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Mercoledì, 08 Luglio 2009 13:43

WHAT A WONDERFUL TRIO. Tsuyoshi Yamamoto Trio

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WHAT A WONDERFUL TRIO. Tsuyoshi Yamamoto Trio. FIM DXD 079.

CD. Stereo/DXD/Silver 99.9. 1st Studio, Onkio Haus, Tokyo, Japan. 2008. Prod: Takeshi Tee Fujii, TBM. Eng: Yoshihiko Kanari. Mastered on DXD by Bruce Brown/Puget Sound Studios, Seattle, USA.

www.soundandmusic.com


Giudizio artistico: SUFFICIENTE Winston Ma è indubbiamente un personaggio particolarissimo, nel moderno panorama delle registrazioni Hi-End, ed è riuscito ad apportare una ventata non già di novità ma di attenzione a questo particolarissimo mondo. Un po’ guascone, può intuirsi l’approccio “all’attacco” fin dalla lettura delle note interne al CD. Come dire: nell’ambito delle produzioni discografiche nessuno, fino ad ora, ha capito nulla e FIM è nata proprio per “proferire il verbo”. Pretenziosa ci pare soprattutto l’asserzione secondo cui le produzioni jazz siano caratterizzate, innanzitutto, da logiche di mercato. Che il jazz sia da alcuni anni alla ricerca di una propria “nuova identità” ce lo avevano fatto capire le molteplici contaminazioni, spesso senza focus e senza scopo. Però, da lì a dire implicitamente “Adesso vi scelgo io un trio come dio comanda” molto ci passa. Perché lo Yamamoto Trio è costituito certamente da buoni musicisti, equilibrati e con una buona preparazione alle spalle. Tuttavia ci appaiono abbastanza “piatti”, con pochissimi accenni di “ardimento” tipicamente europeo. Un po’ imbalsamati nell’implicita difficoltà nel manifestare emozioni, e tanto attenti all’amalgama generale da apparire senza una precisa personalità. Ecco: forse il difetto più grosso di questo trio è proprio una decisa mancanza di personalità, senza mai rischiare un briciolo in più e senza deviare dai canoni classici della classica interpretazione dei classici standard jazz. Insomma, senza infamia e senza lode. Un disco con cui insonorizzare in sottofondo (e questo è un gran peccato, data la stratosferica qualità della registrazione) i vostri accaldati Party estivi. Enzo Carlucci

Giudizio tecnico: ECCEZIONALE

Dinamica: 4/5

Soundstage: 5

Tonal Balance: 5

Dettaglio: 5

Con riguardo all’aspetto strettamente tecnico, tuttavia, Winston Ma non ha assolutamente torto. Per questa produzione, totalmente nipponica, si è affidato alla ben consolidata struttura legata a Three Blind Mice. La registrazione è avvenuta in studio, in multimicrofonia spinta ma ragionata (particolare utilizzo di microfoni per ogni aspetto di ripresa del trio) e con l’utilizzo di tecniche di stoccaggio distinte (analogiche per LP, e digitali per i CD). Il formato digitale, poi, annovera l’uso del DXD, l’unità attualmente con più alta risoluzione 24 bit/382 kHz). I CD poi sono stati stampati con materiali nobili: oro ed argento puro al 99,99% (quello in mio possesso era il secondo). Risultato finale semplicemente strepitoso: timbri ben distinti e definiti, omogeneità tonale esemplare, micro contrasti da primato.

L’approccio tende a privilegiare il suono diretto e ravvicinato, defocalizzandosi dalla componente riverberata. L’effetto è piacevolmente “monitor”, senza che questo passi per un avanzamento dei piani sonori. Un leggero appiattimento c’è, sicuramente, ma il palcoscenico sonoro è talmente ampio, credibile e preciso da lasciare piacevolmente interdetti dalla qualità della perizia tecnica adottata. Eccellente, ancora, la dinamica (ascoltare la batteria) capace (pur con un apparente “low profile”) di mettere in crisi la risposta ai transienti dell’impianto. Unica nota strana: il sustain del contrabbasso. Il suono è articolato e profondo, ma sembra di mancare proprio nella componente di sostegno al suono. Ho paura, tuttavia, si tratti di una precisa caratteristica dello strumento. Il resto è solo e semplicemente superlativo, dotato di quella naturalezza che tanto mi ha ricordato alcune delle prime registrazioni analogiche della Sheffield Lab … con dinamica e silenziosità proprie del supporto digitale: che si sia arrivati alla quadratura del cerchio?

Enzo Carlucci

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