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Martedì, 27 Ottobre 2009 13:23

CHOPIN- CONCERTO PER PIANOFORTE N.1, OP.11. LISZT- CONCERTO PER PIANOFORTE N.1

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CHOPIN. CONCERTO PER PIANOFORTE N.1, OP.11. LISZT. CONCERTO PER

PIANOFORTE N.1. LP Speaker’s Corner/Deutsche Grammophon 139 383. LP 180gr.

Martha Argerich, pianoforte; London Symphony Orchestra, Claudio Abbado. Stereo. Walthamstow Town Hall, Londra, 1968. Prod: R. Brock. Eng: H. Wildhagen.

www.soundandmusic.com


giudizio artistico: ECCEZIONALE

Questa è una delle prime collaborazioni registrate tra Martha Argerich e Claudio Abbado. Una delle

loro altre famose collaborazioni per la DG è la registrazione del Concerto per Pianoforte n.3 di Bartok, una performance eccezionale. La tensione che la Argerich trasmette allo spartito non l'ha mai abbandonata, e tale era anche nei primi giorni della sua carriera. La lettura di entrambi i concerti è molto mascolina, ma con alcuni tocchi di femminilità; lei combina impetuosità e calma in modo rimarchevole. Non c'è mai un momento di noia in entrambe queste letture. C'è spontaneità e lei domina il processo. Abbado accompagna deliziosamente, seguendo i suoi cambiamenti di umore che sono sempre decisi con gusto, ma d'impeto, ma non credo che anch'egli avesse, almeno in quei giorni, la stessa scintilla di magia che aveva la Argerich. L'accompagnamento orchestrale è un po' prudente in confronto ai fuochi d'artificio mostrati da quella grandissima pianista. Ho sentito Abbado dirigere molte, molte volte quando era alla testa della London Symphony Orchestra ed ho sempre pensato che fosse un direttore brillane ma leggermente elusivo. Con la Argerich, non solo la musica sembra nuova, ma lei ha la capacità, come i grandi direttori, di trascinarvi nel suo mondo interiore e la musica cessa di essere note per diventare parole che esprimono le sue emozioni. Se aggiungete che tutto è fatto con grande pulizia, senza volgarità, ottenete quel genere di performance che sembra fuori dalla portata delle giovani stelle di oggi, il cui virtuosismo troppo spesso rimane emotivamente sterile. Un buon disco per conoscere una grandissima pianista. Pierre Bolduc

giudizio tecnico: BUONO

3 3 3/4 2/3

Ciò che impressiona di più in questa registrazione DG prodotta più di quarant'anni fa è il bilanciamento di ripresa tra solista ed orchestra. Il pianoforte non è mai eccessivamente presente

nei pieni orchestrali, eppure si possono sentire abbastanza bene le varie parti dell'orchestra che

accompagna il pianoforte. In confronto alla Settima Sinfonia di Dvorak per la EMI che recensisco in questo stesso numero, i microfoni DG sono stati piazzati ancora più lontano e l'accompagnamento orchestrale non è sempre cristallino. Il pianoforte è ben catturato dai microfoni. In generale la gamma dinamica è nella media della DG. Pierre Bolduc

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