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Lunedì, 24 Agosto 2015 13:15

Opere di Britten e Seabourne per viola

L'etichetta italiana Sheva Collection ha pubblicato un CD, "Viola dolorosa", con brani per questo strumento e pianoforte scritti dai due compositori inglesi ed eseguiti da Georg Hamann e Akari Komiya

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scritto da Peter Seabourne per Georg Hamann, membro del Quartetto Aron, "Pietà" composizione di ampie dimensioni in cinque movimenti è dedicata alla memoria dei genitori del compositore. La fonte di ispirazione é in parte di origine pittorica: la Pietà di Michelangelo che, dopo un viaggio in Italia di alcuni anni fa, è rimasta profondamente impressa nella sua mente, come il bel ritratto di Nicodemo (un autoritratto dello scultore). L’opera divisa in cinque parti esplora i sentimenti quali la nostalgia, la rassegnazione, l’incertezza, la rabbia e la sconfitta.La parte della viola è particolarmente impegnativa. Altri compositori hanno utilizzato la viola per esprimere simili profondi sentimenti: Sostakovic nella sua tarda sonata, come pure le elegie di Stravinsky, Glazunov, Elgar, Howells, Fauré, Enescu, Britten e Carter. Il particolare colore del suono tipico della viola è evidentemente adeguato per questi territori emozionali.
Da ragazzo Britten suonava la viola. La sua Elegy venne abbozzata il primo agosto 1930, il giorno in cui tornò a casa dopo il suo anno finale presso la Gresham’s school. Per ragioni sconosciute queste bozze non vennero successivamente utilizzate; probalilmente esse vennero dimenticate o forse furono associate al suo ambivalente rapporto con l’esperienza scolastica. Gli abbozzi vennero scoperti soltanto dopo la morte del compositore nel 1976, quando furono pubblicati come una versione eseguibile con il titolo Elegy. Nabuko Imai la presentò in prima esecuzione pubblica nel Festival di Aldeburgh il 22 giugno 1984.
Il  brano  relativamente  breve  è  costruito  in  forma  ternaria:  lente  e  riflessive  sezioni  laterali  circondano  un  episodio centrale più agitato che si svolge nel registro acuto della viola. Il clima è sobrio e malinconico, tuttavia caratterizzato da un senso armonico sperimentale e intenso, dando vita a scale cromatiche discendenti e ampi intervalli che producono l’effetto di malinconici sospiri musicali. Sebbene l’opera sia quella di un compositore dalla personalità non ancora completamente formata, dimostra in ogni caso una mente ricca di originalità e di futuri sviluppi. Al contrario, Lachrymae fu composta da Britten per il violista scozzese William Primrose, che ne eseguì la prima esecuzione assoluta, accompagnato da Britten stesso, al festival di Aldeburgh il 20 giugno 1950. Ancora una volta abbiamo la testimonianza dell’interesse di Britten per gli antichi compositori inglesi, perchè egli utilizzò il canto If my complaints could passions move dal First Booke of Songes or Ayres (1597) di Dowland. Il tema tuttavia appare soltanto alla fine del brano, preceduto da una serie di variazioni, o più accuratamente “metamorfosi riflessive” basate fondalmentalmente sulla linea iniziale del brano. Questa forma di “variazioni e tema” venne riutilizzato nel successivo Nocturnal per chitarra e nella Cello Suite no. 3. Britten inoltre utilizza alcuni brani del suo famoso Flow my tears nella sesta variazione.


Notizie fornite da Sheva Collection


www.shevacollection.it

 

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