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Giovedì, 22 Febbraio 2007 11:20

Impianto di Carlo Borra

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Il mio impianto hi-fi e' installato in una stanza mediamente insonorizzata di 5mt x 4mt x 2,70mt.

L'impianto e' posizionato su una consolle in pietra massiccia ed i componenti piu' critici (sorgenti di segnale) sono ulteriormente isolati a mezzo "sandwich" composto da una lastra di marmo nero ad alta densita' poggiato su tre piedini Audio Tekne in carbon block. Il giradischi analogico e' ulteriomente 'accordato' con interposizione di 3 palline di Iso-Tak sotto i piedini.

Premetto che ogni tanto vado ad ascoltare concerti di musica classica e quando mi capita (troppo raramente per la verita'), qualche gruppo jazz. Con questo non intendo asserire di essere un buon conoscitore della musica dal vivo e del suono degli strumenti acustici, ma grazie anche a questi ascolti occasionali, credo di avere fatto da tempo le mie scelte definitive circa il modo in cui deve suonare un buon impianto hi-fi alle mie orecchie. Un certo aiuto mi e' venuto anche dai consigli di ascolto di un signore giapponese di nome Kiyoaki Imai (costruttore dell'amplificatore integrato in mio possesso), che mi hanno permesso di mettere insieme i componenti dell'impianto suggerendomi una serie di parametri d'ascolto ritenuti particolarmente importanti ai fini di una riproduzione musicale vicina alla realta'.

Come dice Imai, si deve ascoltare la musica attraverso l'impianto e non il viceversa, quindi ho cercato di scegliere fra quegli apparecchi che offrivano maggiore naturalezza e senso del ritmo, in grado di proporre un'emissione sonora fluida e libera da costrizioni, con una elevata gamma dinamica ed una capacita' di trasferire particolari senza eccedere in iperdefinizione. Nella mia spasmodica ricerca dei componenti 'giusti' ho ascoltato di tutto e mi sono accorto che molti impianti hi-end, soprattutto quelli basati su amplificazioni a transistor di alta potenza accoppiati con casse a bassa efficienza, sono tarati per emettere un suono iperdefinito ed asciutto con una risoluzione apparentemente elevata ed una notevole precisione scenica, ottenute pero' a scapito della naturalezza e del corpo strumentale. A detta degli esperti, questo sarebbe il suono corretto per un ambiente domestico normale, dove la stanza dedicata all'ascolto della musica non e' particolarmente trattata acusticamente e molto spesso di dimensioni medio-piccole. Tuttavia io credo che non ci sia niente di piu' lontano dalla realta' di un suono sostanzialmente piatto ed asettico, mancante di movimento e coda musicale: gli attacchi dovrebbero essere riprodotti adeguatamente veloci ed alti mentre i fronti di discesa degli strumenti non dovrebbero troncare a meta' la nota ma lasciare che il suono si stemperi nell'aria consentendo di avvertire il cosiddetto 'suono del silenzio', dove c'e' una grande quantita' di informazioni che la maggior parte degli impianti tende a cancellare per fornire quelle sensazioni di analiticita' e dettaglio tanto care a molti audiofili, ma anche tanto legate a 'riproduzione' e poco a 'musica'. Oltre ad un corretto equilibrio timbrico, un ulteriore elemento di discriminazione e' stata la capacita' di riprodurre un suono pieno senza apparente compressione dinamica al variare del livello di ascolto fermo restando la necessita' di un controllo accurato delle frequenze estreme senza risonanze o rigonfiamenti.

