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Lunedì, 08 Marzo 2010 14:32

Omaggio a Roma - Italo Adami - 45 giri

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Omaggio a Roma

Italo Adami

Ogni audiofilo un po' scafato ha imparato a sue spese che imbattersi in una buona registrazione di musica sinfonica è un fatto piuttosto raro. Già.

Ma trovarne una totalmente soddisfacente, straordinaria, molto, molto al di sopra della media, è un evento letteralmente eccezionale. Capita ogni morte di Papa, o quasi! Perché? Perché ci vuol Fortuna! La fortuna di essere tecnici del suono competenti e sensibili unita alla Fortuna di aver Fortuna. Se sei un bravo ingegnere del suono, la Fortuna l'aiuti con la bravura, ma non puoi

decidere se, come e quando averla. Non dipende da te. La Fortuna … capita. E' un dono.

Il disco che sto per presentare è di quelli baciati dalla Fortuna. Un LP 45 giri con due Ouverture

di Rossini.Una per facciata. Come succede fra sorelle, una è più fortunata e bella dell'altra.

Per la precisione: nei solchi del lato A, quello con L'italiana in Algeri, c'è una delle migliori registrazioni di musica sinfonica mai fatte; il lato B, quello con Il Barbiere di Siviglia non è altrettanto straordinario, pur manifestando caratteristiche sonore notevoli e molto interessanti.

E' un vinile Signoricci registrato da Giulio Cesare Ricci e tirato in quasi 500 esemplari.

L'orchestra è quella dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia diretta dal relativamente

giovane, ma molto quotato direttore-pianista sud-coreano Myung-Whun Chung.

L’Italiana in Algeri Suono lucido, pulito, netto, ma anche ricco, equilibrato e di formidabile impatto dinamico. La sensazione è quella di essere spettatori delle prime file, quelle più vicine all'orchestra. Il clima sonoro fornito dalla sala di registrazione appare scuro e solenne quasi a far

da contrasto al suono dell'orchestra che appare fresco e scintillante. C'è uno stupendo equilibrio fra l'energia diretta e quella riflessa che rende la ripresa sonora nitida e trasparente, pulsante e facile

da ascoltare. Perciò non si ha mai la sensazione di essere ‘soverchiati’, ‘schiacciati’ dalla

potenza sonora dei pieni orchestrali che scivolano via possenti e rilassati mentre, d'altro canto, i pianissimo si manifestano quasi incredibilmente come tali, pur mantenendo totale intelligibilità e

pienezza armonica. La registrazione restituisce una miriade di informazioni spaziali e contrasto dinamico. Volendo, è facile seguire la linea melodica di ogni singolo componente dell'orchestra. Però, e qui sta uno dei miracoli delle grandi registrazioni, ciò che prevale è l'affresco finale, la sensazione di completezza, di forza e di maestosità del tutto. L'aspetto saliente e peculiare

che rende eccezionale questa registrazione è la sensazione di silenzio, di pulizia fra i suoni. Ciò è la base attraverso la quale la musica in esso contenuta può manifestare contrasti e dinamiche verosimili e liberare il contenuto armonico degli strumenti dando luogo a sonorità ricche, piene e composte, fulminanti quando necessario. L'unica edizione de L'italiana in Algeri che conosco

che possa essere paragonata a quella in oggetto è nientepopodimenochè quella contenuta in Venice, il fantastico, raro, caro RCA-LSC 2313, ritenuto da alcuni uno fra i titoli irrinunciabili di musica sinfonica di ogni tempo, uno fra i migliori dischi dell'epoca d'oro della stereofonia.

Contiene brani di musica operistica di autori vari eseguiti dalla Royal Opera House Orchestra-

Covent Garden diretta da Solti. L'originale RCA è molto difficile da trovare. Se capita di incontrarne una copia in buono stato sarebbe saggio non lasciarsela sfuggire.

