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Mercoledì, 21 Ottobre 2015 10:31

Nuove produzione discografiche per Roberto Ottaviano e Rino Arbore

L'etichetta Dodicilune propone "Astrolabio" del sassofonista e "The roots of unity" del chitarrista; i due dischi vedono la partecipazione del musicista francese Michele Godard

 

Dopo il grande successo di critica dell'omaggio a Steve Lacy, il sassofonista barese Roberto Ottaviano torna con Astrolabio nel quale è affiancato da tre straordinari musicisti: Gianluigi Trovesi (clarinetto alto), Glenn Ferris (trombone) e Michel Godard (tuba, serpent basso elettrico). L’Astrolabio era uno strumento che misurava l’altezza apparente degli astri sull’orizzonte. Qui diventa il suono di quattro strumenti a fiato che si compatta e diventa nuova macchina immaginifica per guidare il viandante alla ricerca della mèta. Così in una combinazione tra passato e futuro, tra scienza e fede, sapere e sentire, questo quartetto di argonauti viaggiatori guidato da Roberto Ottaviano evoca percorsi e terre lontane nel tempo e dal respiro ritmico misterioso approdando nelle nuove costellazioni dell’immaginazione sonora. Attraverso l'elaborazione di brani ispirati ad antichi codici e tra oriente ed occidente, viene ricostruito un affresco su di un crocevia, luogo di residenze, passaggi e partenze per la Terra Santa, variamente popolato. Roberto Ottaviano è nato a Bari nel 1957. Studia il sassofono con Federico Mondelci e Steve Lacy, composizione e arrangiamento con Bill Russo e George Russell. Dal 1979 svolge un’intensa attività concertistica e discografica in tutta Europa, collaborando con alcuni fra i più importanti musicisti americani ed europei. Come leader e come freelance ha modo di fare tournée in varie parti del mondo comparendo in alcuni fra i più importanti festival italiani e internazionali. Dal 1989 è titolare della cattedra di Musica Jazz presso il conservatorio Nicola Piccinni di Bari.

"The roots of unity" è invece il titolo del nuovo progetto discografico del compositore e chitarrista pugliese Rino Arbore, affiancato da Mike Rubini (sax e flauti), Pippo D’Ambrosio (batteria e percussioni) e da Michel Godard (tuba e serpentone). Si tratta di un progetto che indaga sul concetto di unità prendendo spunto dalla “coincidenza” iconografica della madonna addolorata con la donna araba con il burqa. Queste due immagini, magicamente sovrapponibili, costituiscono motivo di grande interesse e approfondimento: la simmetria iconografica diviene sinergia e creativa fusione di stilemi popolari e colti, sinestetica fusione. La musica, di matrice improvvisativa, ma con una decisa e puntigliosa “scrittura”, muove dai suoni ancestrali del rito, con l’obiettivo di evocare immagini che si riferiscono alle tradizioni popolari con l’intento di mostrare l’esistenza di un linguaggio che nella diversità riconduce all’unità, rinnovando il senso della musica come espressione di socialità religiosa, lungo i tòpoi della Puglia primitiva (con le influenze della religiosità araba e bizantina), sulla tradizione che muove in transizione verso suggestioni nuove e che si collega idealmente alla musica popolare, ma tende al futuro del suono incognito. L’avventura artistica, costituita da composizioni originali di Rino Arbore, si caratterizza per il “suono”, scarno e a tratti approssimativo, convivendo nella band chitarra, batteria e percussioni, sax alto, tuba e serpentone; grazie al prezioso contributo dei sensibili musicisti che danno vita al progetto si ottiene un clima sonoro che parte dalla tradizione antropologica, attraverso l'uso di scale modali e temi popolari, e rimanda sia al cameristico che all’avant–garde. Significativa la presenza di Godard, studioso dei rapporti tra l'improvvisazione jazz e la musica popolare antica e la musica di Banda di carattere devozionale, legato alla Puglia per avere dedicato ben due opere discografiche a Castel del Monte (all'interno del quale ha anche registrato) ed alla figura Federiciana.


Notizie fornite da Dodicilune


www.dodiciluneshop.it

 

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