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Sabato, 08 Maggio 2021 22:23

Audiophile Sound 181 - Guida all'ascolto: Ernest Ansermet e la magia del balletto II In evidenza

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Guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 181 - estate 2021

Ernest Ansermet e la magia del balletto II

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo aver presentato sul numero AS180 il primo compact disc della leggendaria registrazione The Royal Ballet - Gala Performances, con la magica lettura effettuata nel 1959 da parte di Ernest Ansermet con gli elementi dell’Orchestra of the Royal Opera House del Covent Garden, ecco adesso la guida all’ascolto che riguarda il secondo e ultimo CD, in cui il grande direttore svizzero affrontò pagine celeberrime tratte da capolavori come Il lago dei cigni e La bella addormentata di Čajkovskij, oltre a brani dalla versione per balletto del Carnaval di Schumann e di Les Sylphides basati su musiche di Chopin.

La chiave di volta, il denominatore comune che formano questo programma è quello che riguarda la grande tradizione del balletto russo, poiché oltre alle indimenticabili opere di Čajkovskij, anche gli altri due balletti sono all’insegna della scuola russa. Questo perché sia il Carnaval schumanniano che Les Sylphides rappresentano un esempio della genialità di Michel Fokine, il famoso ballerino e coreografo russo naturalizzato francese, che visse la grande epopea dei Ballets russes di Sergej Djagilev. Ma andiamo per ordine.

Il lago dei cigni viene unanimemente considerato il più grande balletto romantico ed è il primo della triade di Cajkovskij (gli altri due sono ovviamente La bella addormentata e lo Schiaccianoci), ma quando fu rappresentato per la prima volta, ciò avvenne al Teatro Bol’šoj di Mosca il 20 febbraio 1877, le reazioni della critica e del pubblico presente furono a dir poco tiepide. Questo perché il direttore, del quale non si ricorda nemmeno più il nome, era poco più di un dilettante, oltre al fatto che la compagine orchestrale non fu in grado di rendere al meglio la complessità della partitura. A ciò si aggiunse anche il corpo da ballo, che si dimostrò inadatto ai passi e ai movimenti richiesti e, come se non bastasse, le due étoiles femminili che si alternarono nelle pochissime repliche non furono proprio il massimo, visto che la prima non era in possesso delle doti tecniche e coreutiche richieste dal suo ruolo, mentre la seconda non era più giovane (la parte in questione richiede doti fisiche e atletiche non indifferenti). Per questo il balletto venne ritirato e fu solo dopo la morte del compositore, avvenuta nel 1893, che Il lago dei cigni fu riportato in auge anche grazie alle coreografie di due geniali uomini di teatro, Marius Petipa e Lev Ivanov, oltre all’intervento fatto sulla partitura per merito di un compositore italiano, Riccardo Drigo, all’epoca maestro di cappella dei Teatri Imperiali russi, decretandone un clamoroso successo che continua ancora oggi (si pensi, per esempio, alle affascinanti coreografie di Rudol’f Nureyev).

La bella addormentata, invece, ottenne fin dal primo allestimento, avvenuto il 15 gennaio 1890 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, un grandissimo successo  poiché, oltre alla bellezza della musica di Čajkovskij, vi furono le coinvolgenti coreografie del solito Marius Petipa. Lo stesso Riccardo Drigo (un compositore e direttore orchestrale che dovrebbe essere giustamente ricordato più spesso nelle storie della musica) diresse la prima, avvenuta alla presenza dello zar Alessandro III, mentre l’étoile femminile fu l’italiana Carlotta Brianza nel ruolo di Aurora.

Il genere del balletto è talmente radicato nella cultura e nell’arte russe che il desiderio di vedere rappresentate pagine immortali della musica colta europea, soprattutto quella romantica, con l’apporto dei movimenti della danza esaltati da coreografie, ha portato alcuni compositori russi a orchestrare pagine del pianismo dell’Ottocento per vederle rese vive attraverso le evoluzioni di ballerini sui palcoscenici. Per questo autori come Nicolaj Rimskij-Korsakov, Anatolij Ljadov, Aleksandr Glazunov e Aleksandr Tcherepnin, vollero mettere mano al Carnaval di Robert Schumann, trasponendo questo capolavoro pianistico in chiave orchestrale, affinché poi il già citato Michel Fokine lo arricchisse con le sue celebrate coreografie. Cosa che avvenne quando Carnaval fu allestito il 5 marzo 1910 a San Pietroburgo, ottenendo un ottimo successo, consolidatosi quando il balletto fu presentato in seguito da Djagilev, con il divino Vaslav Nijinskij nel ruolo di Arlecchino.

