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Venerdì, 15 Giugno 2018 16:17

Audiophile Sound 167 - aprile-maggio 2018 - Guida all'ascolto: Twenty-Four Hours - The Sleepseller

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 167 - aprile-maggio 2018

Twenty-Four Hours  - The Sleepseller

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come si sta alla periferia dell'Impero? Tutto sommato bene. E, quello che più conta, le buone intuizioni non mancano, anche dalle nostre parti.

Riesce difficile immaginare - oggi nel 2018 - che nell'ormai lontano 1986, a Bari, ci potesse essere una giovane e coraggiosa band che avrebbe anticipato, nella sostanza e nella forma, quanto oggi sembra essere à la page. Come dei ‘parenti alla lontana’ dei Porcupine Tree, infatti, i Twenty Four Hours - in quegli anni - si divertivano a mischiare psichedelia e New Wave, Progressive e un pizzico di Gothic Rock.

Pink Floyd, Breathless, King Crimson, Tuxedomoon, Cure, Genesis, Ozric Tentacles, Tears For Fears e molte altre suggestioni possono essere colte nella discografia della band, dagli esordi a oggi. Una storia lunga ed emozionante (davvero difficile da riassumere in poco spazio), fatta di grandi passioni, amore per le proprie radici, amicizia profonda, due fratelli (Marco e Paolo Lippe), orecchie da audiofili, un bel po' di synth e un trullo.

The Sleepseller - quarto album ufficiale dei Twenty Four Hours - venne registrato fra il 2001 e il 2003, uscì nel 2004 e fu una autoproduzione distribuita dalla Musea, incontrando molto interesse da parte della critica. Fu, tuttavia, penalizzato da una distribuzione poco efficace. La prestigiosa etichetta francese di prog, infatti, si stava scontrando con la crisi del formato CD e i Twenty Four Hours ne fecero le spese.

La versione remaster, che i lettori di Audiophile sound possono ascoltare, ha una scaletta diversa dall'originale e l'aggiunta di due inediti. Si tratta di due brani che, al tempo, non furono inseriti nell'album: Distorted by Trust e Poverty. Il brano Evidence, invece, è stato interamente riscritto, con l'aggiunta di un Mellotron, chitarre e metallofoni. L'album di cui parliamo fu un lavoro, piuttosto, anomalo per la band, segnato dall'uscita dalla formazione dello storico bassista Nico Colucci e caratterizzato da un'inesauribile voglia di sperimentare, anche in fase di mixaggio.

The Sleepseller è un lavoro che si sviluppa, sostanzialmente, attorno a un concept DIY. Inciso per larga parte a Fano, a casa del tastierista Paolo Lippe, con chitarre e batteria registrate al Tom Tom Studio di Bari. L'album fu inciso con una scheda audio Creative SB Platinum Plus, in dominio 24bit/48KHz, con il software Cubase VST.

La scelta dei microfoni è essenziale, e rispetta lo spirito minimalista delle sedute di registrazione: un AKG D112 (per la grancassa), i tradizionali Shure SM 57 (per rullante e tamburi), un'efficiente Rode NT1A, Sennheiser E935 e E835 per le voci.

Chi si diletta di software, sappia che per fare questa riedizione i Twenty Four Hours hanno dovuto ri-acquistare il vecchio software Cubase, per riaprire i progetti ed esportarli su altre piattaforme, per portare il loro ‘vecchio’ lavoro alla nuova procedura di mastering. Quest'ultima affidata a un nome che i nostri lettori conoscono benissimo: Marco Lincetto.

La band tornata in piena attività con il recentissimo Left To Live è in vena di sorprese, con una collaborazione in atto con Blaine Reininger e Steven Brown dei Tuxedomoon, per il prossimo lavoro, in uscita per settembre.

L’ASCOLTO DEL CD

Track 1 - Evidence

L'apertura è affidata a un brano interamente riscritto per l'occasione, che mette in risalto tutte le caratteristiche della band. Batteria e basso incalzano la chitarra solista e i synth in un continuo crescendo, dai toni onirici. In bella evidenza, la solista e le parti di synth.

Per l'occasione sono stati impiegati un Korg Poly 61, uno splendido Sequential Circuits Prophet 600 e un Roland XP50 per i tappeti più ambient.

