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Lunedì, 07 Maggio 2012 14:41

Pre phono Onix PH 15, una recensione obbiettiva del prodotto

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Pre phono Onix PH 15

Democratic phono.

Molti audiofili in questi ultimi anni, magari i meno giovani che abbandonarono frettolosamente nei primi anni ’80 i loro vinili a favore del “progresso” digitale od anche coloro divenuti audiofili solo in piena era digitale, si sono chiesti prima o poi se valesse la pena iniziare ad avere un sistema analogico partendo da zero o quasi.

Forse l’avvento repentino della “liquida” (nel senso di musica su files …) ha un po’ sviato l’attenzione da un timido ma piuttosto consolidato crescente interesse sul mondo del vinile, che il mercato negli ultimi dieci anni ha mostrato, seppure su cifre globalmente circoscritte ad una nicchia di appassionati.

Di sicuro un certo numero di persone è approdata ex novo all’analogico, e seppure crearsi una consistente discografia da zero non é certo facile né economico, è pur vero che i listini di molti costruttori mondiali, anche di recente nascita, annoverano fior di prodotti quali sorgenti o pre phono dedicati al vinile.

Insomma, i produttori ci credono, perlomeno finchè dura, e quelli come me che hanno un bel po’ di vinili da ascoltare, non hanno che l’imbarazzo della scelta in un mercato ancora piuttosto vivace.

Questo Onix si presenta con importanti credenziali, se non altro rapportandosi al prezzo di vendita inferiore ai quattrocento euro, che il distributore europeo Pacetech, peraltro italianissimo, ha fissato con la consueta attenzione al rapporto qualità costo per i suoi oggetti.

Un pre phono dunque entry level, costruito, come di consueto per la Casa inglese, in Cina ma ingegnerizzato nella terra di Albione da un manipolo di volenterosi che hanno da pochi anni rinverdito i fasti del marchio, noto ai meno giovani per un modello di integrato che negli anni ’80 risolse il problema dell’amplificatore a molti appassionati dalle orecchie fini ma un po’ squattrinati.

Sulla carta si presenta come un interessante phono per testine magneto mobili ed a bobina mobile, poiché presenta un interruttore per selezionare il guadagno, pari ai 40 db per le MM ed ai 60 db per le MC; purtroppo per queste ultime non è possibile selezionare una impedenza d’ingresso diversa dai canonici 100 ohm, e quindi dovremo scegliere la nostra bobina mobile con una certa attenzione, privilegiando modelli con una resistenza propria vicina ai 10 ohm o comunque modelli che lavorino senza problemi con un ampio range di carichi.

Sulla carta, tanto per fare un esempio, la sempiterna Denon dl 103 con i suoi 40 ohm non potrà essere impiegata al meglio, e ciò è un peccato perché in una catena analogica economica quale questo pre phono andrà ad essere inserito, la testina giapponese è ancora oggi la migliore scelta possibile.

Ad ogni modo le possibili opzioni non mancano, senza dimenticare che la sezione MM di migliore qualità rispetto alla MC, come poi vedremo meglio, può consentire di abbinare ottime ed economiche alternative a magnete mobile affatto inferiori ai modelli entry level a bobina mobile.

Il telaio è di fattura ottima rispetto al prezzo di vendita, con un pannello frontale anche elegante ed impreziosito da un led blu che ne attesta l’accensione; due i soli interruttori presenti, dei quali il primo da destra è ovviamente quello di on/off e l’altro il selezionatore del tipo di testina, se MM o MC.

Scarno naturalmente il retro, con una presa di corrente a 220 v (non c’è il solito trasformatore stile ricarica cellulare esterno a 12 v presente in molte realizzazioni economiche e non solo), ed un ingresso ed uscita RCA con connettori di tipo economico, oltre all’immancabile massa.

Il tutto mi è sembrato onestamente ben fatto, non senza una certa cura nei dettagli che in prodotti economici spesso latita.

