangelo Corelli; semmai può risultare simile negli accorgimenti tecnici a un gruppo di concerti che il compositore Francesco Geminiani pubblicò intorno al 1730 a Londra. Geminiani che, guarda caso, studiò come violinista proprio a Roma per poi stabilirsi e lavorare nell’Europa settentrionale, soprattutto in Inghilterra, dove divenne uno dei musicisti più acclamati dal pubblico locale. Locatelli imita dunque lo stile di Geminiani, facendo collimare le strutture formali tradizionali con un linguaggio musicale moderno, al punto da mantenere questo modello di concerto grosso in tutte le opere concertistiche successive. Ecco perché questo compromesso fra antico e moderno, tra la musica romana di Corelli e quella veneziana di Vivaldi affascinò il pub­blico inglese, con il risultato che i concerti dell’Op. 1, dopo essere stati pubblicati in un’edizione rivista e corretta nel 1729, furono poi ripubblicati dall’editore Walsh a Londra sette anni più tardi.

Eppure, l’impatto che quest’opera ebbe sui musicisti e sui critici inglesi non fu altrettanto positivo, almeno nel Settecento, visto che uno storico e divulgatore della musica come Charles Burney fu alquanto severo nel criticare i concerti di Locatelli, osservando freddamente che la sua musica «genera più sorpresa che piacere», mentre l’illustre musicista Charles Avison, considerato il maggior creatore di concerti grossi in Inghilterra, considerò Locatelli alla stregua di quei compositori “progressisti” le cui opere mancavano «di vari accordi e di vera invenzione», facendoci intuire che il detto “nessuno è profeta in patria” a volte può risultare veritiero anche quando si è al di fuori dei propri confini.

01) Concerto grosso n. 7 in Fa maggiore

Questo concerto, che come si è detto, è l’unico a presentare tre soli movimenti, inizia con un pirotecnico Allegro, con una brillante introduzione in crescendo [00.03 - 00.45],

che viene poi ripetuta e sviluppata da una tessitura data dal violino solista, che conduce fino alla fine del movimento [01.18 - 02.07].

Segue poi un Largo imbastito da un dialogo delicato tra il solista e l’accompagnamento [00.01 - 00.45],

dove nella seconda parte avviene il consueto sviluppo del tema [01.31 - 01.59],

con il violino solista che si abbandona, alla fine, a un mesto commiato [02.08 - 02.31].

Il tempo veloce finale, un Allegro, rappresenta un perfetto esempio della capacità inventiva ed espressiva di Locatelli, con un incipit contraddistinto da un delicato colloquio tra il solista e l’orchestra [00.01 - 00.27]

che poi si espande per dispiegarsi in tutta la sua energia espressiva [00.30 - 00.44].

Fa seguito un lungo passaggio dove si possono notare delle curiose dissonanze [00.54 - 01.15].

Il movimento si conclude con una ripresa, più elaborata, da parte del solista con l’accompagnamento orchestrale [02.01 - 02.52].

 

02) Concerto grosso n. 8 in Fa minore  14:51

Con questo concerto Locatelli torna a presentare ben sette movimenti e inizia con un breve Largo [00.02 - 00.36]

con un tema puntato da parte dell’orchestra, che lascia poi spazio a un mesto Grave [00.01 - 00.38]

nel quale il violino solista imbastisce un tema portato avanti con l’accompagnamento. Segue un Vivace fugato, con lo strumento solista che dà inizio a un tema ripreso e ampliato dagli archi [00.01 - 01.06],

che viene poi alternato con un Grave, che vede protagonista il dolente lamento del violino solista che sembra quasi piangere [00.01 - 01.07],

che prosegue con un Largo. Andante, che alleggerisce il peso della tristezza con una tessitura graziosa e più lieta [00.01 - 00.57]

attraverso il quale lo strumento solista dialoga con gli altri archi, imbastendo un tema di danza, dialogo che si fa più marcato allorquando subentra l’Andante. Segue un altro Andante, assai elaborato nella sua espressività, in cui il dialogo tra solista e accompagnamento si fa più intenso e serrato [00.01 - 00.55].

Conclude il concerto un Pastorale, che richiama atmosfere bucoliche e campestri, in cui lo strumento solista dipana un lungo tema [00.02 - 01.06],

che progressivamente si sviluppa coinvolgendo l’accompagnamento degli archi [02.05 - 02.28],

il quale porta alla conclusione del concerto.