La Classic Records , circa alla metà degli anni '90, dette vita alla sua riedizione. Però, contrariamente a quello che è accaduto con tutti gli altri RCA-LSC dal grande suono, smise precocemente di stamparla. Sembra che ciò sia dipeso dall'insoddisfazione per il risultato ottenuto, troppo distante dalle ammalianti, ‘misteriose’ e fortunate sonorità dell'originale. Non so se ciò sia corrispondente al vero. (E' vero, PB) Fatto sta che oggi, per trovare una buona copia di Venice,

bisogna aver molta fortuna. Confrontando le due edizioni, quella Signoricci e l'RCA-LSC, de L'italiana in Algeri scopro che la seconda non si fa superare dalla Signoricci in sensazione di potenza, vitalità, brillantezza. Anzi, quella di Venice è monumentale, possente, grandiosa, con un sacco di energia sonora fra e oltre i diffusori. L' edizione Signoricci, anch'essa possedendo dinamica di riferimento, ha però un senso di compostezza e di … nobiltà che nemmeno un disco dal sangue blue come Venice in la copia originale 1s/1s possiede. Il Barbiere di Siviglia Rispetto a L'italiana in Algeri la riproduzione de Il Barbiere di Siviglia offre una diversa prospettiva d'ascolto. Lo spettatore scala all'indietro di qualche fila. L'orchestra appare più lontana. Il suono perde un po' quello straordinario impasto di energia, precisione, freschezza, trasparenza, equilibrio per divenire

un po' meno fulminante ed articolato, più ovattato da una quota superiore di riverbero

ambientale. La stupefacente risposta temporale delle basse frequenze cede un pizzico di coerenza.

Rispetto al suo lato A, il suono di questo lato B, pur essendo figlio della stessa mano e dello stesso luogo, benché possieda una sua coerente logica spazio-temporale, appare più dimesso.

Ciò può avere varie cause. Si può ipotizzare,per esempio, che una variazione della posizione o del numero degli strumenti percussivi abbia costretto l'ingegnere del suono ad uno spostamento, magari piccolo, dei microfoni. Oppure può essere che l'orchestra non sia collocata nello stesso modo

rispetto alla sala e/o ai microfoni in confronto all'esecuzione de L'Italiana in Algeri. Può darsi che la registrazione del Barbiere sia precedente a quella dell' Italiana e che non ci sia stata la possibilità di registrare nuovamente il Barbiere dopo aver sentito il risultato dell' Italiana.

La differenza fra una registrazione strepitosa ed una grande la può fare un'inezia, un particolare,

il caso, la Fortuna. Tuttavia, questo Barbiere Signoricci confrontato con altre edizioni su vinile, non è secondo a nessuno. L'ho trovato più interessante dal punto di vista sonoro dell'edizione Speaker’s Corner - ristampa del Decca SXL 2266 Rossini Overtures con Gamba a dirigere la London Symphony Orchestra. Di quest'ultimo offre un suono più presente, più articolato in profondità, più coerente, meno finto. E' certamente una spanna sopra al RCA LSC 2318 (10/12 s) con Reiner che dirige la Chicago Symphony Orchestra. Per trasparenza e per dinamica gli si avvicinerebbe

il M&K Digital RT 204 Rossini Overtures con la Philharmonia Hungarica diretta da Rozsuyai se non fosse che da quest'ultimo Lp salta fuori di tanto in tanto una sezione ritmica dal suono invadente ed incontrollato che ne penalizza l'intero ascolto. Evidentemente registrare Il Barbiere di Siviglia ha un alto indice di difficoltà. Omaggio a Roma ci restituisce due Ouverture di Rossini ‘interpretate’ dall'ingegnere del suono con fortunata e rara sensibilità. Nel campo delle edizioni in vinile da me conosciute, la registrazione di queste due Ouverture rappresenta un punto d'eccellenza,

di riferimento col quale confrontare quello che c'è stato e quello che verrà, se verrà.

Fraternamente consigliato anche a chi possiede altre edizioni delle Ouverture di Rossini.

Buone note. Italo Adami

Letto 4902 volte Ultima modifica il Lunedì, 08 Marzo 2010 14:32

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