Vediamo anche dentro

L’interno non cela miracolosi circuiti (peraltro in elettronica i miracoli proprio non esistono), ma solo, e non é poco, uno stampato ben realizzato e non privo di buoni spunti. Non ho visto né lo schema né molto altro è stato possibile sapere sullo stesso, quindi le poche considerazioni che posso formulare vengono da una osservazione attenta seppure non supportata da dati certi.

La Riaa non viene dichiarata se attiva, passiva o mista, ma da quanto ho visto mi è parsa posta sulla rete di feedback, e quindi in tal caso sarebbe attiva, soluzione che in pre phono economici, soprattutto se a stato solido, appare come praticamente obbligata.

Sullo schema di guadagno abbiamo sostanzialmente tre stadi, due dei quali a fet devoluti al guadagno del circuito MM, ed un terzo ad operazionali, degli ottimi BB opa 604 AP, che fornisce l’ulteriore amplificazione necessaria per l’ingresso MC.

Lo stadio di alimentazione si avvale del consueto, per la ONIX, trasformatore del tipo R-Core, tipologia che consente un eccezionale basso livello di flussi dispersi ed ottime prestazioni elettriche, soprattutto rispetto ai modelli EI, mentre il filtraggio è affidato ad alcuni ottimi elettrolitici Nichicon, impiegati spesso anche su realizzazioni di ben altro costo.

Il resto della componentistica passiva è di ordinaria qualità, mancano condensatori in film plastico di buon livello (perlomeno i due di uscita potevano essere un po’ migliori), ma devo dire che il tutto appare pienamente ed inevitabilmente in linea con il livello di costo.

Va comunque ascritto ai meriti del costruttore una attenta ingegnerizzazione del circuito, e testimonianza di ciò è nella buona silenziosità del preamplificatore, congiunta ad una eccellente impermeabilità a disturbi esterni che possono, in elettroniche meno accorte, innescare ronzii di vario genere.

Qui invece il tutto appare affidabile, trasmettendo una sensazione di sicurezza d’uso, aspetto da non sottovalutare in un pre phono, talvolta fonte di problemi per l’utilizzatore, soprattutto in prodotti frutto di scelte “integraliste” che in realtà celano la poca capacità del progettista di sfornare una elettronica priva di difetti (ma si sa, il marketing funziona).

In poche parole, tanto per essere più espliciti, se un pre phono ronza od è rumoroso, chi se ne frega che suona bene.

E l’Onix, come suona ?

Le prestazioni dell’Onix sono marcatamente differenti tra ingresso MM ed MC, tanto da farne una sorta di “Giano bifronte” musicale.

E’ stato provato nel mio impianto con un sistema analogico imperniato su un giradischi Wilson Benesch con braccio ACT 0.5 con alimentatore Orbit ed una nuova Denon DL S1 che ho recentemente acquistato.

La Denon non è adatta all’ingresso MC di questo Pre phono, per effetto di un valore di uscita di soli 0,15 mv al quale necessitano almeno 65/70 db per un ottimale livello di guadagno, nonché di una impedenza propria di 40 ohm, che mal si interfaccia con i 100 dell’ingresso MC del Onix.

Infatti la resa, pur non essendo affatto disprezzabile, è stata afflitta da un certo appiattimento dinamico ed una lentezza che non sono assolutamente propri né della testina né di questo pre phono.

Archiviata la Denon ho rimesso in funzione la mia vecchia Lyra Lydian, oramai da ristilare ma ancora in grado di suonare in maniera considerevole sebbene non al meglio delle sue possibilità.

Qui i valori elettrici del Onix sono pienamente ottimali per la Lyra, ed infatti il risultato è stato di buon livello.

Ultima opzione che mi sono potuto permettere, è stato di provare una Goldring 2500, MM di rango e di prezzo importanti, prestatami da un volenteroso amico di lunga data al cui impianto faccio spesso ricorso per prove di vario genere (non fatevi mai un amico che scrive su riviste, lui si sta pentendo …).

Con la Goldring la resa è stata di ottimo livello, costituendo una accoppiata che mi sento sicuramente di consigliare.

