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Lunedì, 12 Novembre 2007 10:45

STRAVINSKY: L’UCCELLO DI FUOCO

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STRAVINSKY. L’UCCELLO DI FUOCO. London Symphony Orchestra, A.Dorati. LP Classic Records/Mercury SR 90226. LP 200g.

Stereo. Watford Town Hall, UK. 1959. Prod: W.Cozart Fine. Eng: C.R.Fine.

disponibile online da

www.soundandmusic.com

STRAVINSKY. L’UCCELLO DI FUOCO.FIREWORKS. TANGO. SCHERZO A LA RUSSE. THE SONG OF THE NIGHTINGALE. London Symphony Orchestra, A.Dorati. SACD ibrido Mercury Living Presence 470 643-2.

Stereo. 3 canali. Watford Town Hall (Uccello di Fuoco), 1959. Altri brani, 1964.


L’edizione in vinile

Talvolta avviene un miracolo. L’orchestra suona da Dio, il direttore è ispirato ed i suoni che essi producono insieme sono catturati da un ugualmente ispirato ingegnere che lavora in una sala di registrazione che magicamente riesce a restituire ogni piccola sfumatura che i musicisti estraggono dallo spartito. Il Mercury SR 90226 è proprio quel genere di miracolo. Consideriamo prima la sua riedizione Classic Records su vinile da 200g.

L’esecuzione è veramente di altissimo livello, specialmente i legni che proiettano i giusti colori per ciascun differente tableau. Dorati non tratta questo pezzo come un semplice spartito sinfonico; egli lo conduce opportunamente come un balletto, con ciascuna sezione espressa col giusto carattere, senza che ciascuna diventi un brano a sé stante. In altre parole, le scelte di Dorati per quanto riguarda fraseggio, tempi e bilanciamento non sono mai a detrimento dell’unità dello spartito. Dall’apertura molto quieta all’esplosivo finale, come ha detto uno scrittore su Internet, questa performance sembra un convoglio di carrelli lanciato a velocità folle su e giù per le curve rotaie delle montagne russe. Miracolosamente, anche se i tempi sono tutti piuttosto rapidi, non mi paiono per niente affrettati.

Naturalmente, i tempi veloci hanno senso soltanto se non oscurano l’articolazione. In altre parole, se non potete sentire chiaramente le note allora non c’è utilità ad adottare tempi folli. Non è questo il caso: primo, a causa dell’incredibile esecuzione della London Symphony Orchestra; secondo, grazie all’immagine sonora definita straordinariamente bene della registrazione originale. Tutto è leggero e arioso, e sentite come ciò impatti sulla risoluzione dei contrabbassi nel passaggio di apertura molto delicato: ogni nota è chiaramente udibile anche a volumi molto bassi. Ascoltate i timpani e la loro effervescenza. Gli ottoni hanno un vero punch ed i legni cantano liberamente senza alcun accenno di congestione. Il bilanciamento della registrazione è ravvicinato ed è così che mi piace: potete sentire i musicisti suonare con foga, sono vicini a voi, le sonorità che producono sono palpabili. Non c’è alcuna velatura digitale qui! Quando attaccano i tromboni o le trombe, non sembrano giocattoli: sono massicci, incisivi al punto giusto. Meraviglioso. E che dire di quella grancassa? Se il vostro front-end analogico ne è al livello, i diffusori tremeranno nei passaggi in fortissimo.

Ho sentito che esiste (esisteva?) una edizione a 45 giri ma, come tutte le edizioni Classic Records a 45 giri, ne sono state stampate veramente poche copie che sono difficili da trovare sul mercato. Se ne trovate una, compratela. Se non la trovate, questa edizione a 33 giri non vi deluderà. Un mio amico ha trovato una delle prime stampe originali (FR1) che suona meravigliosamente, ma non è altrettanto dinamica ed estesa, specialmente alle basse frequenze, come l’edizione Classic Records. Comunque, la gamma media dell’originale ha qualcosa di magico che la riedizione non possiede (mi riferisco sempre alla versione a 33 giri su 200g). Io possiedo una stampa inglese, ma suona compressa ed equalizzata in confronto a qualunque edizione americana che ho potuto ascoltare. Un altro mio amico ha la versione mono (MG-50226) che io non ho ascoltato. Mi ha detto che è meravigliosa, con ancora più corpo nei legni e negli ottoni. Mi fido del suo giudizio.

L’edizione SACD

Eccoci all’edizione SACD. Ciascun disco contiene tre programmi: il trasferimento originale su CD prodotto da Wilma Cozart Fine, un nuovo mixaggio in DSD a due canali ed il trasferimento DSD su tre canali (sinistro, centrale e destro) della registrazione originale a tre canali. I due nuovi trasferimenti sono conversioni A/D dirette in DSD (Direct Stream Digital) dei nastri master analogici originali. In altre parole, ogni SACD vi permette di ascoltare la musica su un CD player standard, su un SACD player a due canali in alta risoluzione e su un SACD player multicanale permettendovi di ascoltare una copia digitale in DSD ad alta risoluzione dei nastri master originali a tre tracce.

