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Mercoledì, 08 Luglio 2009 13:33

Cecilia Bartoli - MARIA

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CECILIA BARTOLI.

MARIA. CD Decca 475 9077.

(Pacini: Irene O L'assedio di Messina; Persiani: Ines de Castro; Aria per il Tancredi di Rossini.

Mendelssohn: Infelice. Garcia: El Poeta Calguista, La Figlia dell'aria. Bellini: La Sonnambula, I Puritani, Norma. Halévy: Clari; Hummel: Air à la Tirolienne; Malibran: Rataplan e Aria L'elisir

d'amore di Donizetti).

Cecilia Bartoli, Orchestra La Scintilla, Adam Fischer.

Stereo. Studio. Evangelisch-reformierte Kirchgemeinde, Zurich- Oberstrass. Agosto-Ottobre

2006.

Prod: Christopher Raeburn. Eng: Wolf-Dieter Karwatky.

www.universalmusic.it


giudizio artistico: OTTIMOECCEZIONALE

Cecilia Bartoli è stata per alcuni la più grande artista operistica. Ma, inevitabilmente, gli anni sono

passati - ha oggi 41 anni -, altre star sono comparse e la Decca ha chiaramente capito che la sua

carriera aveva bisogno di un incentivo, da cui questo disco, che invita al confronto con la celebre Maria Malibran (1808- 1836). Qui la Bartoli assume alcuni dei ruoli che la diva ha reso famosi - sia nella chiave originale che trasposti verso il basso - ed è accompagnata da un'orchestra con strumenti originali, con nientedimeno che Maxim Vengerov che suona il violino nella Infelice di Mendelssohn. E' un prodotto veramente lussuoso, che deve chiaramente essere tenuto in seria

considerazione.

Le note di programma informative implicano che la Bartoli sia la naturale erede della Malibran,

proposizione alquanto dubbia. Ella possiede una grande estensione che copre quasi tre ottave,

ma la voce è piccola ed il suo repertorio piuttosto limitato. Tecnicamente ci sono grossi

problemi. Per rendere più facili la fioritura e la coloratura, lei aspira e fa un uso eccessivo dello

staccato e delle note tagliate. Certamente, qualunque confronto con la più grande dei

mezzosoprani da coloratura, Marilyn Horne, non favorisce la Bartoli.

Tutti questi limiti tecnici affiorano talvolta in questo album, ma dato che molti dei lavori sono

pezzi di lirica, raramente diventano fastidiosi. Il pezzo più famoso è Casta Diva che, benché

troppo lento e privo della cabaletta, è estatico e reverenziale, dunque molto emozionante.

Altrove si gode un canto veramente meraviglioso. Nell'aria dai Puritani la linea vocale è accarezzata, spesso con il più delicato dei tocchi e Rataplan, della stessa Malibran, è sbrigato con aplomb.

Ma, ed è un grande ma, c'è un po' di narcisismo in ogni brano. E quasi come se la cantante si stesse

guardando nello specchio e stesse dicendosi: «Non sono meravigliosa? » Di conseguenza, c'è

fascino e aplomb, ma scarsa reale caratterizzazione. Ciò nonostante, questo è il miglior disco che la

Batoli abbia mai fatto, che si gode meglio pezzo a pezzo piuttosto che tutto d'un fiato. Inoltre, la

direzione e l'esecuzione strumentale sono eccellenti. Robert Pennock

giudizio tecnico: BUONO-OTTIMO

Giudizio Tecnico

4 4 2 4

Sbarazziamoci prima del maggior problema di questo CD. Cecilia Bartoli non è mai sembrata così

eterea. La voce è più piccola e meno focalizzata, e si può solo ipotizzare che il bilanciamento di

registrazione sia stato sostanzialmente alterato. Per iniziare, è troppo avanzato, la cantante è

quasi in faccia all'ascoltatore. Il dettaglio è buono e la chiarezza degli strumenti d'epoca è ben resa.

Non ci sono problemi con la dinamica, particolarmente efficace nei piani e pianissimi. Data

la natura sanguigna dei legni, le loro individuali risposte dinamiche sono rese eccezionalmente

bene. L'equilibrio timbrico è perfetto ma il bilanciamento avanzato dei musicisti spiega la

la mia riluttanza a dare massimi voti a qualunque aspetto del suono. Nessuna orchestra che io

abbia mai sentito suona come quella in questo disco. Robert Pennock

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