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Domenica, 29 Ottobre 2006 10:28

Beethoven. Concerto per Pf. n.1

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BEETHOVEN. CONCERTO PER PF. N.1. Michelangeli, Wiener Symphonker, Giulini.

LP Speakers Corner/DG 2531 302. LP 180 GR.

Stereo. Live. Singverein, Vienna, 1979. Prod: K. Faust. Ing: K. Hiemann


giudizio artistico: ECCEZIONALE

Ho elargito un ‘eccezionale’ perché Michelangeli suona da Dio. Tutto è perfetto: l'articolazione, il timbro, i ritmi, le scale, tutto (ed intendo tutto) è assolutamente cesellato in modo immacolato. Se vi piace questo Beethoven, allora la versione di Michelangeli non ha pari. Il tocco, la precisione, il fraseggio incredibilmente sottile sono in effetti prodigiosi. Il problema è che per quanto possa ammirare un tale Beethoven, non riesce a commuovermi. Ha il calore del marmo di una statua greca, ha le proporzioni perfette, emana la sua serena bellezza, ma non accarezza l'anima. In quanto esercizio di pianismo la registrazione è senza confronti; come tentativo di proiettare la torreggiante forza di Beethoven fallisce, perché è troppo perfetta per essere umana. E' una performance che si ascolta una volta nella vita, e sono sicuro che i fortunati presenti al concerto devono aver lasciato la sala scossi dai brividi; ma la fragilità dietro la forza, I punti di domanda dietro alle affermazioni, dove sono? Quando abitavo in Canada sono stato abbastanza fortunato da poter andare ad ascoltare il famoso baritono Tedesco, Dietrich Fischer-Dieskau, che cantava un ciclo di Mahler. Il critico disse che era semplicemente troppo perfetto. Pensai che fosse un idiota. Come poteva un tale fraseggio, una tale bellezza di timbro, in effetti una tale perfetta emissione, essere troppo perfette! Ora so che ero io l'idiota. Nota: sono passate quarantott'ore da quando ho scritto queste righe e ho realizzato che forse il modo migliore per qualificare questa performance unica è: classica, più verso Mozart che verso il tardo Beethoven. Forse dipende da me: chi sono io per criticare un pianista come Michelangeli? Eppure, ascoltate qualcuno come Kempff, specialmente nella sua prima registrazione del lavoro - l'edizione mono della DG è disponibile in un cofanetto - e la delicatezza, la quieta spiritualità nel movimento lento, ebbene: è lì per essere percepita. Dei tre movimenti, nella lettura di Michelangeli, il terzo in rondò è il più impressionante: in esso, la favolosa articolazione, il senso delle proporzioni ed il tocco magico di Michelangeli contribuiscono a dare peso a questo rondò senza renderlo banale.


giudizio tecnico: SUFFICIENTE-BUONO

[ASGiudizioRecensioni 4 3 2 2/3]

Una tipica produzione DG dei tardi anni '70: I legni non hanno consistenza timbrica, gli ottoni mancano di mordente e di presenza, il suono degli archi è decente ma il bilanciamento tra archi, legni ed ottoni appare artificiale nella sala molto riverberante - in particolare i legni cercano di farsi sentire, un peccato perché il loro dialogo con gli archi ed il pianoforte risulta meno articolato e definito. I legni si trovano in difficoltà specialmente nei piani orchestrali, nei passaggi più delicate, per esempio. Nel movimento lento il loro timbro sembra più naturale e la loro presenza più sicura. Il pianoforte è molto avanzato nell'immagine sonora, ma possiede un timbro delizioso in gamma media e ogni sfumatura che Michelangeli produce è chiaramente udibile. Gli archi gravi godono di una buona presenza - ascoltate l'introduzione del primo movimento - ma mancano di dettaglio e risoluzione.

Pierre Bolduc

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