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Giovedì, 30 Maggio 2019 17:36

Audiophile Sound 173 - maggio 2019 - Guida all'ascolto: Festa Barocca - 2

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 173 - maggio 2019

Festa barocca - 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando si pensa alla musica di Johann Sebastian Bach, il pensiero corre inevitabilmente all’organo, strumento grazie al quale il Kantor ha donato all’umanità pagine meravigliose. La stessa, invece, non succede con un altro grande compositore della musica barocca europea, il veneziano Antonio Vivaldi, al quale associamo inevitabilmente un altro strumento, il violino, con cui ha dato vita a pagine immortali, basti pensare alle celeberrime Quattro stagioni. Ma, a dire il vero, anche il Prete rosso seppe sfruttare magnificamente le peculiarità sonore e timbriche dell’organo, trasformandolo in uno strumento solista al quale aggiungere l’accompagnamento di un’orchestra d’archi, ottenendo così un suono affascinante, in cui l’inconfondibile timbro dell’organo, che noi siamo abituati quasi sempre ad ascoltare in composizioni di musica sacra, diviene improvvisamente “profano”, sostituendo degnamente il violino o il clavicembalo, grazie alle irresistibile melodie che si sprigionano dalle partiture del grande musicista veneziano.

Proprio partendo da questo diverso utilizzo dell’organo, abbiamo voluto abbinare a questo numero di Audiophile Sound un compact disc con un brano organistico del Kantor, il quale tra l’altro fu un attento e sensibile ammiratore della scuola musicale italiana, in particolar modo di quella veneziana, come dimostra per l’appunto il Concerto in Re minore BWV 974 (trascrizione dal celebre concerto per oboe e orchestra di Alessandro Marcello), ad altri di Antonio Vivaldi, in cui l’organo diviene strumento solista, come nei concerti con orchestra d’archi in do maggiore RV 554a e in do minore RV 766.

Oltre a queste pagine in cui l’organo dimostra anche di essere uno strumento straordinariamente duttile, versatile, capace di dialogare e di trasformare il suono di altre composizioni, questo disco (che è una raccolta proveniente da tre distinte registrazioni della casa discografica Elegia) propone, sempre in chiave di trascrizione, alcuni capolavori bachiani resi attraverso lo stesso organo abbinato a uno strumento che potrebbe apparire strano o quantomeno bizzarro, ossia il sassofono soprano. Eppure, si resterà meravigliati, ve lo dico subito, di fronte al risultato timbrico di brani come il Concerto in fa maggiore, BWV 978 (anch’esso composto da Bach, trascrivendo il Concerto op. 3 n. 3 RV 310 di Vivaldi), il Preludio al corale Wachet auf, ruft uns die Stimme, BWV 645, alcune parti delle Variazioni Goldberg e, infine, il Corale Jesus bleibet meine Freude. Questo a dimostrazione del fatto che la musica, quando è universale, può essere resa con qualsiasi strumento senza che il suo fascino e la sua magia vengano mai meno.

Tra l’altro, proprio l’abbinamento organo e sassofono soprano darà modo agli appassionati di audiofilia, anche grazie all’eccelsa qualità della presa del suono, di poter cogliere assai bene in particolar modo due parametri fondamentali, quello dell’equilibrio tonale e quello del dettaglio. Insomma, un bel modo per unire l’utile, mettendo alla prova il proprio impianto di ascolto, al dilettevole, ascoltando con emozione pagine che hanno fatto la storia della musica.

 

01) Johann Sebastian Bach - Concerto in Re minore BWV 974

All’inizio della carriera musicale, Bach studiò con grande attenzione le opere dei grandi compositori italiani dell’epoca, i quali rappresentavano modelli irrinunciabili di stile, sia per la perfezione della loro costruzione armonica, sia per la magistrale capacità di rendere la linea melodica. Il futuro Kantor, per approfondire al meglio la loro conoscenza, realizzò una serie di trascrizioni per organo delle opere orchestrali di Vivaldi, Albinoni e di Marcello, nelle quali è possibile già intuire la sua straordinaria vena compositiva. Come nel caso di questo concerto, suonato all’organo da Luca Scandali, originariamente scritto da Alessandro Marcello per oboe. Se nel primo tempo, che non ha segnalazione di tempo, Bach trasforma il concerto in un severo esercizio di stile [01.13 - 01.54],

la meravigliosa vena melodica dell’Adagio viene resa con grande partecipazione [00.19 - 01.22],

così come la brillantezza della scrittura emerge nel Presto finale [00.14 - 00.49].

