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Mercoledì, 11 Ottobre 2017 12:22

Audiophile Sound 162 - settembre 2017 - Guida all'ascolto: Mario Marzi - Sax Land

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 162 - settembre 2017

Mario Marzi - Sax Land

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il CD che trovate allegato in questo numero di Audiophile Sound vuole essere un tributo alla famiglia del sax grazie alla straordinaria tecnica di Mario Marzi che, oltre ad essere uno dei maggiori sassofonisti jazz europei, è anche un raffinato interprete del repertorio classico legato al sassofono, i lettori avranno modo di ascoltare non solo alcune composizioni dedicate ad esso in ambito classico (la Rapsodia per sassofono e pianoforte di Debussy e il Concerto per sax e orchestra di Glazunov), ma anche delle intriganti trascrizioni di altre pagine celeberrime, l’Ouverture dell’Orfeo di Monteverdi (arrangiata dallo stesso Marzi), il Preludio BWV 999 e un brano dalla Partita BWV 1013 di Bach e, soprattutto, il Concerto per flauto n. 4 op. 10 RV 435 di Vivaldi, in cui questo strumento a fiato riesce a esaltare ulteriormente la loro geniale tessitura. Completano il disco il brano Cavaquinho per sax soprano e fisarmonica del poco conosciuto e sfortunato compositore brasiliano Ernesto Nazareth, El Cacerolazo, eseguito sempre per sax soprano e fisarmonica, del sassofonista e compositore argentino naturalizzato italiano Javier Girotto (per quest’ultimo si tratta di una registrazione inedita dal vivo), Frank, tributo a Frank Zappa e Maceo, dedicato invece a Maceo Parker, il leggendario sassofonista funk e soul della band di James Brown.

  1. Claudio Monteverdi - Ouverture dall’Orfeo

In realtà, L’Orfeo non ha una vera e propria Ouverture (termine, questo, che fu utilizzato in tal senso nella storia della musica tempo dopo rispetto alla data di composizione e di rappresentazione dell’opera, con la prima che avvenne nel Palazzo Ducale di Mantova il 24 febbraio 1607), bensì una Toccata iniziale [00.01 - 00.35]

che Mario Marzi ha unito, all’interno di questa Ouverture, con altri due brani del capolavoro monteverdiano, entrambi in chiave puramente strumentale, il Prologo, in cui l’allegoria della Musica narra le vicende del semidio protagonista dell’opera [00.36 - 01.17],

e una danza che appare nel primo atto, “Lasciate i monti, lasciate i fonti”, in cui i pastori e le ninfe invitano a festeggiare le imminenti nozze di Orfeo con la sua Euridice [01.18 - 01.52],

prima che ritorni la Toccata con cui si conclude il brano.  Tra l’altro, la stessa Toccata fu utilizzata dal compositore cremonese anche all’inizio di un’altra sua grandissima composizione, il Vespro della Beata Vergine, la cui composizione è di poco posteriore all’Orfeo. L’uso di questa Toccata, caratterizzata nella versione originale dall’uso di buccine e di tamburi, ebbe anche una connotazione politica e di prestigio, in quanto fu sfruttata dalla potente famiglia Gonzaga di Mantova, presso la quale Monteverdi era a servizio a quell’epoca, come una sorta di “marchio di fabbrica”, di “stemma sonoro” in occasione di manifestazioni pubbliche e di corte.

  1. Johann Sebastian Bach - Preludio in do maggiore BWV 999

Il Preludio in do minore BWV 999 fa parte di quei brani che il sommo Kantor compose per il liuto (esattamente il gruppo di composizioni che vanno dal BWV 995 al BWV 1000, oltre alla Suite BWV 1006a). Un pezzo, questo, decisamente tecnico e impervio che diviene ancora più virtuosistico nella trascrizione (Mario Marzi lo esegue all’inizio con il sax baritono [00.01 - 01.28]),

per poi eseguire al sax contralto, insieme con Achille Succi, una serie di variazioni jazzistiche dal sapore decisamente improvvisativo [01.29 - 02.47]

che portano alla conclusione del brano.

  1. Johann Sebastian Bach – Allemande dalla Partita BWV 1013

Quest’altro brano prende spunto dall’Allemande della celeberrima Partita per solo flauto in la minore, composta da Bach tra il 1722 e il 1723, e rielaborata in chiave jazz, da Mario Marzi con Achille Succi. Anche se di chiaro stampo violinistico, l’Allemande ha rappresentato un capitolo fondamentale per lo sviluppo e le possibilità armoniche e timbriche del flauto traverso, che qui vengono esaltate ulteriormente dai due musicisti. In questo caso, dopo che Succi con il clarinetto basso ha imbastito l’incipit con l’elaborazione del brano [00.01 - 01.11],

subentra il sax di Marzi che espone, in chiave jazz-rock, lo sviluppo personalizzandolo [01.12 - 02.45].

 

  1. 5. 6. Antonio Vivaldi - Concerto n. 4 in sol maggiore per flauto e orchestra op. 10 RV 435

Il Quarto concerto per flauto traverso e orchestra, che appartiene ai sei concerti che fanno parte dell’Op. 10, fu denominato “Il Sereno”. In questa trascrizione, con gli arrangiamenti dello stesso Mario Marzi, il sassofonista utilizza un sax soprano poiché il timbro e le altezze che questo strumento esprime si avvicinano a quelle del flauto traverso. L’opera inizia con un Allegro di carattere pastorale e improntato a spigliata brillantezza nei giochi armonici riservati allo strumento solista [00.22 - 00.41]

– [00.50 - 01.08]

– [01.35 - 02.06].