L’ingresso MM del Onix PH 15 fornisce prestazioni molto apprezzabili, la resa è ben contrastata e dinamica, la timbrica presenta un medio senz’altro da annoverare tra quelli “caldi”, con un colore tendente al rosso/bruno, molto piacevole con incisioni un po’ asciutte come quelle derivate dai primi master digitali degli anni ’80.

Da rimarcare una certa attenzione al controllo del medio alto, mai fastidioso e graffiante seppure lucido e ben definito.

Devo onestamente dire di non aver mai sentito di meglio, perlomeno in modo evidente, in un pre phono da meno di 500 euro.

Sul versante delle frequenze medio basse ed a scendere, la prestazione si fa più ordinaria, con una lieve eccessiva coloritura della gamma nell’intorno dei 400 hertz, particolarmente critiche in quanto molti strumenti importanti, come il pianoforte o gli archi bassi, hanno molte fondamentali ed armoniche proprio in quel range di frequenze.

Anche il basso, mai invadente comunque, mostra qualche limite di estensione (probabilmente il circuito è filtrato energicamente sulla prima ottava per abbattere eventuali subsoniche sempre in agguato con l’analogico) ed ha una modulabilità non proprio esemplare.

In questa categoria di prezzo siamo comunque su prestazioni allineate ai migliori concorrenti.

Le altissime frequenze meritano un plauso per completezza ed ariosità, ma anche sul versante della finezza di grana, piuttosto sorprendente, l’Onix si manifesta in tutta la sua raffinatezza e mancanza di distorsioni evidenti.

Il resto non si caratterizza per limiti evidenti, tranne forse che per una certa lentezza nei transienti, in alcuni casi anche piacevole e rilassante, ma che però si allontana non poco dalla resa dal vivo; in taluni casi insomma si apprezza un po’ di romanticismo, un po’ come fanno alcuni pre phono valvolari, dipendendo molto anche dall’incisione che ascoltiamo.

Ho apprezzato molto comunque una certa plasticità del medio, sempre piacevole con gli strumenti a fiato, che rende l’emissione sonora musicale e ricca di particolari, essendo l’Onix un pre phono dotato di rara, per la categoria di prezzo, trasparenza acustica, nella quale i particolari meno presenti non sono omessi e dimenticati nell’amalgama sonora, ma vengono rappresentati con una certa attenzione.

Tale virtù è però purtroppo relegata solo dal medio in su, in quanto come già detto scendendo in frequenza il contrasto e l’intelleggibilità del messaggio sonoro si fa meno preciso e più sfumato.

Con l’ingresso MC le cose cambiano leggermente e purtroppo in senso negativo.

Aumenta la lentezza del medio basso, che ora appare più confuso ed un po’ “melmoso”, e la dinamica ed il micro contrasto risultano meno incisivi.

Sia chiaro che la prestazione globale rimane piacevole e priva di fastidio evidente, ma ritengo che comunque le più che buone prestazioni dell’ingresso MM non possano ritenersi pienamente “fotocopiate” da quello MC.

Conclusioni

Ritengo questo Onix uno dei due/tre migliori pre phono sotto i 500 euro, avendone ascoltati non dico tutti ma una buona parte, in compagnia con i modelli più economici di Trigon e Lehmann Audio, che ricordo più dinamici e contrastati ma forse meno musicali di questo Onix.

La possibilità di impiegarlo con testine MC ne ampia le opzioni di impiego, ma a titolo personale lo ritengo più un phono MM con l’opzione MC piuttosto che un pre veramente completo.

Insomma, io lo impiegherei con una ottima MM ed avrete la garanzia di prestazioni al di sopra della media, soprattutto con basi analogiche economiche dal suono un po’ striminzito in gamma media, come i Rega entry level ed i Clearaudio in acrilico, che giustamente risultano tra le basi analogiche economiche più amate dagli appassionati.

Vedrei molto di buon occhio, oltre alla Goldring utilizzata per la prova, anche modelli MM Audiotecnica o, potendo, le Grado, che costituiscono sempre una eccellente alternativa alle MC di prima fascia, talvolta insidiose negli accoppiamenti e più bisognose di cura.