 

02) Antonio Vivaldi - Concerto in Do maggiore RV 554a

Come si è già accennato, uno dei generi meno conosciuti della sterminata produzione di Antonio Vivaldi è quello che riguarda i concerti che vedono l’organo non più in chiave sacra o in funzione di semplice basso continuo, ma quello di strumento da inedita veste solistica accompagnato da una compagine di soli archi. Questo particolarissimo binomio trova un perfetto equilibrio nel Concerto in do maggiore RV 554a che, come quello successivo, viene eseguito da Gianluca Cagnani all’organo con l’accompagnamento della Turin Baroque Orchestra. Nell’Allegro, dopo l’introduzione operata dagli archi, l’organo prende il sopravvento, dialogando squisitamente con gli strumenti ad arco [00.47 - 01.32].

Nell’Adagio che segue, la chiave melodica esalta la perfetta unione tra strumento solista e archi [00.01 - 01.07].

Infine, nell’Allegro che conclude il concerto, l’organo ed archi si sfidano sotto l’insegna del puro virtuosismo [00.32 - 01.15].

 

03) Antonio Vivaldi - Concerto in Do minore RV 766

Rispetto al concerto RV 554a, questo è assai più breve, ma la sua concisione non svilisce la consueta brillantezza, tipica della scrittura vivaldiana in ambito concertistico. L’Allegro iniziale è più severo nella costruzione sia nella linea degli archi che dell’organo obbligato [00.27 - 00.58],

mentre nel Largo la vena malinconica viene espressa con un languore timbrico che Vivaldi riesce perfettamente a rendere e a domare [00.01 - 01.05].

L’Allegro finale è contraddistinto da un impianto che, pur non perdendo una certa severità nella forma, permette di esaltare un’indubbia cantabilità [00.31 - 01.13].

 

04) Johann Sebastian Bach - Concerto in Fa maggiore BWV 978

Anche in questo caso, tornando a Bach, non possiamo non ammirare la sua incredibile capacità di mantenere intatto il fascino di una composizione (in questo caso il Concerto op. 3 n. 3 RV 310 di Antonio Vivaldi) attraverso una mirabile trascrizione, che a loro volta Pietro Tagliaferri al sax soprano e Stefano Pellini all’organo trascrivono per questo speciale duo strumentistico e che vede la parte orchestrale, il Tutti, affidata all’organo, mentre il sax suona la parte del solo, ossia il violino dell’originale vivaldiano. Il perfetto abbinamento tra i due strumenti si ammira fin dall’incipit dell’Allegro iniziale [00.01 - 01.13],

dando poi vita a un intenso Largo [00.01 - 00.55]

e concluso da Allegro che è la quintessenza della perfezione formale e dell’esplosione gioiosa [00.01 - 00.54].

 

05) Johann Sebastian Bach - Preludio al corale «Wachet auf, ruft uns die Stimme» BWV 645

Uno dei Corali di Bach più celebri Wachet auf, ruft uns die Stimme (“Svegliatevi, la voce ci chiama”), cavallo di battaglia di tanti grandi pianisti, viene resa brillantemente anche nella versione per sax soprano e organo [00.01 - 01.07].

Si noti come la linea timbrica viene pienamente rispettata senza che si perda nulla dell’intensità e della potenza di questo capolavoro.

 

06) Johann Sebastian Bach – Variazioni Goldberg

Pietro Tagliaferri e Stefano Pellini hanno giustamente inserito nel loro disco anche una debita antologia delle Variazioni Goldberg BWV 988, con una selezione di brani che permette ai due strumenti di mettere in luce peculiarità e aspetti che spesso, a causa dell’astrusità della musica, rischiano di restare nell’ombra. A cominciare dalla celeberrima Aria introduttiva [00.01 - 01.07],

continuando con la Variatio 2 [00.27 - 00.53]

e, tra le altre, la Variatio 3 [00.38 - 01.16],

la Variatio 4 [00.18 - 00.34],

la Variatio 19 [00.01 - 00.48],

la Variatio 22 [00.01 - 00.58]

e il commovente Quodlibet della Variatio 30 [00.27 - 01.06].

 

07) Johann Sebastian Bach - Corale «Jesus bleibet meine Freude»

Il disco si conclude con le note di questo indimenticabile brano, che mette in luce il raffinato colloquio tra lo strumento a fiato e l’organo, un fitto dialogo condotto su una melodia che non può non emozionare [02.44 - 03.18].

Andrea Bedetti

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