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Sabato, 27 Gennaio 2018 18:22

Audiophile Sound 165 - gennaio 2018 - Guida all'ascolto: BiFunk Brass Band - ON THE FUNKY SIDE OF THE STREET

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 165 - gennaio 2018

BiFunk Brass Band - ON THE FUNKY SIDE OF THE STREET

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La musica è fondamentalmente tempo e il tempo viene fornito dal ritmo. Proprio come quello che contraddistingue il CD che i lettori di Audiophile Sound troveranno accluso in questo numero della rivista. Disco che è stato realizzato da un gruppo di scatenati musicisti trentini, quindici per la precisione, che hanno dato vita a BiFunK, una band che unisce i ritmi del funky con le elaborazioni e le tipiche improvvisazioni del jazz. E BiFunK è anche il titolo del CD in questione, con dieci tracce di caratura squisitamente funky, quasi tutte create ad hoc, oltre a un’altra che rappresenta un classico di questo genere musicale, rivista e arrangiata dagli stessi componenti del gruppo.

Gruppo che presenta un front line mica da ridere, formato da Christian Stanchina, Alessio Tasin, Arnold Lunger alla tromba, da Stefano Menato al sax contralto, da Fiorenzo Zeni e Matteo Cuzzolin al sax tenore, da Giorgio Beberi e Marco Pisoni al sax baritono, da Hannes Petermair al susafono (si tratta di una sorta di tuba tradizionale, voluta dal famoso compositore e maestro di banda statunitense John Philip Sousa, ma che rispetto ad essa ha una migliore trasportabilità e usabilità in posizione eretta e in marcia, visto che si avvolge intorno al musicista e poggia sulla spalla sinistra, lasciando una più ampia libertà di movimento), da Gigi Grata e Hannes Mock al trombone, da Roland Gruber alla tuba e da Bernhard Stauder, Claudio Ischia e Luca Merlini alle percussioni.

Insieme hanno dato vita a questa band, la quale ha preso parte a diverse manifestazioni musicali dedicate al jazz (tra le più importanti, il Südtirol Jazz Festival, l’Heineken Jazzaldia Festival a San Sebastian, il Vicenza Jazz, oltre all’invito ricevuto il settembre dello scorso anno da Paolo Fresu alla manifestazione “Il jazz italiano per le terre del sisma” all’Aquila).

BiFunK è dunque sia il nome di questo esplosivo ensemble composto da quindici elementi, che è nato poco meno di dieci anni fa con l’idea un po’ pazza di riproporre le sonorità funk-metropolitane mescolate con le atmosfere jazz delle street-band, sia il titolo del loro disco che rappresenta una sorta di piccolo microcosmo itinerante in cui la musica rimbalza senza soluzione di continuità dal funk al jazz, dal blues ai ritmi latini al soul. Una musica fatta da ascoltare, da vedere (quando si esibiscono per strada e durante i Festival i componenti del BiFunK interagiscono e coinvolgono il pubblico) e anche da ballare. Ecco, dunque, i dieci brani del disco, ognuno dei quali offre peculiarità e curiosità.

 

01) Funky City

Scritto da Fiorenzo Zeni, questo brano descrive la vita fremente di una metropoli, con la gente che va di corsa, il traffico caotico in cui si staglia il fraseggio virtuosistico dello stesso Zeni [01.39 - 02.25],

con il front line degli ottoni che imprimono un coinvolgente ritmo che simboleggia una città dove non cala mai la notte.

 

02) Milano Beat

Composto dal sassofonista e compositore jazz Pietro Tonolo e arrangiato dallo stesso Fiorenzo Zeni, questo brano affronta ancora il tema della grande città, nello specifico quella “Milano da bere”, ossia la più europea ed emancipata delle città del nostro Paese. Qui dominano i panorami dei grattacieli, di una metropoli che pulsa e che si diverte (simboleggiato dal ritmo imposto dagli ottoni che incarnano i ritmi di una vita frenetica tra lavoro e voglia di divertirsi, 01.09 - 01.36],

con il sax tenore di Fiorenzo Zeni che si lancia in una lunga digressione [01.53 - 02.32].

 

03) Carpe Diem

Scritto ancora da Fiorenzo Zeni, questo brano dal ritmo incalzante e risoluto sembra proprio invitare chi lo ascolta a “cogliere l’attimo”, di approfittare di tutto ciò che la vita può offrire. Ed è lo stesso Zeni a proporre il tema solista [01.01 - 01.23],

mentre il front line dei fiati e degli ottoni incalza instancabilmente.

 

04) Happy People

L’inesauribile Fiorenzo Zeni firma anche questo brano. La sezione dei fiati e quella degli ottoni, incalzate dalla batteria, rendono perfettamente l’idea dell’allegria che coinvolge le persone quando le preoccupazioni e i problemi della vita quotidiana lasciano spazio alla spensieratezza e alla voglia di vivere [00.09 - 00.52].

 

05) Skatafunk

Con questo pezzo, scritto da Luigi Grata, uno dei due trombonisti dell’ensemble, si entra nel campo del funk, in cui a farla da padrone è il dialogo serrato dei fiati che precede l’entrata in scena dello stesso Grata con il suo strumento [01.11 - 02.15].

 

06) Nick Nack

Scritto dal pianista e organista (è un fanatico dell’organo Hammond!) Roberto Gorgazzini, questo pezzo vede un proficuo dialogo e gioco di rimandi tra la sezione dei fiati e quella degli ottoni, con inserimenti delle percussioni idiofone [00.30 - 01.19].

 

07) Funky Cluster

Torna in scena Fiorenzo Zeni con un altro suo brano splendidamente ritmico e tutto giocato su equilibri timbrici, con il sax tenore dell’autore che la fa da padrone sotto il ritmo onnipresente dei fiati [00.37 - 01.17],

che lascia poi spazio al sax contralto.

 

08) Sorry Come Back Later

Ancora Fiorenzo Zeni (autentico deus ex machina) che in questo pezzo dal sapore vagamente ironico unisce ritmicamente elementi musicali sudamericani che si distinguono perfettamente dall’accompagnamento dei fiati e delle percussioni [00.09 - 01.01].

 

09) Graffiti

Torna, come autore, Roberto Gorgazzini con un pezzo decisamente jazzistico, che richiama i ritmi e gli impatti timbrici delle grandi orchestre americane, tutto giocato tra le varie sezioni che imprimono un ritmo coinvolgente e trascinante [01.14 - 02.13].

 

10) I feel good

L’ultimo brano è un classico della musica funky-soul come I feel good di James Brown (arrangiato da Fiorenzo Zeni), in cui la grinta e l’impatto timbrico di questo famosissimo brano, senza essere cantato, vengono ribaditi dal front line dell’ensemble che lo rende straordinariamente trascinante [00.53 - 01.44].

Andrea Bedetti

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