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Venerdì, 26 Ottobre 2007 11:52

Fauré/Ravel

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FAURE’. TRIO CON PIANOFORTE IN RE MINORE OP.120. DEBUSSY. TRIO CON PIANOFORTE IN SOL MINORE. RAVEL. TRIO CON PIANOFORTE.

Florestan Trio. SACD Hyperion SACDA67114. 65:50.

DSD. Stereo. Studio Recording. Henry Wood Hall, Londra. 1999. Prod: A.Keener. Eng: T.Faulkner.


giudizio artistico: OTTIMO

Composti rispettivamente da un adolescente ancora alla ricerca di una propria identità artistica, da un adulto nel pieno possesso dei propri mezzi espressivi e da un compositore anziano ormai giunto all’epilogo della carriera, i tre trii presentati su questo disco rappresentano altrettanti vertici della cameristica francese a cavallo tra Otto e Novecento e tappe di fondamentale importanza della produzione europea. Il brano più vecchio (ma non per questo più datato) è il Trio di Claude Debussy (1880), lavoro che vide la luce in Toscana dietro la sollecitazione di Nadejda von Meck, la musa ispiratrice di Ciaikovsky che aveva preso a cuore la sorte di questo talentuoso diciottenne che quattro anni più tardi si sarebbe aggiudicato il prestigioso Prix de Rome. Il Trio in sol minore rispecchia fedelmente gli orientamenti stilistici del Debussy di quegli anni, che sopportava a stento gli eccessivi fragori e le insopportabili ridondanze retoriche della musica tedesca prediligendo una vena melodica più semplice e lineare in grado di assicurare una gradevolezza immediata e priva di forzature che potesse piacere agli ospiti che prendevano parte alle raffinate soirée organizzate da Madame von Meck. Il Trio di Maurice Ravel, composto nel 1914, è un’opera molto ambiziosa, strutturata in quattro ampi movimenti da cui emerge la grande originalità del compositore francese, che si sostanzia sia sotto l’aspetto formale - come si può notare dal trattamento del tutto personale della forma-sonata nel primo movimento - sia sotto il profilo della varietà contenutistica, che va dalla accesa vitalità della Pantoum alla linearità ossessionante della Passacaille, sia - infine – nella sperimentazione ritmica (si ascolti, per esempio, nella Passacaille la continua alternanza tra 5/4 e 7/4 che conferisce all’ascolto una vertiginosa impressione di instabilità). Composto otto anni più tardi, il Trio in re minore di Gabriel Fauré spalanca prospettiva ancora diverse. Infatti, se nell’opera di Ravel vi sono strutture ancora chiaramente riconducibili alla tradizione del passato, nel lavoro di Fauré il significato della musica non appare in maniera evidente ma va ricercato tra le righe. Come si legge nelle belle note di copertina firmate da Roger Nichols, per quanto strutturalmente il Trio di Fauré segua il classico schema Allegro-Andante-Allegro, il maggiore piacere si ricava seguendo gli arditi voli pindarici dell’autore, senza preoccuparsi troppo della forma e concentrandosi sugli aspetti linguistici e contenutistici. Protagonista assoluto di questo disco è il Florestan Trio, una giovane formazione inglese che per la Hyperion ha già pubblicato alcune belle registrazioni dedicate a Brahms, Dvorák, Schumann e Schubert. Fin dalle prime battute si percepisce una grande sensibilità e una straordinaria cura dei dettagli, con la pianista Susan Tomes che funge da efficacissimo collante e ‘regista’ nello sviluppo del discorso musicale. Molto bella è anche la tavolozza timbrica che riesce a cogliere ogni spunto nella propria individualità contribuendo a dare freschezza e vitalità a partiture talvolta camaleontiche e non sempre facilmente afferrabili. Nel confronto con l’altra edizione in mio possesso, quella che vede protagonisti i più blasonati Vladimir Ashkenazy, Itzhak Perlman e Lynn Harrell (Decca), le letture del Florestan Trio ne escono a testa alta, rivelando una maggiore adesione allo spirito degli autori (un fatto che si nota soprattutto nel Trio di Ravel) e una fantasia e una spontaneità nettamente più spiccate, cui si aggiunge un suono decisamente più morbido ed espressivo. Un disco veramente consigliabile.

Giovanni Tasso


giudizio tecnico: OTTIMO

DINAMICA: 4/5

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 4/5

DETTAGLIO: 4

Sulle prime la versione CD standard di questo disco riesce a convincere l’ascoltatore di possedere un’eccellente qualità sonora, sfoggiando notevoli micro-dinamiche, un timbro del pianoforte molto realistico (di solito nei trii il suono del pianoforte è molto simile a quello di una scatola chiusa, fatto che in questa incisione non si verifica) e un’ottima estensione: infatti il suono è sempre molto controllato e definito e si prova sempre la sensazione che la musica possa librarsi sempre più in alto. Naturalmente, alzando il volume il registro medio-acuto rivela qualche durezza di troppo e l’immagine sonora, già non definita al meglio in partenza, tende a sfocarsi ulteriormente. Le registrazioni digitali ci hanno fatto dimenticare con quanto efficacia le incisioni analogiche riuscissero a riprodurre un palcoscenico sonoro naturale e un colore degli archi caldo e affascinante. Passando alla versione DSD a due canali (questo disco è stato registrato solo in stereo, per cui non esiste versione multicanale) consente di apprezzare una definizione nettamente maggiore, un timbro del pianoforte migliore - soprattutto nel registro mediograve - colori del violino più caldi e persino micro-dinamiche di maggiore impatto. Personalmente, quando si tratta di musica da camera, le mie preferenze tendono ancora a cadere sulle vecchie registrazioni analogiche, tuttavia nel caso specifico ci troviamo di fronte a un’ottima registrazione di trii.

Pierre Bolduc

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