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Lunedì, 15 Dicembre 2008 10:30

ESTATE. Michel Petrucciani Trio. IRD Records TDM 001-2.

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SACD ibrido. DSD/PCM. Stereo/Multicanale. Forum Recording Studio, Roma, Italy. Febbraio/Maggio 1982. Prod: Maurizio Giammarco, Federico Roà, Amedeo Sorrentino. Eng: Sergio Marcotulli. 5.1 Remix and DSD Mastering (from Original Analog Tape): Matteo Costa & Marco Lincetto.

www.ird.it


Giudizio artistico: OTTIMO

Voi non potete immaginare quanto ci siamo persi, negli anni, della vera natura di Michel Petrucciani. L’ironia, innanzitutto; quella di saper scherzare sulle inevitabili situazioni in cui il disagio fisico da cui era afflitto lo ponevano. E a volte bastava uno sguardo, verso il pubblico, per trasmettere il sarcastico messaggio “Non pensavate ce la facessi a toccare quei tasti, vero?”. Per troppi anni considerato stupefacente il fatto che semplicemente riuscisse a suonare, non per come riuscisse a suonare, indipendentemente da tutto. E l’ascolto di un disco (senza vederne le funamboliche evoluzioni sulla tastiera) aiuta inevitabilmente a focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti meramente sonici e musicali. Primo fra tutti il tocco: omogeneo e gentile, ma anche capace di impeti passionali e nervosi. Un jazzista intrinsecamente jazzista, e per definizione infedele e visceralmente spinto al “tradimento” verso usuali compagni, in cerca di avventure con musicisti nuovi. Un jazzista che è un po’ una prostituta, e che tuttavia non testa nuovi partner per soldi bensì per provare sensazioni e stimuli nuovi. Tornando al disco in oggetto, l’intesa con Furio di Castri mi pare quasi commovente, capace di interagire nelle sonorità e negli scambi, nell’esaltarsi e valorizzarsi . E allora la “Title Track” dell’album, Estate, da splendida canzone di Bruno Martino diviene un intrecciarsi di lirismo e interazione, dove la capacità di “cantare” un tema passano dall’essenza, dalla sintesi della poesia e dall’intesa profonda di un modo di essere profondamente “Trio”. Eppure il disco non è solamente Estate. E’ un po’ la sintesi delle capacità di cui Michel risultava dotato, camaleontismo esecutivo profondamente caratterizzato nello stile, personale e unico come solamente un artista geniale è in grado realizzare.

Enzo Carlucci

Giudizio tecnico: SUFFICIENTE/BUONO

Dinamica: 3

Soundstage: 3

Tonal Balance: 2/3

Dettaglio: 4

L’inizio dell’ascolto non è dei migliori. Sento subito qualcosa che non funziona nel pianoforte, e non riesco capire se si tratti di intermodulazione della registrazione originale o di vera e propria … scordatura. Tuttavia, da qualche parte, avevo letto “DDD”. E di intermodulazione, vero e proprio flagello dei supporti analogici non correttamente tarati, non potrebbe trattarsi. Senonché, nelle note interne leggo “From Original Analog Tape”. Ahaaaaaaa!! Allora da qualche parte deve esserci un errore. In tutta sincerità propendo per la verità di quest’ultima affermazione, e quindi per un più probabile ADD, e quindi, ancora, per un problema di intermodulazione in sede di prima registrazione. Insomma, per farla breve, neanche la perizia di Matteo Costa e Marco Lincetto sono riusciti a raddrizzare, con il remastering, qualcosa che nell’ottantadue era nato storto. Oltre al pianoforte, improponibile nella prima traccia (poi migliora un poco, e questo è dovuto al fatto che il disco è stato registrato in sessioni distanti tra loro di alcuni giorni) a lasciare esterrefatti sono i piatti della batteria, delle vere e proprie lame che definire “frizzanti” significa utilizzare un “eufonico” eufemismo. Il sound stage, a parte l’avanzamento dei piatti, non è poi male, anche se appare un po’ costretto nello sviluppo orizzontale. Ovviamente, la resa del dettaglio è il parametro audio con la valutazione migliore, ma si tratta più di iperdettaglio che raffinato contorno degli strumenti. L’orecchio, il mio orecchio (tuttavia) non riesce ad astrarsi da quel Tonal Balance così errato, male impostato. In una parola: sbilanciato. Rimane la testimonianza artistica ma, sinceramente, valeva la pena trasferire in DSD e remixare il tutto in 5.1 data una qualità di partenza così bassa?

Enzo Carlucci

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