 

03) Concerto grosso n. 9 in Re maggiore

Un Allegro gioioso dà inizio al concerto, con un dialogo serrato tra il solista e gli archi [00.01 - 00.56],

dialogo che si amplia nel corso del movimento fino alla conclusione del medesimo. È poi la volta di un breve Largo, contraddistinto da una tenue e malinconica melodia imbastita dallo strumento solista, accompagnato da un delicato pizzicato da parte degli archi [00.01 - 00.38].

Segue un’Allemanda. Allegro, che con il suo incedere danzante permette al violino solista di tratteggiare una delicata e soave melodia ritmata [00.01 - 01.01],

con il dialogo tra lo stesso violino e l’accompagnamento che si infittisce nella seconda parte del brano [01.19 - 01.50].

È poi la volta di una Sarabanda. Largo, che, pur imbastendo un tema di danza, lo struttura su un tempo assai lento che trasmette un senso di velata mestizia [00.01 - 01.01],

che si conclude con una sorta di sorta di invocazione da parte del violino [01.33 - 01.54].

Il concerto giunge alla fine con un Allegro che investe tutta l’orchestra d’archi in un gioco lieto e spensierato, che lascia immaginare una mattinata soleggiata in campagna [00.01- 01.07].

 

04) Concerto grosso n.10 in Do maggiore 

Anche in questo caso è un movimento lento a dare inizio al concerto, con un delicato Largo che vede lo strumento solista dipanare una soave melodia arricchita dal portamento dell’accompagnamento degli altri archi [00.01 - 01.11].

L’Allemanda. Allegro che segue lascia trasparire tutta la solarità della tonalità del concerto, con un delizioso gioco portato avanti dal violino solista che quasi gioca a nascondino con l’orchestra di archi, in cui non mancano pizzicati con la mano [00.01 - 01.12],

giocosità che giunge fino al termine del movimento. L’allegria lascia poi posto a un ampio Largo. Andante, nel quale il tono dolente è contraddistinto da una delicatezza formale che ne stempera il sapore mesto del movimento [00.01 - 01.02]

e che ha termine con un tema espresso dal violino solista [02.57 - 03.43].

Il tempo Vivace che segue e che porta a compimento il concerto in realtà ha un carattere alquanto riflessivo, quasi timido [00.01 - 00.54].

Il tema riflessivo ha poi uno sviluppo nella seconda metà del movimento, divenendo più incisivo [01.27 - 01.54]

pur mantenendo una delicatezza di insieme.

05) Concerto grosso n.11 in Do minore  

Anche qui, il concerto grosso ha inizio con un Largo [00.01 - 00.54]

in cui il violino solista imbastisce una linea melodica struggente, sorretta, di volta in volta, dal tono dolente o drammatico degli altri archi. Linea che poi, come sempre, si amplia per divenire più lirica ed espressiva [01.21 - 02.07].

Come nel concerto precedente, segue un’Allemanda. Allegro, che rende più distesa l’atmosfera (anche se la tonalità del concerto è in minore) in cui il violino e gli archi dialogano lietamente [00.01 - 00.58].

Il movimento successivo è una Sarabanda. Largo, che porta il concerto ad affrontare ancora una pagina mesta, ricca di tenerezza [00.01 - 01.06]

in cui il violino solista quasi si perde nell’eloquio dell’accompagnamento orchestrale. A concludere il concerto c’è una Giga. Allegro, la cui contagiosa solarità, velata tuttavia da oscure sfumature, riporta a una delicata e ritmata giocosità (tipica in questa danza) [00.01 - 01.04].

 

06) Concerto grosso n.12 in Sol minore 

Come di consueto, Locatelli fa iniziare l’ultimo concerto dell’Op. 1 con un Largo, nel quale viene dipanato un tema danzante [00.01 - 01.00],

cui segue la consueta Allemanda. Allegro che vede il violino e gli archi dare vita a una tessitura particolarmente elaborata [00.01 - 00.57],

cui subentra una Sarabanda. Vivace, che vede tutta la compagine impegnata in una struttura melodica dove alla vivacità del tempo si accompagna la delicatezza del ritmo di danza, capace di fornire un interessante contrasto timbrico [00.01 - 00.58].

Il Presto che segue è un brano decisamente virtuosistico in cui sia lo strumento solista sia gli archi elaborano una fitta trama esaltata dal ritmo fornito dal tempo [00.01 - 01.05].

L’Allegro conclusivo è una deliziosa Gavotta che vede il violino quasi scherzare con l’accompagnamento degli archi, elaborando un tema lieto e ricco di sfumature timbriche [00.01 - 00.57]

che portano alla fine del movimento e dell’intera opera.

Andrea Bedetti