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Martedì, 20 Marzo 2018 16:04

Audiophile Sound 166 - febbraio-marzo 2018 - Guida all'ascolto: Alma Swing - GYPSY WANDERLUST

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 166 - febbraio 2018

Alma Swing - GYPSY WANDERLUST

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco un CD che farà la felicità di tutti coloro che amano il jazz di un tempo! Un jazz che ha un’impronta tipicamente europea, sulle orme del leggendario chitarrista francese Django Reinhardt, quello che profuma di nomadismo e che ha il sapore di paesi diversi, di differenti culture e tradizioni. Un jazz proposto da una delle più interessanti formazioni italiane, l’Alma Swing, che vanta ormai un’attività artistica pluridecennale e che ha fatto dello hot jazz di tradizione europea il suo punto di forza, nel quale lo swing parigino-americano degli Anni Trenta si confonde con radici folkloriche senza tempo. La formazione, che si esibisce con un look rétro e che vanta un tradizionale organico acustico, è composta da Lino Brotto (chitarra principale), Mattia Martorano (violino), Andrea Boschetti (chitarra ritmica) e Beppe Pilotto (contrabbasso) e si è fatta conoscere nel 2005 durante il concorso “Porsche Live - Giovani e Jazz” di fronte a una giuria presieduta da Paolo Fresu e attualmente novera illustri collaborazioni, un’importante attività discografica e continue partecipazioni a festival e a rassegne musicali in tutta Italia e in Europa.

Come si è già detto, lo stile di questa band attinge da quella tradizione tipicamente europea, quale è stata tra gli anni Trenta e Quaranta, e che è a tutt’oggi rappresentata da un hot jazz contaminato dalla cultura nomade manouche dell’Europa   continentale, dalla mondanità parigina e dallo swing craze afro-americano. Il jazz manouche (conosciuto anche con i termini di gipsy jazz, gipsy swing e hot club jazz) è uno stile musicale melodico cadenzato in cui trovano spazio soprattutto gli strumenti a corda (chitarra, contrabbasso, violino) tipico della tradizione delle band tzigane. Un genere musicale che prese spunto dall’irripetibile esperienza artistica di Django Reinhardt, che ne è considerato giustamente il fautore e il suo massimo esponente, in quanto riuscì a rendere possibile l’unione tra l’antica tradizione musicale zingara del ceppo dei Manouches e il jazz americano. Un’unione capace di coniugare le sonorità e la creatività espressiva dello swing degli anni Trenta con il filone musicale della valse musette francese e il virtuosismo tzigano.

Così, Alma Swing nella sua musica raccoglie l’eredità di un jazz a corde legato al chitarrismo di Django Reinhardt e alla raffinatezza stilistica del grande violinista francese jazz Stéphane Grappelli (il quale, proprio con Django Reinhardt, diede vita al leggendario quintetto di strumenti a corda Quintette du Hot Club de France). Con un’immagine che richiama la tipica orchestra rétro e con un organico acustico in cui rimangono protagonisti le tipiche chitarre manouche (che utilizzano un corpo più largo e meno spesso delle altre chitarre e che hanno le corde metalliche più tese e fissate alla cassa armonica per mezzo di una cordiera metallica che ricorda quella presente sui violini) e il violino, Alma Swing mette in campo una musica che riporta alle suggestioni di un’epoca impresse nei vecchi dischi a settantotto giri e nella voce gracchiante dei grammofoni.

Dopo aver dedicato il loro primo album proprio a Django Reinhardt (Rythme Futur) e il secondo a una particolarissima rilettura in chiave “djangoista” di alcune tra le più celebri canzoni della tradizione italiana (Django en Italie), Alma Swing presenta in questo nuovo disco, Gypsy Wanderlust, un progetto preciso che fonde nello hot jazz parigino sapori ben più lontani e esotici. In questo nuovo disco il quartetto propone infatti un repertorio basato principalmente su proprie composizioni ispirate alle suggestioni letterarie del capolavoro di Jules Verne, Giro del mondo in 80 giorni, e che vede la presenza in due brani, Bluesette e Nuages, ad impreziosire l’album, del chitarrista icona del jazz internazionale Franco Cerri.

01) Jungle’s Jingles

Il viaggio inizia. Sulla base ritmata della chitarra, il violino di Mattia Martorano (00.10 - 00.35)

e la chitarra di Lino Brotto (01.01 - 01.40)

dialogano, si inseguono, si confrontano e danno vita a una serie di immagini che si alternano come i paesaggi che si osservano dal finestrino di un’automobile o di un treno in corsa e che portano l’ascoltatore ai ritmi indiavolati del celebre e omonimo cartoon americano degli anni Venti che riecheggia nel brano.

 

02) Evasione e fuga in re minore

Il titolo a metà strada tra l’ironico e il richiamo classico non inganni: il treno diretto dei sogni New Orleans - Parigi è in partenza dal binario di ogni appassionato di buona musica che a bordo di un tema sincopato dato dalla chitarra ritmica vede ancora la presenza del violino imbastire una linea in cui melodia e swing danno sfoggio di un fraseggio indiavolato (00.44 - 01.26)

a cui risponde la chitarra manouche da par suo.

 

03) Tanguera

La tanguera è la ballerina di tango e il tango argentino, il più sensuale e coinvolgente, come ripeteva spesso il grande cantante Carlos Gardel, è “un pensiero triste che si balla”. Ed ecco, allora, che il violino di Mattia Martorano si lascia andare a un delicato e malinconico soliloquio (02.06 - 03.04)

e che porta l’ascoltatore in una sala ballo deserta, dove una coppia di ballerini, illuminata unicamente dal fascio di luce di un faro, si lascia andare a un magico tango che verrà interrotto solo dalle prime luci dell’alba.

