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Lunedì, 15 Ottobre 2007 12:29

THE CORONATION OF KING GEORGE. OPERE DI HÄNDEL, PURCELL, BLOW, TALLIS, GIBBONS, FARMER E CHILD

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The Choir of King’s Consort, The King’s Consort, King. SACD

Hyperion SACDA67286. (2 SACD). 41:04 - 59:43.

DSD. Stereo. Studio Recording. St Jude-on-the-Hill, Hampstead Garden Suburb, Londra. 2001.

Prod: B.Turner. Eng: P.Hobbs. Ass. Eng: A.Hallifax.


giudizio artistico: ECCEZIONALE

Sono passati oltre cinquant’anni dal 1952, anno che vide l’incoronazione di Elisabetta II, e, dal momento che, a dispetto di tutte le chiacchiere mondane che affollano i rotocalchi, la monarca britannica sembra del tutto refrattaria ad abbandonare il trono, può essere molto interessante rivivere in disco la fastosa cerimonia di incoronazione che, nonostante il trascorrere dei secoli, ha mantenuto nel corso del tempo lo stesso fastoso cerimoniale. Robert King - che alcuni anni fa aveva rievocato il celebre Sposalizio del mare veneziano - ha ricostruito la cerimonia di investitura che nel 1727 diede la corona a Giorgio II e alla regina Carolina, munifici mecenati di Händel. Al compositore sassone vennero infatti commissionati i quattro anthem che avrebbero costituito il cuore musicale delle diverse fasi della cerimonia. Questi celebri lavori erano già stati registrati da King una dozzina di anni fa con splendidi risultati, che vengono oggi replicati, forse con un pizzico di consapevolezza in più: si ascolti, per esempio, Zadok the priest, le cui battute iniziali vengono tratteggiate dal giovane direttore inglese con una delicata trasparenza che, grazie a un calibratissimo crescendo, giunge all’insostenibile fortissimo che coincide con l’entrata del coro e delle quattro trombe. Ma andiamo per ordine. La grande giornata di Giorgio II si apre con l’annuncio dato dalle campane dell’abbazia di Westminster e dall’alternarsi di fanfare di trombe e di processioni di timpani. Dopo il vivat di rito, viene eseguito il breve e toccante anthem O Lord, grant the king a long life di William Child (1606-1697), primo vaticinio di vita, gloria e salvezza per il futuro sovrano. Dopo una solenne processione strumentale di Händel dal carattere estroverso e brillante, l’ingresso della coppia regale all’interno della abbazia viene accompagnato dal celebre I was glad when they said unto me di Henry Purcell, che King delinea con estrema sapienza grazie all’apporto di un coro trasparente e coeso, confermandosi una volta di più l’interprete più autorevole di questo repertorio. A questo punto vescovi, duchi e conti, detentori rispettivamente dei poteri spirituale e temporale, dichiarano la loro fedeltà a re Giorgio, riconoscendo senza riserve la piena legittimità delle sue pretese al trono. È in questa fase che viene eseguito l’ampio Let thy hand be strengthened di Händel, brano emotivamente molto trascinante e ricco di suggestioni. Il brano successivo, una litania di Thomas Tallis, ci porta improvvisamente indietro di due secoli e, grazie alla sua scrittura severa e rigorosa, contribuisce ad accentuare la solennità della cerimonia, ponendo in piena evidenza tutto il suo carattere atemporale. Più o meno contemporaneo di Tallis, John Farmer è l’autore di Come, Holy Ghost, l’invocazione immediatamente precedente l’unzione del re, segno del favore divino che va ad aggiungersi al riconoscimento umano, che fa uno straordinario contrasto con il secondo anthem di Händel, il già citato Zadok the priest. Conclusa l’unzione, ha luogo la solenne investitura e l’incoronazione vera e propria, fase che viene conclusa dalla formale intronizzazione del sovrano. Per questi momenti forti, i brani scelti sono Behold, o God, our defender di John Blow, maestro e amico del più celebre Henry Purcell, il terzo anthem di Händel The king shall rejoice e il Te Deum tratto dal Second service di Orlando Gibbons, un compositore attivo durante il regno di Carlo I e contemporaneo, tra gli altri, di Thomas Lupo e John Coprario. In quest’ultimo brano, King dà un’ulteriore prova del suo talento, restituendo alla pagina di Gibbons un’incredibile presenza e vitalità. A questa fase succede l’omaggio di rito dei potenti del regno e l’incoronazione della regina, momento che coincide con il quarto e ultimo anthem di Händel, My heart is inditing. La cerimonia si conclude quindi con l’uscita da Westminster della coppia regale, segnata da una fragorosa processione di timpani e dal tono marziale delle fanfare che lasciano infine spazio al festoso scampanio delle chiese londinesi, che accolgono con sincera esultanza l’arrivo del nuovo re. Questa è la ‘cronaca’ della giornata che, a dispetto dell’elaborato cerimoniale, viene resa da King con straordinaria espressività e grande energia, al punto che viene quasi da rammaricarsi del fatto che - conclusa l’integrale delle opere vocali di Purcell - il direttore inglese abbia di fatto smesso di occuparsi del repertorio inglese tra Sei e Settecento. Ottimi tutti gli strumentisti - del coro si è detto - con particolare riferimento alle prove di assoluto rilievo degli strumenti a fiato. Un’incisione da non lasciarsi assolutamente sfuggire, anche per le condizioni ‘amichevoli’ proposte dalla Hyperion, che offre questo cofanetto doppio al prezzo di un solo CD.

