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Mercoledì, 23 Febbraio 2011 17:18

Hugh Masekela Hope: Un confronto fra CD, SACD e LP 45 giri

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Sono sempre stato un convinto sostenitore delle prove a confronto, test in cui le condizioni siano tuttavia le più controllate possibili: ma con supporti sì diversi le complicazioni aumentano considerevolmente...

Introduzione

Già, le prove a confronto, croce e delizia per ogni recensore ed, in linea di massima, appassionato; è mio parere che eseguire una prova comparativa tra apparecchi della stessa tipologia sia quanto di meglio possa effettuare un recensore per trasmettere le differenti caratteristiche sonore dei vari apparecchi in prova: accade troppo spesso che si leggano recensioni mirabolanti in cui il tester riferisce dei soliti “violini setosi” e degli “ottoni lucidi e squillanti,” ma senza citare rispetto a quale apparecchio li ha confrontati: perché, lo spero, un qualche riferimento in testa dovrà pur averlo...! (Sei un ottimista!!! PB). Ecco così che ogni mese il trono di preamplificatore migliore del mondo è occupato via via da questo o quell'apparecchio capitatogli in prova; e, naturalmente, senza neppure capire se sia un prodotto dal suono chiaro o scuro...: peccato. Come dicevo, ho sempre cercato personalmente di riferire invece le caratteristiche della riproduzione dell'oggetto in prova rispetto a qualche altro prodotto analogo: in alcuni casi organizzando delle vere e proprie sessioni di prova ‘in batteria’ che, inevitabilmente, nascondono anche una serie di insidie di cui è necessario tener conto; dando per scontato la perfetta efficienza dei prodotti testati (ed il loro scontato rodaggio e preriscaldamento), le difficoltà maggiori sono da ricercare nelle interfacce: ad esempio, le caratteristiche di un preamplificatore potrebbero modificarsi non poco a seconda del finale con cui viene accoppiato; ecco così che si è costretti a un numero ben elevato di prove incrociate con prodotti anche molto diversi tra loro, giusto per cercare di rendere meno ‘soggettiva’ possibile la prova e cercare di trasmettere opinioni (che in linea di massima permangono in qualche maniera entro l'ambito dei gusti del recensore) confortate da qualche giustificazione che possa comprovarne l'attendibilità. Ma veniamo al nostro caso: la prova a confronto di vari supporti ‘mediali’, invece, rappresenta un banco di prova di ben più difficile affrontabilità, in quanto, naturalmente, buona parte dell'esito del confronto può essere influenzato dalle prestazioni dell'hardware specifico destinato alla lettura e con cui viene condotto il test. Abbiamo quindi cercato di procurarci oltre ai nostri ‘macchinari’ comunemente utilizzati anche un paio di lettori di costo un poco più congruente con quello del giradischi.

Descrizione

L'album Hope del trombettista (e flicornista) Hugh Masekela non è certo recentissimo; ed è già qualche anno che viene utilizzato quale strumento di lavoro per testare gli impianti, sia da parte degli utenti finali che da parte di svariati operatori del settore che frequentemente lo fanno ascoltare in occasione delle varie mostre del settore; e finalmente si tratta di un album non tipicamente audiofilo, nell'accezione più deleteria del termine, ovvero non ci sono i soliti coretti sacri, od un oboe solitario riverberato od uno stuolo di tamburi suonato da una banda di enosaturi...: qui c'è della musica jazz suonata a livello davvero eccellente e molto, molto ispirata: si tratta, infatti, di una dozzina di brani, di cui una buona parte a firma del leader, che vogliono trasmettere un messaggio di speranza alle generazioni future prendendo spunto dalle varie vicissitudini non sempre serene che hanno attraversato le vite di questi suonatori; il titolo Hope, vuoi il caso, è giustamente sintomatico dei sentimenti espressi all'interno di questo disco straordinario.