Se Carnaval rappresenta l’apice della capacità di Fokine di sfruttare le soluzioni orchestrali operate da Rimskij-Korsakov, Ljadov, Glazunov e Tcherepnin, la stessa cosa può essere affermata anche per Les Sylphides, la cui prima assoluta avvenne al Théâtre du Châtelet di Parigi il 2 giugno 1909 grazie alla compagnia dei Ballets Russes di Sergej Djagilev, con le musiche di Fryderyk Chopin orchestrate da Alexandr Glazunov. Questo balletto non ha una vera trama, né tantomeno segue il filo di una storia, ma per evocare meglio la forza espressiva delle musiche vede solo la presenza di alcune silfidi (come nella mitologia germanica vengono definite le figure femminili che incarnano i geni dell’aria e delle foreste) che danzano in un bosco illuminato dai raggi lunari, alle quali si unisce un giovane poeta sognatore.

Anche in questo caso, la bacchetta di Ernest Ansermet riesce a rendere al meglio il potere evocativo di questi capolavori della danza, trasformando l’Orchestra of the Royal Opera House in una prodigiosa macchina sonora, capace di far sognare chi l’ascolta.

Andrea Bedetti

 

01 Scene (moderato), Swan Lake: Act II

È forse esagerato definire questo brano uno dei più celebri di tutta la musica romantica? No di certo, visto che Čajkovskij riesce a far visualizzare in modo portentoso all’ascoltatore l’immagine di bianchi e puri cigni [00.01 - 00.59],

ma che in realtà sono delle fanciulle vittime di un sortilegio del perfido mago Rothbart, i quali nuotano nelle placide acque di un lago, mentre il principe Siegfried e i suoi amici li ammirano al chiarore della luna.

 

02 Danse des petits cygnes (moderato), Swan Lake: Act II

Anche questa danza, un divertissement che rende l’idea di giovani cigni che danzano come se fosse un gioco innocente (si ascolti il sapiente uso dei legni da parte del grande musicista russo) [00.01 - 00.19]

è entrata di diritto nella storia della musica e viene usata sovente nel cinema e negli spot pubblicitari proprio per via della sua immediatezza melodica.

 

03 Scene - Pas de Deux, Swan Lake: Act II

Questo brano rappresenta uno dei momenti chiave di tutto il balletto, quando Siegfried e Odette si giurano eterno amore e musicalmente ciò viene reso da un preludio in cui primeggia l’arpa, la cui melodia dipana un’atmosfera magica [00.26 - 01.12],

cui segue la scena d’amore sancita da un palpitante pas de deux [01.23 - 02.20].

 

04 Valse, Swan Lake: Act II

Per esaltare il gioco delle coreografie che cosa c’è di meglio di un valzer? Ecco, dunque, uno dei più celebri valses partoriti dalla fervida immaginazione di Čajkovskij, la cui melodia è di una suprema ed emozionante eleganza, in cui si alternano gli archi e i legni con un perfetto equilibrio timbrico [00.18 - 00.47].

 

05 Pierrot, Carnaval Op. 9

La capacità dei quattro compositori russi che orchestrarono il Carnaval schumanniano fu quella di esaltare a livello psicologico i vari personaggi presenti, a partire dalla figura di Pierrot, il cui lato comico e triste viene magnificamente delineato in questo brano, grazie al gioco tra la sezione degli archi e quella dei legni [00.01 - 00.45].

 

06 Reconnaissance, Carnaval Op. 9

Ascoltando questo pezzo, potete già immaginare la leggiadria, la grazia, la raffinatezza dei passi e dei movimenti da parte dei ballerini che Michel Fokine riuscì a creare, basandosi sull’accattivante senso ritmico che tutta questa Reconnaissance riesce ad esprimere [00.01 - 00.30].