 

Track 2 - The Sleepseller

Il brano che dà il titolo all'album è la descrizione di un sogno fatto da Paolo Lippe a pochi mesi dall'inizio del lavoro come Oncologo presso l'ospedale di Fano. Nel sogno, i suoi colleghi più anziani lo venivano a trovare in piena notte supplicandolo di vendere loro, pezzi del suo sonno perché loro non riuscivano più a dormire a causa dei loro impegni assillanti di lavoro che occupavano anche il loro tempo libero e soprattutto non lasciavano mai libera la loro mente. Sempre nel sogno, il tastierista Paolo Lippe prendeva un coltello enorme affilatissimo, tagliava una sachertorte e gliela offriva. Loro la mangiavano e tornavano a casa riuscendo finalmente a dormire. Surrealista e morettiano, ma anche decisamente psichedelico come sogno!

La brevissima intro strumentale, si stempera in una parte guidata da due voci distinte (che parte a 0:24),

che va a innestarsi su basso, batteria, synth e cinguettii (field recordings). La voce guida emerge a 1:34,

con un incedere che ricorda vagamente le atmosfere di The Lamb Lies Down On Broadway, ma in chiave post-moderna, con Radiohead e Massive Attack nelle orecchie. Un assolo gilmouriano e frippiano chiude la traccia a partire da 3:33.

L'intero brano è caratterizzato da un eccellente equilibrio fra dettaglio, dinamica e sonorità elettroniche.

 

Track 3 - The Recomposing Song

Si tratta di un brano molto floydiano, ma che incorpora elementi indie e new wave. Dall'inizio, fino a 0:33

si può cogliere la batteria dal suono potente e compatto di derivazione Seventies, mentre nei minuti successivi si dipana un dialogo fra voce guida, arpeggio di chitarra e pad di synth.

Il nuovo missaggio e il mastering di Lincetto conferiscono al brano un certo movimento dinamico.

La traccia - così come molte altre dell'album - presenta una spiccata apertura stereofonica, volutamente esasperata dal mixaggio, che rappresenta uno dei trait d'union sonori dell'intero lavoro.

 

Track 4 - Distorted By Trust

Quando meno te l'aspetti (dopo tre tracce decisamente spacey), i Twenty Four Hours tirano fuori la loro natura rock, con una traccia molto Seventies e vagamente freakbeat. Qui a dominare sono la batteria e un solista davvero irresistibile.

Ogni tanto un suono di organo in stile Vox fa capolino, a ricordarci che Richard Wright e Ray Manzarek sono due riferimenti imprescindibili, anche per i Twenty Four Hours.

 

Track 5 -  Poverty

Ormai siamo nel vivo dell'intero album e la band sembra voler snocciolare i suoi numeri più ‘rock’, dimostrando di saper mischiare indie, psichedelia e prog con grande naturalezza. Le tastiere fanno un passo indietro e la scena è dominata da voce, chitarra, basso e batteria. Una traccia minimalista ed essenziale, ma appassionante come al minuto 2:30

quando si intrecciano più voci o a 2:48,

quando parte un breve riff di chitarra pulita, che fa il paio con l'assolo a 4:34.

 

Track 6 - The Sad Story Of The Brainless Frog

Traccia dal tono pastorale, arriva alla metà dell'album, con un tema tastieristico molto forte, quasi in odore di prog di scuola italiana. Il mix di suoni analogici e digitali, qui, raggiunge il climax, così come la buona compensazione di vintage e modernismo. Un eclettismo - tutt'altro che cervellotico o autoreferenziale - che caratterizza la cifra stilistica della band pugliese.

 

Track 7 - Bari Brazil

Un tempo di bossa, dall'incedere cinematico, si sviluppa in un brano caratterizzato da arpeggi e inaspettate aperture tastieristiche psichedeliche a 1:03.

Un impianto melodico introduce un tema dal sapore mediterraneo, che va a sostenere la voce. Qui si coglie tutta l'anima sperimentatrice della band, in forme e stili.

La traccia, nella versione remixata mette in risalto la bontà del mix batteria e basso, di grande impatto ed equilibrio tonale.

 

Track 8 - Sickhealthy

Fanno la loro comparsa anche le percussioni acustiche, assieme a beat elettronici, sin dai primi secondi del brano, che richiamano il trip hop britannico. L'arpeggio chitarristico, invece, sembra voler gettare un ponte fra Hackett e l'indie rock.