Analisi sonora

Mi sono stati recapitati tre supporti: il CD, il SACD ed una splendida edizione in vinile, esattamente il doppio a 45 giri della Analogue Products; ho provveduto poi a ‘rippare’ la versione digitale in modo da poterla poi riascoltare con una sorgente costituita da un netbook con Windows XP. L'impianto utilizzato per la prova è costituito da una sorgente analogica VPI Scout con il Braccio ADA MG1, un insieme dal rapporto qualità/prezzo davvero straordinario, dotato di testina Forsell preamplificata dallo stadio phono dello Spectral DMC20 serie II; sorgenti digitali ‘tradizionali’ costituite da una meccanica Proceed collegata al sistema di conversione DCS costituito da un Elgar Plus con il sovracampionatore Purcell; altre prove sono state effettuate con il nuovo convertitore Debussy; per ‘coerenza economica’ è stato utilizzato anche un CD integrato Audio Research CD3 MkI; il SACD è stato suonato con un lettore universale non recentissimo costituito da un Marantz DV7600, affiancato nell'ultima sessione di prove da un integrato EMM LABS con meccanica ‘non tedesca’. Completano l'impianto le amplificazioni Spectral e Pass Labs ed i diffusori Avalon; cavi di varia natura che continuano a ruotare attorno ad alcuni punti fermi costituiti dai Revelational Cables di alimentazione e digitali, gli NBS Monitor One di segnale ed i De Antoni Dotto di potenza. La sala di ascolto è ricavata in un volume sottratto alla famiglia (!), volume che è stato ben dotato di svariati correttori acustici. Breve premessa: è mio parere che le differenze di ascolto che si possono percepire variando un componente siano più marcate quando la qualità soggettiva di ascolto tenda a diminuire: in altre parole, è maggiore la sensazione percepita quando si sostituisca un componente qualitativamente superiore con uno analogo di prestazioni relativamente più modeste (a parere dell'ascoltatore, naturalmente) rispetto alla situazione opposta, ovvero quando l'inserimento sia tendenzialmente migliorativo.

Il vinile

Fedele a questa mia convinzione (del tutto personale, per carità...) ho iniziato gli ascolti con il supporto che credevo (a ragione, ho avuto conferma poi...) essere il più performante, ovvero il vinile a 45 giri della Analogue Productions: le varie sensazioni che qui di seguito riferisco sono un poco il riassunto delle varie impressioni vissute man mano che gli altri supporti si susseguivano all'interno dei vari lettori; ebbene, il giradischi è la sorgente che offre il maggior ‘corpo di riproduzione’, ovvero sembra essere quella che mostra di possedere un equilibrio timbrico completo e ben esteso agli estremi di gamma, soprattutto quella bassa: ecco, quando a suonare è ben evidente il basso di Bakithi Kumalo le note escono (e rientrano...) con estrema velocità, senza alcuna coda temporale od abbellimento timbrico: quello che probabilmente c'era all'interno del Master viene riprodotto pedissequamente dal vinile: in altre parole la gamma bassa mostra di possedere un'articolazione che non è uguagliata da quella proposta dagli altri supporti, ahiloro... Il vinile è inoltre il ‘mezzo’ che riesce a riproporre il soundstage in cui gli esecutori risultano essere più scontornati e ove tutti gli strumenti sono assolutamente svincolati dai diffusori che sembrano così sparire insieme ad i correttori acustici ed all'arredamento della sala di ascolto. Timbricamente il flicorno di Masekela ‘suonato’ dal disco sembra essere quello più vicino al reale: lucido e morbido quando necessario, argentino e graffiante quando l'impeto della partitura lo richiede; in definitiva un risultato superbo, avvicinato solamente sotto alcuni aspetti dal supporto successivo... Giova riferire che la prestazione straordinaria è probabilmente coadiuvata dall'utilizzo degli LP a 45 giri che dovrebbero consentire una dinamica sensibilmente superiore rispetto a quanto offerto dagli LP ‘normali’.

Il SACD

La caratteristica di riproduzione che sembra essere la più simile al vinile è la ricostruzione del palcoscenico immaginario, solo un capello meno arieggiato rispetto a quanto proposto dal supporto in vinile; la dinamica riprodotta dal SACD è davvero eccellente, naturalmente quando a suonare sia l'Emm Labs: il Marantz rimane sensibilmente indietro, pur considerando una differenza di listino di circa 10 volte...; gli attacchi ed i rilasci emessi dall'Emm Labs sono davvero fulminei, forse in misura addirittura maggiore rispetto a quelli del giradischi: cedono tuttavia nel tipo di approccio con cui viene affrontato lo ‘scalino dinamico’, in questo caso in modo anche troppo repentino, la qual cosa rende l'impulso musicale un poco troppo spigoloso e percussivo. L'equilibrio timbrico si discosta da quello del giradischi soprattutto per quanto riguarda la riproduzione del basso: tanto era fluido ed articolato nel vinile, quanto tendenzialmente legnoso diviene con questa riproduzione (ed ancora di più lo sarà, ahimè, con il CD ‘normale’...): intendiamoci, quelle riferite sono differenze che il recensore che state leggendo cerca di esaltare in modo da farle divenire maggiormente comprensibili; si tratta, in realtà, di sfumature, seppur ben chiaramente avvertibili, ma che probabilmente vengono messe maggiormente in evidenza da un sistema di riproduzione in grado di ‘magnificarle’, grazie soprattutto alla relativa qualità dell'acustica ambientale della stanza di ascolto ed al rumore di fondo percepibile all'interno della stessa (inferiore a 25 dB(A)...!); in definitiva un ascolto sempre di altissimo livello, ce ne fossero....!

