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Martedì, 06 Novembre 2007 13:08

ROSSINI: OUVERTURES

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Academy of St. Martin-inthe- Fields, Neville Marriner.

SACD PentaTone PTC 5186 106.

DSD. Stereo. Multi-ch. Studio Recording. 1974. Prod: V.Negri.


giudizio artistico e giudizio tecnico:

Dopo avere raggiunto un accordo con la Philips Classics, la PentaTone sta ora ripubblicando su SACD ibrido alcuni titoli del catalogo della Philips realizzati negli anni Settanta con tecnologia quadrifonica. Anche se credo che nessuno dei dischi editi dalla PentaTone sia mai apparso in versione quadrifonica durante l’era del vinile, l’etichetta olandese - fondata da un gruppo di ex dipendenti della Philips - sta attualmente dedicando tutte le sue energie a rimasterizzare queste registrazioni quadrofoniche su SACD multicanale. Oltre a queste rimasterizzazioni, la PentaTone sta anche realizzando registrazioni nuove - alcune delle quali sono già state recensite sulla nostra rivista - tuttavia l’aspetto più importante della registrazione è questo: è possibile ascoltare gli artisti di punta di una delle case discografica più prestigiose del mondo su un nuovo formato ad alta risoluzione e non le solite incisioni audiophile dalle ambizioni più modeste che garantiscono una grande qualità sonora e in troppi casi interpretazioni piuttosto noiose. Sotto questo aspetto nelle ouvertures di Gioachino Rossini eseguite dalla Academy of St Martin-in-the-Fields diretta da Sir Neville Marriner non si avverte nessunissimo motivo di noia. In effetti le esecuzioni in esame sono veramente straordinarie: l’intonazione dei legni è irreprensibile mentre il suono d’insieme sfiora la perfezione, mettendo in evidenza un magnifico colore degli archi. Inoltre la disciplina dell’orchestra è tale che per crederci è necessario sentirla. Queste esecuzioni non possiedono lo slancio di un Toscanini (nessuno ce l’ha!) ma rivelano una vena umoristica (all’inglese, intelligente, eseguita con un tono deliziosamente neghittoso e mai tronfio) che va salutata con grande favore in un’epoca come la nostra di interpretazioni routinarie. In ogni caso, l’esecuzione non è solo elegante ma vanta anche uno slancio ritmico che pervade ogni brano, contribuendo ad aumentarne fascino e bellezza. Le dimensioni relativamente ridotte dell’orchestra ci consentono di cogliere meglio lo spirito più autentico di questi lavori: il rapporto tra gli archi e i legni appare molto evidente e i dialoghi tra le diverse sezioni orchestrali presentano sempre una trasparenza cristallina. Questo risultato si deve anche alle scelte compiute in sede di registrazione: l’immagine sonora è infatti ravvicinata, con i legni a mio giudizio proiettati troppo in avanti, un fatto che tende a renderli leggermente dominanti - ammetto comunque che in questo caso più che di una valutazione oggettiva si tratta di una materia che riguarda i gusti di ognuno di noi. Ciononostante, nel suono degli archi - con particolare riferimento ai violini primi e secondi - la restituzione dei dettagli è meravigliosa, un fatto che appare evidente soprattutto all’ascolto dello strato DSD. Lo stesso discorso vale per gli archi gravi. Non aspettatevi un registro grave particolarmente consistente: infatti, per questa registrazione la Academy of St Martin-in-the-Fields probabilmente non allineava più di tre contrabbassi, una realtà che viene colta alla perfezione dal bilanciamento globale degli archi. Anche le micro-dinamiche si rivelano eccellenti. Nel complesso si tratta di un’incisione del tutto godibile, che raccomando caldamente a chiunque cerchi una registrazione analogica rimasterizzata su un supporto ad alta risoluzione. Ascoltando la versione su SACD (a due canali, la versione a quattro canali verrà recensita da Marco Lincetto in uno dei prossimi numeri) ho notato un maggiore rilievo all’immagine sonora: primi e secondi violini delineati molto meglio, un registro grave leggermente più profondo e una migliore resa delle macro-dinamiche. Non si tratta quindi di una vera rivoluzione ma di un sensibile miglioramento.

Pierre Bolduc

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