Giovanni Tasso


giudizio tecnico: OTTIMO

DINAMICA: 4

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 4

DETTAGLIO: 4

Non sono sicuro che sia giusto recensire solo la versione stereo di questo SACD ibrido multicanale. Infatti quella che ho ascoltato non è una registrazione a due canali ma le versione stereo di un’incisione a cinque canali. Ci tengo a sottolineare questo aspetto perché ascoltare un disco pensato e concepito per la riproduzione stereofonica comporta una serie di differenze rispetto a una versione stereo di una registrazione multicanale. Temo che in futuro questo problema si ripresenterà per quasi tutte le registrazioni multicanale. Sono curioso di leggere cosa scriverà Marco Lincetto recensendo la versione multicanale di questo SACD a proposito del tentativo compiuto dai tecnici del suono per riprodurre lo spazio acustico di una grande chiesa. Da quello che ho percepito sulla versione stereo, i risultati ottenuti sono comunque davvero impressionanti, potendo vantare una superba risoluzione dinamica, un’estensione a entrambi gli estremi dello spettro di frequenze di altissimo livello e una profondità sconfinata. Rispetto alla rimasterizzazione della PentaTone del disco di ouvertures rossiniane interpretate dalla Academy of St Martin-inthe-Fields diretta da Neville Marriner recensita su questo stesso numero, non si avverte la strepitosa risoluzione dei dettagli degli archi che caratterizzava la registrazione quadrifonica effettuata in origine dalla Philips (ho il fondato sospetto che per queste incisioni siano state adottate due disposizioni microfoniche diverse). Tuttavia questa osservazione non deve essere presa come un giudizio negativo. Avete mai preso parte a un concerto in una chiesa di grandi dimensioni? L’incisione in esame tenta di riprodurne il palcoscenico sonoro dal punto di vista di un ascoltatore seduto in una posizione piuttosto avanzata. L’imponente acustica che ne deriva tende a mettere in secondo piano tutti quei piccoli dettagli così cari a noi audiofili ma, tutto sommato, non mi ha impedito di apprezzare il disco. Per stilare una valutazione tecnica veramente definitiva del disco in esame dobbiamo quindi attendere il giudizio relativo alla versione a cinque canali, che - non bisogna dimenticarlo - rappresenta il vero concetto di questo evento musicale. Detto per inciso, il CD standard non vanta la stessa ricchezza tonale della versione DSD a due canali, presentando un palcoscenico sonoro dall’immagine più appiattita, dando in qualche modo all’ascoltatore l’impressione che il bilanciamento sia più ravvicinato e, di conseguenza, molto più eccitante.

Pierre Bolduc

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