 

04) Bluesette (feat. Franco Cerri)

Bluesette è uno dei brani più famosi del jazzista belga-americano Toots Thielemans che la compose nel 1961 con la sua armonica a bocca, trasformandolo in un hit trascritto e sviluppato da tanti altri celebri jazzisti. Ed ecco la versione che ne dà con la sua magica chitarra Franco Cerri (00.12 - 01.10)

al quale subentrano poi Mattia Martorano con il violino e Lino Brotto con la chitarra, con la chiusa che spetta di diritto al grande chitarrista milanese.

 

05) Hong Kong Alley Cat

I gatti di Hong Kong appartengono all’immaginario collettivo e sono stati spesso immortalati in film e da celebri fotografi. E qui Alma Swing con i suoi strumenti acustici sembra voler fare rivivere i movimenti ritmati e felini di questi animali fin dall’incipit (00.01 - 00.32).

 

06) The Philly Dog

In questo viaggio nel tempo e in vari paesi c’è modo di ricordare anche i magici anni Sessanta, quando nella Francia di quell’epoca imperversava un famoso brano intitolato Philly Dog, eseguito dal complesso jazz dei Les Mar-Keys. Un tributo, un ricordo, un riandare alla spensieratezza di quegli anni (00.06 - 00.34).

 

07) Waiting Room Harlem Station

Harlem Station è la stazione metropolitana più antica della linea di Manhattan a New York. Fu costruita nel 1897, corre lungo il viadotto di Park Avenue, ed è celebre per la sua sala di attesa, tutta rivestita in legno. E la musica degli Alma Swing ci riporta ad atmosfere tipiche degli anni Trenta con un suadente swing che si allunga come le ombre che assediano quella sala di attesa durante il giorno (00.06 - 01.07).

 

08) Fat Cat Express

Cuore dell’America rurale, disseminata da distese talmente grandi da fare male agli occhi. Stazioni di servizio rompono la monotonia del paesaggio, odore di tacos con pollo e pomodoro e slang americano che si incontra con la parlata messicana (00.15 - 01.10).

 

09) Mirage

Suoni cupi, ombrosi dati dal contrabbasso di Beppe Pilotto. Quei suoni che “vediamo” (00.01 - 00.40)

sono forse il risultato di un miraggio nel cuore del Sahara? O è solo il risultato di un sogno fatto tra le palme di un’oasi circondata dalla sabbia arroventata dal sole?

 

10) Sweet Suez

Il mondo è diventato più piccolo e veloce da percorrere grazie al canale di Suez, ma la magia dello spettacolo che si apre ai suoi lati è sempre affascinante e cattura chi viene da molto lontano. Carovane di cammelli, mercanti dal volto nascosto, dune e palmeti. Al suono di questa musica (01.04 - 01.50)

non si vorrebbe più andare via da qui.

 

11) Montgolfières

Europa, sapore di Occidente visto dall’alto, con il violino che dipana una melodia discreta e scanzonata, come i pensieri che volano alla stessa altezza di queste mongolfiere che sfidano le nuvole, mentre la chitarra segue felice le evoluzioni di Mattia Martorano (01.25 - 02.14).

L’Est è ormai alle spalle e adesso si guarda dove tramonta il sole.

 

12) Around the City

Com’è la vita a Parigi? E che cosa si prova a percorrere a piedi gli Champs Elysées avendo come punto di riferimento l’Arc de Triomphe? Bisognerà chiederlo ai componenti dell’Alma Swing, che elaborano un fitto intrecciare di suoni (00.08 - 01.02),

parole che sono già dietro le spalle, profumi di Monsieur Croque che escono dalle brasserie e la voglia di vivere che ubriaca come un beaujolais color vermiglio.

 

13) Gypsy Rondò

Lo spirito di Haydn sembra aleggiare su questo brano (il grande compositore austriaco chiamò così il suo Trio per pianoforte in sol maggiore), ma in realtà qui di gitano c’è l’anima di Django Reinhardt che fulmina le orecchie di chi lo ascolta senza la dovuta attenzione (01.15 - 02.18):

ritmi indiavolati, da togliere il respiro, fiamme che si alzano al cielo dai falò accesi intorno ai carri, ai margini della città. E il tempo sembra di colpo tornare indietro.

 

14) Nuages (feat. Franco Cerri)

Ancora swing, magistrale, classico, come lo può solo imbastire la chitarra di Franco Cerri (00.02 - 01.03)

e come lo si può ascoltare solo in quei locali che si trovano a Montparnasse, ricavati dagli scantinati e dove quasi non si poteva vedere da quanto fumo c’era. A essere guidati, nei sogni e nei desideri, c’era solo il suono di quella chitarra e tutto il resto svaniva in mille immagini sbiadite che avevano la medesima consistenza delle nuvole.

 

15) Lino’s Flight

Il viaggio finisce così com’era cominciato, in nome del ritmo che è il carburante di quella curiosità che spinge a conoscere ciò che c’è oltre l’orizzonte. Ed è così che Lino (Brotto) sogna di volare con le ali della sua fantasmagorica chitarra (00.57 - 02.07).

Non sono stati 80 giorni, come nel romanzo di Verne, ma meno di ottanta minuti di ottima musica che, nonostante tutto, portano l’ascoltatore intorno al mondo. Potere della musica!

Andrea Bedetti

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