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Venerdì, 19 Ottobre 2007 12:42

MATER. D’ASTORGA. STABAT MATER.

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S.Gritton, S.Fox, S.Bickley, P.Agnew, P.Harvey, The King’s Consort, R.King.

SACD Hyperion SACDA67108. 73:20.

DSD. Stereo. Studio Recording. St Jude-on-the-Hill, Hampstead Garden Suburb, Londra. 1999.

Prod: B.Turner. Eng: P.Hobbs.


giudizio artistico: OTTIMO-ECCEZIONALE

A distanza di alcuni anni, l’etichetta inglese ripresenta in SACD una delle registrazioni più interessanti della vastissima discografia di Robert King. Lasciati per un attimo i prediletti Purcell, Händel e Vivaldi, il giovane direttore inglese concentra la propria attenzione sul famoso Stabat Mater di Luigi Boccherini - qui presentato nella versione nel 1800 – e quello virtualmente sconosciuto di Emanuele d’Astorga (1680-1757). Ed è proprio il lavoro di quest’ultimo, un compositore che divise le proprie vita e carriera tra Italia e Spagna come il suo quasi coetaneo Domenico Scarlatti e lo stesso Boccherini, a offrire gli spunti più significativi. Infatti in esso si può apprezzare una espressione drammatica delineata con mano esperta e sicura e un raffinato gusto per la cantabilità direttamente riferibile alla scuola napoletana che proprio in quegli anni stava apprestandosi a conquistare l’Europa. Come sempre l’interpretazione di Robert King presenta numerosi spunti interessanti, come la capacità di dare libero sfogo agli affetti che pervadono le due opere presentate in questo disco, delineando affreschi sonori di impressionante espressività. Per esempio, la tesa e severa costruzione contrappuntistica con cui si apre lo Stabat Mater di d’Astorga permette al direttore inglese di creare una atmosfera di palpabile drammaticità che si estrinseca in un panneggio dalle tinte scure e affascinanti. Protagonista di questa sezione è il coro del King’s Consort che, a differenza di molte altre registrazioni – prevalentemente di oratori händeliani, in cui sfoggia un virtuosismo senza limiti - in questo caso evidenzia una intensità struggente e dolorosamente partecipe che potrebbe rivelarsi addirittura adatta per il ben più complesso e tormentato Stabat Mater rossiniano. Per quanto riguarda i solisti, ancora una volta si rivela vincente la scelta di due soprani dalle caratteristiche vocali nettamente diverse come Susan Gritton e Sarah Fox, che nell’ampio «Eia Mater» dello Stabat di Boccherini riescono a dare un vero respiro alla pagina, strappandola alla deprimente uniformità con cui viene di regola eseguita. Un altro aspetto apprezzabile è costituito dalla decisione di presentare un mezzosoprano donna e non un contraltista come vorrebbe la consolidata tradizione anglosassone: Susan Bickley sfoggia infatti un’emissione senza la minima sbavatura e una prova ricca di carattere e personalità. Di eccellente livello anche il tenore Paul Agnew - un veterano del repertorio italiano, essendo stato per anni una delle colonne del glorioso Consort of Musicke di Anthony Rooley - e il basso Peter Harvey, entrambi anche in possesso di una buona pronuncia e della giusta comprensione del senso dei testi, qualità tutto sommato non così comuni. Nel complesso si tratta di un’ottima aggiunta al crescente catalogo dei SACD.

Giovanni Tasso


giudizio tecnico: OTTIMO-ECCEZIONALE

DINAMICA: 4/5

EQUILIBRIO TONALE : 4/5

PALCOSCENICO SONORO: 4/5

DETTAGLIO: 4/5

Dopo avere ascoltato questo disco ho riveduto il giudizio che avevo assegnato al cofanetto doppio händeliano (The Coronation of King George) della Hyperion recensito in questo stesso numero, abbassandolo dall’ ‘ottimo-eccezionale’ all’ ‘ottimo’. In altre parole, si tratta di una registrazione più che buona ma che non possiede l’eccellente qualità del disco in esame. Queste buone qualità si sostanziano soprattutto in una atmosfera molto intima ottenuta, palpabile anche all’ascolto dello strato CD standard/2 canali, nella stessa chiesa dell’incisione händeliana. Gli strumenti appaiono definiti molto meglio, l’escursione dinamica è davvero impressionante - le voci si librano in maniera del tutto naturale e senza alcuna forzatura - e l’immagine sonora rivela una definizione sotto tutti gli aspetti migliore del cofanetto dedicato a Händel. Solo il basso - è questo il motivo che mi ha spinto a non assegnare un ‘eccezionale’ altrimenti meritatissimo - appare non perfettamente definito: in certi passaggi – almeno sul mio impianto, ma con ogni probabilità anche su molti altri - nel registro grave non è tonalmente abbastanza variato da contrapporsi adeguatamente al suono del contrabbasso. Nel compolesso si tratta di uno dei migliori dischi della Hyperion da me ascoltati negli ultimi tempi. Marco Lincetto analizza la versione DSD multicanale in un prossimo numero di AS.

Pierre Bolduc

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