Ebbene, ho lentamente raggiunto il convincimento che dovevo orientarmi su un sistema di altoparlanti a tromba di elevata efficienza, che mi avrebbe garantito sensibilita' ai piccoli segnali elettrici, in grado di assicurare una riproduzione delle nuances musicali anche a livelli di ascolto non stratosferici, nonche' una dinamica 'live'. Siccome non me la sentivo di avventurarmi nell'autocostruzione, mi sono orientato sulle Klispchorn per l'elevata efficienza (104dB/Watt/metro), per una timbrica sostanzialmente corretta e per la lunga tradizione di questi storici diffusori. Ovviamente, vista l'efficienza, ho potuto scegliere un'amplificazione valvolare di qualita' in grado di proporre trasparenza, calore e naturalezza, abbinata ad una circuitazione raffinata di ridotta potenza, e quindi un integrato Audio Tekne da 8+8 watt. Per le sorgenti non mi dilungo piu' di tanto. Per il digitale mi sono alla fine orientato su una meccanica robusta e ben progettata, mentre per il DAC ho scelto un valvolare da 20bit a cui ho sostituito le "orride" SOVTEK con delle ottime Philips ECC88 Miniwatt che hanno drasticamente migliorato le prestazioni: e' incredibile l'entita' del miglioramento in termini di dolcezza e rifinitura delle alte, di ambienza e trasparenza nonche' profondita' e controllo delle basse frequenze (provare per credere). Aggiungo che sono arrivato alle Philips dopo aver provato valvole GE, Sylvania, Mullard, Siemens e Telefunken. Per quanto riguarda la sezione analogica, il giradischi e' tipico della scuola tedesca, pesantissimo e ben rifinito. Col braccio SME V ed una testina Koetsu Platinum, produceva un suono troppo secco e un po' sordo. Sostituendo la Koetsu con una Van Den Hul Grasshopper GLA il suono e' diventato molto piu' vivace ma sempre un po' freddo. Lavorando di fino, ho elaborato un sandwich isolante (marmo+carbon block+IsoTAC) che ha "accordato" il giradischi donando un po' di calore e rotondita' al segnale inviato dal pickup. Il pre Brinkmann e' stato quasi una costrizione perche' era l'unico in grado di offrire un carico in ingresso di 600 Ohm necessario per un buon funzionamento della Van Den Hul. Questo componente e' in attesa di sostituzione in quanto non sono convinto delle sue prestazioni (in particolare della sua trasparenza).

Il registratore a bobine e' frutto di un mio vecchio sogno, quando ancora giovane, con pochi soldi a disposizione, dovevo accontentarmi di un impiantino ridotto all'osso (giradischi+ampli+casse) menre sognavo i Revox ad occhi aperti. Lo uso per copiare LP dei miei amici.

Da ultimo, alcuni ritocchi sui diffusori: non ho ancora considerato la possibilita' di 'upgradare' la tromba dei medi e quella degli alti perche' trattasi di intervento abbastanza impegnativo, ma ho nel frattempo sostituito i crossover originali per la verita' realizzati con componenti di modesta qualita' , con un sistema della ALK Engineering basato su componenti di elevata qualita' e ricalcolato per migliorare l'incrocio fra le trombe nonche' il tipo di carico visto dall'amplificatore, per non parlare della rotazione di fase. Il risultato e' un suono piu' rifinito e certamente piu' trasparente, soprattutto nella zona attorno ai 5000-10000 Hz. Di sicuro si e' ridotta la sensazione di incrocio fra i driver, sembra quasi un suono monovia. Ovviamente senza perdere in sensibilita'.

.

Sorgenti analogiche:

Giradischi "Acoustic Signature Analog One MKII" con braccio "SME V" e testina MC "Van Den Hul Grasshopper III GLA"

Pre-pre phono Brinkmann "Fein"

Registratore a bobine "Revox-Studer PR99 MKIII" 2-tracce

Sorgente digitale:

Meccanica CD "Teac P-30"

Convertitore 20bit "Audio Research DAC-3" modificato con valvole Philips ECC88 Miniwatt

Amplificazione:

Amplificatore integrato Audio Tekne TFM 8904 PCS 8+8 Watt

Diffusori:

Klipschorn modificati con crossover ALK Engineering "AP12-AK3 & ES5800", collegati in bi-wiring

Cavi di segnale e potenza:

Audio Tekne

Software:

Circa 350 LP Pop, Rock, Blues, Jazz

Circa 400 CD Pop, Blues, Jazz, Rock, Classica

Cordiali saluti

Carlo Borra

Letto 7162 volte Ultima modifica il Giovedì, 22 Febbraio 2007 11:20

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