Segue un delicatissimo Largo, il quale mostra una “galanteria” tutta veneziana, oltre a manifestare una dolce e assorta malinconia, in cui lo strumento solista si lascia andare a teneri pensieri notturni [00.54 - 01.52].

L’Allegro del terzo tempo rappresenta una perfetta dimostrazione dell’arte vivaldiana e del suo impareggiabile stile nei movimenti vivaci [00.01 - 00.45].

 

  1. Claude Debussy - Rapsodia per sassofono e pianoforte

Questa rapsodia cameristica fu composta dal grande musicista francese intorno al 1904, su insistenza (è il caso di affermarlo) della mecenate americana Elise Hall, grande appassionata del sassofono. Il brano inizia con il pianoforte che sonda, con spirito interrogativo, lo spazio circostante [00.01 - 00.46],

con il sax che subentra dilatando questo senso interrogativo [00.47 - 01.15],

per poi lasciarsi andare a un eloquio più rasserenato e aperto [01.16 - 01.55].

Il proseguo della Rapsodia vede poi un dialogo sempre più fitto tra i due strumenti, in uno scambio di domande, risposte, impressioni.

  1. 9. 10. Aleksandr Glazunov - Concerto in mi bemolle maggiore per sassofono e archi, op. 109

Tutto il fascino timbrico del sassofono viene espresso in questo famoso concerto che Aleksandr Glazunov compose nel 1934 dedicandolo al sassofonista americano Sigurd M. Rascher. Il primo movimento, Allegro moderato, si apre con un tema solenne, quasi un tappeto rosso srotolato per l’arrivo del sax [00.03 - 00.32];

tema che lo strumento solista amplia e anima variandolo a livello virtuosistico [00.33 - 01.15].

Con il sopraggiungere del secondo tema, il sax imbastisce un dialogo più fitto con i violini [01.23 - 01.57].

Segue una breve e vivace sezione, l’Allegretto scherzando, caratterizzata da veloci passaggi da parte del sassofono [02.40 - 03.08],

che precede il ritorno del tema principale nuovamente esposto dagli archi. L’Andante centrale presenta un tema suadente esposto dal solista sopra le morbide armonie degli archi [00.01 - 00.58].

Segue un nuovo disegno melodico del sassofono che si fa più incalzante, giungendo a una sezione più mossa (Andante sostenuto) [01.00 - 01.35].

A quel punto, dopo una morbida tessitura degli archi, il solista espone il secondo tema [01.48 - 02.31],

che tende ad animarsi progressivamente. Infine, una cadenza precede la coda, che ha il compito di preparare l’arrivo dell’Allegro finale, il quale si contraddistingue per il suo spirito dionisiaco. Il motivo principale, sapientemente esposto a canone (con la presenza del sassofono, dei violini e dei contrabbassi) ha un sapore di danza decisamente sfrenata [00.01 - 00.46],

sul quale Glazunov ripresenta il tema dell’Allegro moderato e quello dell’Andante centrale. Travolgente la sezione conclusiva [04.24 - 05.18],

nella quale riemergono materiali motivici già uditi in precedenza.

  1. Ernesto Nazareth - Cavaquinho

Apanhei-te Cavaquinho è una famosissima polka composta nel 1915 dal compositore e pianista brasiliano Ernesto Nazareth. Un brano allegro, spensierato che Mario Marzi esegue con il sax soprano, ottimamente accompagnato dalla fisarmonica di Simone Zanchini. Al di là della sua indubbia orecchiabilità, il brano è contraddistinto da una notevole difficoltà esecutiva [00.35 - 01.22].

 

  1. Javier Girotto - El Cacerolazo

El Cacerolazo è un modo di protesta pacifica che gli argentini hanno manifestato più volte andando per le strade e le piazze delle città sbattendo delle pentole. E all’inizio del Duemila il compositore e sassofonista argentino naturalizzato italiano ha voluto dedicare un brano proprio per ricordare questa forma di protesta del suo popolo. In questa versione live fatta a Lisbona, Mario Marzi la esegue insieme con la fisarmonica di Simone Zanchini, esaltando la ritmicità (dato proprio dallo sbattere pentole e coperchi) dell’azione [01.36 - 02.20].

 

  1. Stefano Ianne - Frank

Stefano Ianne è un musicista e polistrumentista padovano che in questo brano ha voluto omaggiare uno dei mostri sacri della musica del ventesimo secolo, Frank Zappa, del quale ha fin da ragazzo ha subito un fascino che si è poi riflesso nella sua musica. Fin dalle primissime battute, infatti, si può riconoscere larvatamente un tributo a uno dei pezzi più celebri di Zappa, Little Umbrellas [00.01 - 00.54],

con il sax di Marzi che imperversa da par suo. Con il procedere dello sviluppo, il brano non ha più filtri o remore [01.17 - 02.05],

trasformandosi in un (apparente) caos strumentale, che mette in risalto la proverbiale ironia del grande musicista americano.

  1. Ned Rothenberg - Maceo (To Maceo Parker)

Maceo Parker è un sassofonista e cantante statunitense, conosciuto soprattutto per la considerevole influenza che ha avuto sulla musica di uno dei padri del soul funk, James Brown, di cui è stato sassofonista, suonando assieme al fratello batterista, Melvin Parker. Ned Rothenberg, compositore e polistrumentista americano, ha voluto quindi dedicare a questa figura mitica della musica afro-americana questo brano che intende riassumere le peculiarità stilistiche di Parker, in cui il sax di Mario Marzi si trasforma in un elemento sonoro con il quale sondare lo spazio circostante, lanciando linee vettoriali dal sapore ora funky ora soul [00.17 - 01.03].

Andrea Bedetti

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