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Mercoledì, 26 Ottobre 2011 11:31

THE CARS. SHAKE IT UP

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THE CARS. SHAKE IT UP. MobileFidelity
SoundLab UDCD 788. Stereo. Reg: Syncro Sound Studios, BostonUSA, 1981. Prod: Roy Thomas Baker. Eng: Ian Taylor. Mastering: Bob LoVerdeper, su sistema Gain2.
www.soundandmusic.com
giudizio artistico: BUONO

Nata nel 1976 e , per questo motivo, da molti collegata al movimento Punk, la band di Ric Ocasek e Ben Orr non ha mai avuto, in effetti, forti legami con quel genere se non per quel che riguarda il look e certi atteggiamenti iniziali. Certo, il primo lavoro omonimo (1978) era effettivamente caratterizzato da suoni duri e di una certa robustezza. Suoni che, però, erano più attinenti all'hard rock di scuola americana e che già facevano l'occhiolino alle radio FM, pur nella loro, ancora grezza, ingenuità. La svolta verso un pop-rock tinteggiato di morbida e innocua new-wave (questo sì), di grande presa e di una pur evidente originalità, avvenne già dal secondo LP e li portò, grazie alla bravura compositiva di Ocasek, oltre che ai vertici delle charts USA, pure ad una costante evoluzione che caratterizzò fortemente gran parte dei loro pezzi, tanto da farne dei veri e propri classici ancora oggi ascoltatissimi, e non solo negli States. Shake it up è 'il quarto album e sancisce il definitivo passaggio ai synth, alle tastierine elettroniche ed alle Drum-machine, simbolo dell'era MTV della quale i Cars furono tra i primi portabandiera e che li traghetterà a quell'Heartbeat city del 1984, miliardario emblema del loro pop futuristico, conosciutissimo anche da noi grazie, soprattutto, a quella canzoncina intitolata Drive sulla quale, credo, sono nate o finite milioni di storie d'amore di chi, negli 80s, aveva una ventina d'anni. Chiaro che, in molte canzoni (su tutte l'iniziale,bellissima, Since you've gone), l'origine rockettara è ancora presente e la voce di Ocasek, che si spartisce pressoché equamente i cantati con il più dolce e tradizionale Beniamin Orr (passato a miglior vita da una decina d'anni), ha quel minimo di straniante che riesce a dare fascino anche ad alcune cosette non proprio esaltanti e sempre più indirizzate ad un pubblico tele-adolescenziale o adolescenzial-televisivo. I Cars, comunque, erano bravi musicisti , eccellenti compositori e grandi professionisti dal vivo. Lo dimostrarono, a tutto il mondo, la notte del Live Aid (chi scrive, per vari motivi, se lo ricorda bene) quando il loro act fu il più bello e coinvolgente in assoluto, assieme a quello di Tom Petty. Il CD in questione, quindi, è ancora divertente, si ascolta volentieri, riesce a far battere il piedino e scuotere la testa, malgrado i suoni che sono effettivamete datati, come quasi tutto ciò che proviene da quegli anni. Piero Grassano

giudizio tecnico: OTTIMO

Confezione opulenta come sempre, questa OMR in tiratura limitata e solo CD. E pure un bel lavoro. I dischi dei Cars, si sa, erano già prodotti molto bene visto che, in effetti, tratta vasi di materiale che faceva delle suggestioni sonore e degli effettacci il suo punto di forza. Tinte patinate e levigatissime, quindi, anche nei pezzi più ‘ruvidi’. Il lavoro ottimamente svolto da Mobile Fidelity ne accentua fortemente il punch ed il senso di dinamica generale e conferisce un maggior carattere a voci e strumenti,mettendo in luce particolari riguardanti ambienza e dettaglio che, pur presenti, risultavano appiattiti nelle precedenti versioni su supporto digitale (chi scrive, però, non ha riscontri con quelle su vinile) e ne annulla totalmente la sensazione di metallicità e compressione. Non si può, logicamente, parlare di immagine olografica, visto che le registrazioni pop sono molto più attinenti ad una visione impressionista di ciò che viene inciso, piuttosto che alla riproposizione fedele della realtà. E mi sembra sia giusto così. Possiamo invece dire che i piani sonori acquistano maggiore evidenza, spessore e spazio tra loro, posizionandosi perfettamente, con grande senso di intelleggibilità, dove gli eccellenti soundengineer del tempo hanno voluto posizionarli, lavorando accuratamente sui loro mixer. Piero Grassano

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