Le percussioni elettroniche dominano la scena a partire da 2:04,

con un mixaggio che ne esaspera il pan-pottaggio fra canale destro e sinistro. I synth analogici e digitali in sequencing accentuano la natura elettronica del brano, che è anche un ottimo esempio di creatività in fase di mixaggio (con in testa le ‘brutali’ aperture e chiusure di canali di KidA dei Radiohead).

 

Traccia 9 - Time

Dopo un brano dreamy, qui l'apertura è affidata a un potente breakbeat di natura drum’n’bass, dove batteria e percussioni - ben equilibrate - si lanciano in un pezzo veloce e atmosferico, che lascia sviluppare brevi assoli di synth e una voce riflessiva. Le suggestioni sono quelle dell'area Bristol e mancuniane, a dimostrazione della grande flessibilità stilistica dei Twenty Four Hours.

Il remastering apre completamente la traccia sul piano del panorama d'ascolto, rendendo il rapporto fra destra e sinistra più omogeneo, e tutto l'impianto più ambientale. Il gioco di equilibri fra analogico e digitale, acustico ed elettronico appare più sciolto che altrove, sempre di grande fascino. Sulla coda la ripresa ambientale di un ‘pescivendolo’ giapponese, che decanta le lodi delle sue merci, in una sorta di incomprensibile salmodiare. Quasi una sorta di preghiera, per chi non conosce l'idioma nipponico.

 

Traccia 10 - Amazonian Secular Ants

È un'altra traccia dove elettronica e impianto strumentale tradizionale convivono in assoluta simbiosi. La bella intro di oltre un minuto e mezzo di synth, si stempera fra percussioni, attacchi di basso, e scratch, assoli e rumori di chitarra.

Fra lo space rock degli Ozric Tentacles e la musica concreta, la traccia beneficia del lavoro di Lincetto in termini di spazializzazione ed equilibrio tonale. Il risultato avvicina i Twenty Four Hours ai tardi Floyd e, per affinità elettive, a certi lavori di Steven Wilson. Ancora una volta si cambiano le carte in tavola e la band si presenta con una delle sue infinite vesti. Oltre 10 minuti di sperimentazione, che scivolano via come fossero una manciata di secondi.

 

Traccia 11 - Drops Falling Out Of Space

A fare immediatamente contrasto, una traccia ‘robusta’ e corposa, dove basso e batteria guidano voce e tastiere in un inedito mix di space rock e trip hop, ben riuscito. Il sound complessivo risulta aperto e l'impatto generale lascia trasparire tutta la dinamica. Si tratta di una traccia ipnotica, che indugia sulla trance in forme sofisticatissime di moderna psichedelia. Il confronto non è più soltanto con la New Wave, ma con il nuovo suono che arriva dall'Inghilterra in quegli anni, che diventa per i Twenty Four Hours una nuova sfida nel saper coniugare il proprio background prog e psych.

 

Traccia 12 - Awake

Quasi in zona Cesarini, arriva la ballad ed è sorprendentemente un goal che va a segno. Pop, di classe, con un inedito mix di chitarre acustiche, suoni elettronici surreali e batteria ballabile, una linea di voce da pifferaio magico che non disdegna la cantabilità melodica. Il brano è tanto bello e bizzarro che stupisce non sia in apertura, come avrebbero fatto un po' tutte le band, ma anche questa è una delle caratteristiche dei Twenty Four Hours, quella di non fare quello che gli altri si aspetterebbero che facessero….

 

Traccia 13 - Lozere Revisited

In chiusura, un brano che ha il valore di suggello a tutto l'album e che ribadisce come uno degli elementi portanti di tutta l'opera sia il profondo interesse per la musica ambient, Brian Eno in primis. Qualcuno potrà cogliere evidenti echi floydiani, ma scavando in profondità si trova un attento lavoro sul minimalismo sonoro e sulla ripetitività. Con un'azzeccata ciclicità e una sostanziale coazione a ripetersi, i Twenty Four Hours chiudono con una traccia ricca di pad e tappeti sintetici, un radicale intervento sul mix (che diventa anche strumento creativo a tutti gli effetti, al pari di chitarra, basso, batteria e tastiere).

Simone Bardazzi

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