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Venerdì, 18 Gennaio 2008 13:21

GRIEG. ORCHESTRAL SONGS.

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GRIEG. ORCHESTRAL SONGS.

Olav Trysvagson. Text: Bjørnstjerne Bjørnson); Foran Sydens Kloster, Six Songs with Orchestra; Ved Rondane (In theHills), Op.33 No.9 Marita Solberg, soprano; Solveig Kringelborn, soprano; Ingebjörg Kosmo, mezzosoprano; Trond Halstein Moe, baritono; Bergen Philharmonic Choir, Voci Nobili, Bergen Vocal Ensemble, Bergen Philharmonic Orchestra, dir. Ole Kristian Ruud. SACD BIS SACD-1531.DSD. Multicanale. 6/2004 e 11/2005, The Grieg Hall, Bergen, Norvegia

Prod: M.Nagorni e H.Kipfer; Eng:

T.Brinkmann e J.Braun

www.jupiterclassics.com

giudizio artistico: BUONO


Edvard Grieg non è considerato principalmente uno scrittore di musica vocale, ma qui abbiamo ne un disco intero il cui ascolto affascina. Gli estratti dall'Olav Trysvagson sono pieni di oscure chiavi minori. Questa è musica di accompagnamento molto buona e ben degna di essere ascoltata, ma non è opera! Il linguaggio musicale immediatamente riconoscibile di Grieg, con i suoi enfatici accordi guidati dalle percussioni, è pieno di motivi e fraseggi deliziosi, di armonie e orchestrazione nordiche, ma non si presta ad uno sviluppo drammatico; nei due estratti finali il linguaggio diventa leggermente ripetitivo e prevedibile. Foran Sydens Kloster è opportunamente scuro ed inquietante, ma delude quando cade in una bizzarria hollywoodiana all'inizio del coro delle monache. Le prime sue delle sei canzoni sono ben noti estratti dal Peer Gynt, e benché le altre siano pure ottime, non possiedono lo stesso livello di ispirazione melodica; lo stesso dicasi di Ved Rondane, nell'orchestrazione non proprio idiomatica di Halvorsen. Come ho già detto, dunque, un disco interessante ma non, forse, uno che vorrei ascoltare interamente in un'unica sessione. Grieg era un ottimo, ma non grande, compositore ed il programma di questo disco funziona meglio se viene

diviso in due parti. Robert Pennock


giudizio tecnico: OTTIMO

DINAMICA: 4

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 4

DETTAGLIO: 4

Dal punto di vista tecnico, tutto è ottimo, anche se Marita Solberg è, timbricamente, in un certo senso monodimensionale. Il baritono Moe ha una voce scura molto bella e declama con una certa autorità negli estratti d'opera. Sfortunatamente, tutti i cantanti esprimono il moderno disagio del non poter usare legato e portamenti, ma in questa era interpretativamente 'pulita' ciò è, ahimè, normale. L'orchestra suona molto bene, anche se senza gran carattere, ed il direttore tiene tutto in movimento. Il suono di questo disco è – fino ad un certo punto - eccellente. Si ha la sensazione della profondità e sia l'immagine che la definizione sono superbe. Nessun registro domina e anche se il bilanciamento è avanzato, è pur sempre accettabile. Sia i solisti che il coro sono colti in un'eccellente prospettiva spaziale e si possono isolare le varie sezioni del coro. Ma tutto ciò è completamente innaturale. L'orchestra ed i solisti sono un grosso blocco di suono circondato dal vuoto ed i legni sono privi di un qualunque timbro o fluire analogico. Pare tutto una produzione da studio e non è così che una registrazione dovrebbe apparire. La maggior parte dei dischi BIS che ho ascoltato sono così e la cosa diventa parecchio fastidiosa!

Robert Pennock

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