 

07 Aveu, Carnaval Op. 9

La delicatezza di questa “confessione” viene resa meravigliosamente dal modo in cui l’oboe dialoga con gli archi, con il primo che confessa timidamente le proprie pene e i secondi che ascoltano quasi attoniti il peso delle sue confidenze [00.01 - 00.43].

 

08 Pantalon et Colombine, Carnaval Op. 9

La forza espressiva delle figure di Pantalone (severo e brontolone) e di Colombina (civettuola e sbarazzina) viene resa potentemente dai colori orchestrali che vengono esaltati dal timbro grave del primo, che si alterna idealmente con quello acuto della seconda [00.01 - 00.37].

 

09 Introduction: Prologue - The Lilac Fairy, The Sleeping Beauty

Con il prologo di questo straordinario balletto di Čajkovskij, si delinea tutta la vicenda della trama. Alla corte del re Florestano viene data una grande festa per il battesimo della principessa Aurora e sono invitati cavalieri, dame e le fate buone del regno. Ma non viene invece invitata la fata cattiva Carabosse, la quale si vendica gettando una maledizione alla piccola: al sedicesimo anno di età, Aurora morirà pungendosi con un fuso. Ma la fata dei Lillà, però, decide di tramutare il suo dono per la piccola facendo in modo che una volta punta Aurora non morirà, ma sprofonderà in un lunghissimo sonno, che avrà fine solo grazie al bacio di un giovane principe. I quasi cinque minuti del brano condensano tutto ciò, a cominciare dall’arrivo degli invitati che si inchinano davanti ad Aurora [00.56 - 01.28]

alla maledizione di Carabosse [02.08 - 02.42]

fino al dono della fata Lillà [02.58 - 03.37].

 

10 Rose Adagio - Pas d’Action, The Sleeping Beauty: Act I

Aurora festeggia nel castello paterno il sedicesimo anno di età, con la giovane principessa che appare e, corteggiata da quattro pretendenti che arrivano dagli altrettanti continenti, balla con loro nel famoso “Adagio della Rosa” [00.57 - 01.53].

 

11 Valse, The Sleeping Beauty: Act I

Dopo l’“Adagio della Rosa”, si alternano varie danze, tra cui un altro celebre valzer [00.36 - 01.33],

che attraggono l’attenzione dei presenti, dando così modo alla malvagia fata Carabosse, irriconoscibile dopo essersi travestita da vecchia mendicante, che porge un fuso alla principessa…

 

12 Overture: Prelude in A major, Opus 28, No. 28, No. 7, Les Sylphides

Si è prima accennato che questo balletto non ha una trama, un filo conduttore e ciò si comprende meglio quando si scopre che gli otto brani pianistici di Chopin orchestrati da Glazunov sono due Preludi, tre Valzer, due Mazurke e un Notturno, che non possono prefigurare nessuna connessione, se non un’eccelsa melodiosità tale da essere esaltata dal senso armonioso della danza. Come, appunto, nel brano iniziale, il Preludio in la maggiore, trasformato nell’orchestrazione di Glazunov in un momento di assoluta rarefazione timbrica, di grande eleganza, tale da rappresentare un ideale tappeto sonoro per i movimenti e i passi di danza [00.01 - 00.50].

 

13 Mazurka in C major, Opus 67, No. 3, Les Sylphides

Il senso della musicalità e di una nostalgica leggiadria impregna questo brano in cui l’orchestra dispiega in modo struggente la tipica malinconia incarnata dal genere della mazurka [00.18 - 01.06].

 

14 Grande Valse Brillante in E-flat major, Opus 18, Les Sylphides

L’ultimo brano di questo CD è un trionfo di eleganza ritmica in cui le coreografie giocano un ruolo fondamentale, capaci di sfruttare ogni minima sfumatura orchestrale (si potrà dire tutto su Glazunov, ma non che non fosse un grande orchestratore!), in modo da trasformare il palcoscenico in una sontuosa sala da ballo, come quelle che sono diventate famose nel corso dell’Ottocento nei salotti aristocratici francesi e russi [03.39 - 04.24].

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