Il CD

Come anticipato, sono stati utilizzati diversi sistemi di lettura (integrato, meccanica e PC) e di conversione; iniziamo a riferire del CD3 Audio Research, integrato ancora attuale e dotato di grande neutralità e rigore; il passo in avanti consentito dall'utilizzo della meccanica Madrigal con il DCS Debussy, tuttavia, è sostanziale: ebbene, nella riproduzione delle tastiere (in particolare del piano sintetizzato) si può percepire una maggiore veemenza del pianista nella percussione dei tasti, quasi si fosse lui appesantita la mano...; rispetto al SACD riprodotto dal Marantz, poi, vi sono alcune sfumature dinamiche che sembrano essere migliorative: naturalmente, ahimè, il Debussy si deve a sua volta inchinare di fronte al SACD suonato dall'Emm Labs, di cui riprende la potenza e la parziale (rispetto al vinile...) articolazione della gamma bassa. Con l'intervento del convertitore Elgar Plus coadiuvato dal suo sovra campionatore Purcell (operante quasi costantemente in DSD) è ben avvertibile il passo in avanti rispetto alla conversione ‘normale’ del Debussy: l'impronta timbrica è quella, tipicamente DCS, costituita cioè da una sostanziale neutralità di emissione affiancata da un ‘senso del ritmo’ che sembra proprio di certe macchine, non solo digitali (a questo riguardo mi vengono in mente i più recenti diffusori Avalon, le più recenti amplificazioni Spectral ed alcuni giradischi di stampo teutonico a base rigida). Un ulteriore passo in avanti si può ottenere dalla sostituzione della meccanica Madrigal con il netbook (affiancato da un disco esterno Lacie) la cui uscita USB è direttamente connessa con la nostra ‘pennetta’ Audiophile Sound che trasferisce poi il segnale digitale all'accoppiata DCS: in sostanza in quest'ultimo caso si tratta probabilmente della riproduzione che si avvicina di più al vinile e che risulta essere dello stesso livello qualitativo, a meno di differenze minimali, con quanto proposto dall'Emm Labs; giova tuttavia riferire che il supporto CD riprodotto da quest'ultimo non riesce a raggiungere le stesse prestazioni di quanto offerto dall'insieme PC, pennetta e DCS Elgar e Purcell; differenza forse giustificabile dal listino ben distante dei due insiemi....

Conclusioni

Beh, le conclusioni sono quasi scontate: il sistema giradischi analogico è tuttora sensibilmente superiore a quanto proposto dai vari sistemi digitali, di qualsiasi natura; ma questo lo si poteva prevedere, ahimè...: per avvicinarsi alla fluidità di emissione del vinile si deve ricorrere all'ultimissima generazione di riproduzione digitalizzata, ovvero la ‘musica liquida’, convertita in analogico, però, da sistemi dal costo sensazionale... Un'ulteriore conclusione potrebbe essere la seguente: il mercato delle meccaniche digitali e degli integrati senza ingresso digitale sarà destinato inevitabilmente a contrarsi sensibilmente, con conseguente diminuzione sensibile dei prezzi dell'usato; e parimenti potrebbe risultare azzardato investire in sistemi di lettura SACD di costo elevato, quando le stesse prestazioni sono offerte da sistemi di lettura ‘informatici’ coadiuvati da convertitori di alto livello (magari con sovracampionatori); e tra poco le stesse prestazioni potrebbero essere proposte da sistemi più evoluti a costi necessariamente inferiori, o almeno così speriamo... Riccardo Mozzi

Letto 7662 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Febbraio 2011 17:18

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