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Mercoledì, 08 Luglio 2009 13:25

Tchaikovsky: Symphony No.5 in E minor, op.64

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Tchaikovsky: Symphony No.5 in E minor, op.64

Dir. Sir Malcolm Sargent – London Simphony Orchestra

Everest 35 mm. Magnetic film SDBR 3039

Classic Records LP 200 gr. Quiex SV-P

www soundandmusic.com


Giudizio artistico: ottimo

La quinta sinfonia di Tchaikovsky non ha senz’altro bisogno di presentazioni in quanto credo sia uno dei brani più conosciuti in assoluto. Altrettanto spendere parole per l’autore mi sembra superfluo perché tutti lo conoscono più che bene. Questa musica è l’ideale esempio di come un autore possa trasporre in musica la sua personalità tormentata nell’esistenza e nei conflitti interiori. La sinfonia inizia con il suono scuro e triste di un clarinetto che sembra lamentarsi, poi avanzano gli archi, quindi entrano in grande stile gli ottoni che prendono il comando della scena. Tutto è un’alternanza di colori e stati d’animo: ora dolci e appassionati, ora iracondi e furibondi.

Archi dal suono morbido e delicato si alternano a sezioni d’ottoni “ da combattimento” che sembrano volere cancellare dalla faccia della terra tutti gli altri strumenti. Questa “prepotenza” è un po’ la caratteristica di questa interpretazione, bella ma leggermente esagerata. E’ vero che avere tra le mani una bacchetta per potere dirigere un’orchestra come la London Simphony può dare un senso di esaltazione ed euforia, però sta anche nel direttore riuscire a controllare e mitigare le esuberanze eccessive dei musicisti. Quando poi si tratta della sezione degli ottoni, l’orgasmo sonoro prodotto da un volume enorme è facile ad avvenire quindi, bisogna sapere tenere ben stretto le redini della direzione con un controllo ferreo. Nel secondo tempo, dove il tema viene esposto dal corno a cui risponde il clarinetto c’è da notare che il fraseggio è poco legato: l’enfasi eccessiva, anziché aumentare la musicalità generale la mortifica un poco e rende più banale la frase musicale che di per sé non ha bisogno di alcuna sottolineatura. Come pure nel 3° tempo, il valzer allegro moderato presenta degli accenti ritmici sul battere di ogni battuta che francamente sono fuori luogo perché non si tratta né di un valzer di Strass né tanto meno di un solfeggio. E’ proprio questo modo di intendere la partitura che non mi convince molto: sottolineare troppo certi aspetti e caratteristiche della musica portano alla banalizzazione e non aiutano il risultato complessivo. Con questo non voglio assolutamente dire che questa sia una cattiva interpretazione, tutt’altro, però il mio modo di intendere queste musiche è molto più vicino alle interpretazioni del grande Yevgeny Mravinsky che guidava la sua Filarmonica di Leningrado con un controllo assoluto ma con una musicalità impareggiabile. Livio Malpighi

Giudizio tecnico: ottimo

5 3 4 4

Registrazione effettuata usando la pista ottica delle pellicole 35 mm dei film che intrinsecamente è dotata di ottima silenziosità e anche il vinile quiex sv-p da 200 grammi è assolutamente silente.

Il suono risulta naturale e molto dinamico. Ottimi i contrasti e buona la preservazione del timbro strumentale che risulta vicino al reale. Il parametro soltanto buono è l’immagine stereo mentre noto, forse dovuto anche all’eccesso di entusiasmo dei tromboni, una sorta di distorsione nei passaggi in fortissimo degli ottoni. Di questo disco possiedo il nastro originale dell’Everest ma purtroppo non ho ancora avuto possibilità di ascoltarlo quindi non so dire se la distorsione che rilevo sia una caratteristica del master o se derivi da una fase successiva, comunque si tratta di una registrazione interessante da tenere in considerazione. Livio Malpighi.

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