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Mercoledì, 08 Luglio 2009 13:38

BEETHOVEN.QUARTETTI PER ARCHI

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BEETHOVEN.QUARTETTI PER ARCHI

OP.18 NN.1-6. CD Harmonia Mundi HMU907436.37. (2 CD).

Tokyo String Quartet.

Stereo . Studio. The Fisher Centre for Performing

Arts, Annandale-on-Hudson, New York.

Maggio 2006 & Febbraio 2007. Prod: Robina G.

Young. Eng: Brad Michael.

www.ducalemusic.it


giudizio artistico: OTTIMO-ECCEZIONALE

Nell'ultimo decennio circa, alcuni gruppi, come i quartetti Emerson e Cleveland, hanno registrato

resoconti tecnicamente immacolati, ma emotivamente sterili dei quartetti di Beethoven.

Quelli del Tokyo Quartet costituiscono una proposizione decisamente diversa. In questo disco, secondo volume di un ciclo completo, essi offrono un'esecuzione viva e immensamente curata. Considerando l'Op18/5, nel primo movimento c'è una leggerezza di tocco, un fraseggio delizioso, contrasti dinamici, una squisita articolazione ed una sensazione di conversazione tra i musicisti. Nel

minuetto c'è una grazia rilassata ad un tempo fluente. L'andante cantabile canta ad un tempo

giustamente lento ed il finale è un allegro veloce, con un leggero rilassamento del tempo nel

secondo soggetto. A vantaggio degli artisti, va notato che essi non assumono alcuno degli

assurdi comportamenti moderni (evitare i portamenti, i vibrati ed i piccoli cambiamenti di

tempo), mentre l'intonazione e l'unisono sono eccellenti. Cosa fondamentale, tutte le qualità

che caratterizzano questo lavoro sono presenti in ogni battuta degli altri quartetti.

Dunque, un'esecuzione ed una interpretazione praticamente perfette? La parola chiave del

precedente discorso è ‘curata’, e qualche voltal'esecuzione sembra troppo sofisticata. Beethoven

era un compositore immensamente volatile e spiritoso ed il Tokyo Quartet talvolta

manca di cogliere queste qualità. Nei finali i Quartetti Linsday (primo set), Vegh e Talich

colgono maggiore animazione e meglio l'umore astuto del compositore. E mentre i movimenti

lenti sono ampi, la reale profondità del sentimento non è paragonabile. Ancora una volta,

regna l'eleganza. Curioso l'approccio alle ripetizioni - talvolta le fanno, talvolta no!

Ciò nonostante, queste sono performance meravigliose, di cui non vorrei fare a meno, per cui

attendo con ansia il completamento della serie.

Robert Pennock

giudizio tecnico: OTTIMO

4 4 4 4

Così come le performance sono molto civili, così è il suono. Il bilanciamento è leggermente

troppo avanzato, non c'è alcuna percezione dell'acustica o dello spazio attorno ai musicisti

ed il tempo di riverbero è esagerato. Ma trattandosi di una registrazione digitale e data l'attuale

esperienza in fatto di registrazioni, sarebbe decisamente ingenuo aspettarsi molto altro.

Ciascuno strumento ha uno spazio chiaramente definito, nessuno domina e la definizione è

eccellente. Molto di ciò è da attribuirsi all'esatto bilanciamento tra i differenti registri. C'è

comunque un cenno di leggerezza in gamma bassa e la gamma media è un po' macchiata;

avendo ascoltato il Quartetto dal vivo in molte occasioni, so che il suo suono ha maggior peso.

Dato il bilanciamento avanzato, c'è una mancanza di veri pianissimi e questa caratteristica

è via via più evidente quanto più si alza il volume. L'immagine sonora ha dunque una

patina innaturale, quasi indefinibile, ma comunque presente. Quando è combinata con il riverbero,

la cosa diventa piuttosto irritante, ma per alcuni potrebbe essere decisamente affascinante.

In generale, comunque, non c'è niente di drasticamente sbagliato nel suono, niente che

danneggi seriamente l'interpretazione spesso eccezionale. Robert Pennock

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