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Mercoledì, 26 Ottobre 2011 11:15

LISZT. PIANO CONCERTOS.

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LISZT. PIANO CONCERTOS.

LP 180gr Speakers Corner/Mercury SC-PH900. London Symphony Orchestra, Kiril Kondrashin. Stereo. Reg: Walthamstow Assembly Hall, London, 1961. Prod: H. Lawrence. Eng: C.R. Fine.

giudizio artistico: ECCEZIONALE

Per lungo tempo questo disco è stato in cima alla classifica audiophile come una delle migliori registrazioni, se non la migliore, dei Concerti per Pianoforte di Liszt. Il primo movimento del Primo concerto apre con un meraviglioso tema, breve, pungente, facile da riconoscere, una sorta di esclamazione che il pianoforte rapidamente abbraccia nella sua risposta. Mi ricorda davvero l'apertura del Primo Concerto per Pianoforte di Ciaikovski, anche se al posto degli accordi ripetuti usati dal russo, Liszt fa dialogare il suo musicista con il clarinetto in un passaggio più quieto. Presto il tema di apertura viene eseguito ancora dal solista e dall'orchestra insieme. Per tutti gli audiofili interessati ai bassi, il secondo movimento apre con i violoncelli ed i contrabbassi che producono un meraviglioso motivo, presto ripetuto dal resto degli archi. Il terzo movimento ha un triangolo che apre il movimento con un quartetto d'archi che lo segue. Poi il pianoforte suona lo stesso tema del quartetto e ne prosegue lo sviluppo. Il movimento termina nello stesso modo in cui è iniziato il primo movimento. La coda del lavoro è il quarto movimento che riunisce tutti i temi dei precedenti movimenti e termina in modo esplosivo. Tutti i quattro movimenti del Primo Concerto sono eseguiti ininterrottamente come nel Secondo Concerto. Quest'ultimo ha un carattere molto diverso dal primo: meno appariscente, meno virtuosistico, più riflessivo. Infatti, laddove nel primo il pianista è il solista e la star della performance, nel secondo egli è più parte dell'orchestra, una voce aggiuntiva che spesso suona con gli archi ed i legni che hanno lo stesso peso e presenza del pianoforte. Dei due, questo è il mio preferito. Un mio amico che scrive libretti ha esposto la differenza meglio di quanto io sia in grado: “Il solista non domina il materiale tematico - infatti, dopo l'apertura il pianista non ha mai il tema nella sua forma originale. Invece, il suo ruolo è quello di creare, o almeno sembrare di creare, variazioni inventive che portano l'ascoltatore attraverso una serie di trasformazioni tematiche. Le varie pause e silenzi non hanno lo scopo di spezzare il flusso musicale, piuttosto sono transizioni nel discorso musicale.” Il concetto può sembrare difficile da afferrare per un pubblico non in grado di leggere la musica, ma dopo aver ascoltato il concerto alcune volte, comprenderete il concetto qui esposto. Richter ci offre una performance di grande statura: estroversa ma mai kitsch, intensa ma mai troppo solenne, gentile e poetica ma mai blanda. Pierre Bolduc

giudizio tecnico: ECCEZIONALE

La qualità della registrazione è A1: raramente sentirete un bilanciamento così glorioso tra un pianista ed un'orchestra all'accompagnamento in cui le voci interiori dell'orchestra sono così brillantemente bilanciate che tutti i legni sembrano accompagnare il pianista! Gli ottoni hanno la fisicità che raramente si sente nei bilanciamenti digitali odierni e la linea del basso è pulita, dettagliata, trasparente. In confronto all'edizione originale Philips, il pianoforte ha più corpo e la linea del basso è meglio definita. L'estremo superiore è un pelo più pronunciato sullo Speakers Corner rispetto al mio LP originale, ma la cosa dipende sicuramente dal fatto che il vecchio LP ascoltato numerose volte ha perso molta della sua frizzantezza originale. Pierre Bolduc

Letto 5417 volte Ultima modifica il Mercoledì, 26 Ottobre 2011 11:15

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