Penso proprio che questo Onix sia un’ottima scusa per iniziare, nel terzo millennio, ad ascoltare qualche buon vinile senza doversi svenare, o per sostituire elettroniche di primissimo prezzo che non possono avere i suoi indiscutibili pregi.

Sarà il suo costo assolutamente sostenibile, o il suo funzionamento impeccabile e piacevole, ma l’Onix è uno di quei prodotti che si farà amare da subito.

INSERTO MUSICALE

Aqualung: il clochard progressive.

Questo disco dei Jethro Tull era ed è un immancabile oggetto in qualsiasi discoteca, anche le più improbabili e scalcinate.

Il mio esemplare è una stampa italiana dei primi anni settanta.

Nessuno può non aver avuto in mano almeno una volta questa bellissima copertina (con la ”liquida” certi piaceri ce li possiamo proprio scordare), vera e propria opera d’arte, di un LP che ha fatto la storia del rock progressive degli anni ’70.

Una vera concept opera, musicalmente varia e ricca di ispirazione, dedicata alle vicende umane di un personaggio inventato (la somiglianza con Ian Anderson mentore del gruppo è solo casuale) un barbone la cui vita viene trasposta nell’umanità di quei primi anni settanta, disillusi e aperti a molti più dubbi e speranze di qualche anno prima.

Musicalmente siamo su livelli altissimi, un prog-rock privo di certi barocchismi degli anni successivi, con contaminazioni di folk inglese e cambi di registro geniali.

La celebre title track inizia con il riff di chitarra interrotto da un istante di silenzio, in modo piuttosto drammatico e teatrale.

Inizia la storia di “Aqualung”, e la voce di Anderson nasale e non semplice mette alla prova subito il pre phono Onix: la resa è ottima, il medio alto per fortuna ben controllato (qui molte elettroniche moderne particolarmente affilate cadono inesorabilmente) ed un lieve margine di (aggiunto ?) calore fornisce a questa voce un certo grado di musicalità, seppure ammansendone una certa ruvidezza propria. Con la successiva “Cross-Eyed Mary” il contrasto tra chitarra e pianoforte è reso con la dovuta plasticità, seppure questo pianoforte, che dovrebbe suonare piuttosto asciutto e teso, risulti invece un po’ più grasso e ricco del solito.

L’immagine è verosimile (è un disco registrato in studio e l’immagine è pura fantasia del tecnico del suono) ed i due strumenti sono ben separati e dettagliati; il giro del basso, trascinante e swingato, pecca lievemente di articolazione, ma sorregge pienamente un brano di notevole impatto.

I tre brani seguenti, forse i più acustici dell’intero album, ci introducono in una atmosfera malinconica che l’Onix sa descrivere con finezza, particolarmente con una chitarra acustica dettagliata e realistica, forse un po’ più grande del dovuto e quindi meno precisa del solito, ma armonica ed emozionante.

La voce, ora meno rabbiosa rispetto al primo brano, ma qui quasi sussurrata, risulta chiara e leggibile, ma soprattutto “umana”, come deve essere in qualunque incisione.

Il resto, è pura poesia fatta musica, e forse l’apoteosi si raggiunge con il primo brano del lato B, quella “My God” che rappresenta il culmine narrativo di questo capolavoro di album; la lunga suite di oltre sette minuti si dipana in un alternarsi di chitarra e pianoforte (una costante musicale dei Jethro Tull), cori e l’immancabile flauto di Anderson, in una varietà impressionante di pattern ritmici ed una atmosfera medioevale che richiama a radici folk e ad opere corali quali i Carmina Burana.

L’Onix è pienamente in grado di rappresentare tutto ciò con una vena particolare, addirittura personale, ricca e mai disumanizzata o asettica, come invece suona la versione in cd di questo album, in qualunque lettore digitale lo abbia fatto suonare.

Miracoli dell’analogico, di questo formidabile disco, e di questo Onix PH 15, che non sarà il miglior pre phono del mondo, ma che possiede tutto ciò che serve per ascoltare come si deve qualunque disco in vinile.

Letto 10655 volte Ultima modifica il Lunedì, 07 Maggio 2012 14:41

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