Temevo davvero che gli ingegneri incaricati del trasferimento potessero essere stati tentati di mixare i nastri originali per produrre una versione 5.1 o qualche altra assurdità home theatre. Ciò sarebbe stato facilmente ottenibile aggiungendo artificialmente ambienza nei due canali posteriori (Ascoltate i Living Stereo su sei canali!!!).

Niente del genere. Anzi, l’attenzione al dettaglio durante il trasferimento dei nastri originali è lodevole. Ecco cosa la Universal ha detto riguardo alle apparecchiature utilizzate e all’approccio del team incaricato del trasferimento: «Come per i trasferimenti su CD negli anni ‘90 sono stati utilizzati soltanto master originali per questi nuovi SACD. Per i trasferimenti sono state montate testine a tre tracce Saki Magnetics (costruite apposta per queste riedizioni) su un registratore Studer A80R da mezzo pollice o su uno Studer A820 da un pollice. Entrambe le macchine sono state pesantemente modificate per ottimizzare la riproduzione del nastro. La conversione analogico-digitale è stata effettuata esclusivamente in DSD, utilizzando apparecchiature dCS. Questa combinazione tra la costruzione raffinatissima della testina, l’alta qualità delle elettroniche e delle meccaniche e la conversione diretta in DSD determina un trasferimento di qualità elevatissima: c’è meno rischio di wow e flutter, un miglior rapporto segnale/rumore, e siccome il percorso del segnale non comprende trasformatori, c’è meno rischio di distorsione. Durante l’intero processo sono stati effettuati ripetuti confronti sia con il nastro originale su una macchina Ampex 300 originariamente di proprietà di Wilma Cozart Fine, sia con il CD originale che lei stessa ha prodotto. I trasferimenti originali su CD sono inclusi in tutti gli SACD ibridi Mercury Living Presence (rendendo così i dischi compatibili con tutti i CD player esistenti).

Come con i trasferimenti su CD degli anni ‘90, anche per questi nuovi SACD sono stati conservati il logo, la grafica e le note di copertina degli LP Mercury Living Presence originali».

Così, dopo aver letto questa dichiarazione ho ascoltato prima lo strato CD standard. Il suono, mi è sembrato, era generalmente molto accettabile a parte la solita ruvidezza nel registro superiore e una certa aura digitale presente su molti dei trasferimenti originali Mercury su CD. Non ci sono dubbi: lo strato CD contiene le rimasterizzazioni originali per CD. In generale il suono non era molto raffinato, ma il bilanciamento originale delle registrazioni assicurava che l’esperienza musicale fosse simile a quella che si prova sedendo a venti metri dall’orchestra; in effetti, un’illusione molto più convincente di quella offerta da molti suoni artefatti che si sentono in troppi CD di oggi.

Sono passato al trasferimento DSD a due canali (un nuovo mixaggio, in effetti) e sono rimasto choccato dall’incremento nella qualità del suono. Tutta la ruvidezza era sparita, il mediobasso dello strato CD sembrava ora deturpato, pur essendo molto chiaro, dettagliato e controllato in alta risoluzione. Gli archi avevano acquisito una dolcezza che finora avevo sentito solo sul vinile. La grancassa aveva quel genere di impatto che si sente soltanto con i migliori front-end analogici che costano cinquanta volte il prezzo di un buono lettore SACD. Il nuovo mixaggio in DSD ad alta risoluzione mi è parso facesse sembrare l’orchestra più distante in confronto all’edizione CD. Ciò può semplicemente essere dovuto alla gamma dinamica più limitata sul CD, che ha l’effetto di rendere il suono più avanzato. In ogni caso, non preoccupatevi più di tanto per questo perché questo SACD suona in modo brillante: grande soundstage, meravigliosa ambienza della sala, macro- e microdinamica di altissimo livello e ottoni, legni e archi dolci, mai striduli ed incredibilmente bene articolati.

Naturalmente, il senso nel trasferire questi nastri su un miglior supporto è quello di tradurre più accuratamente le interpretazioni dei musicisti su disco. Lasciate che vi dia un esempio di come questo nuovo trasferimento ottenga questo risultato. L’inizio del balletto è molto atmosferico, quasi misterioso. I clarinetti cinguettano come uccellini e i fagotti grugniscono sugli archi gravi che suonano un riconoscibile motivo. Ma questa musica non è statica: non si tratta di musica contemplativa per cui l’ascoltatore siede in attesa del destino! Il senso del movimento è evidenziato quando alcuni trilli delle viole ci raccontano dell’imminente lotta dell’uccello di fuoco. Ora, sul CD layer questa apertura suona totalmente nebbiosa, come se stesse fluttuando nello spazio. Sugli strati DSD si sentono chiaramente tutti gli accenti prodotti dagli archi gravi e questo dona impulso alla musica, creando quindi un senso di ansietà e disagio da parte della musica che viaggia verso l’ignoto. Si può percepire molto di più che non l’imminenza di un avvenimento. Brava Mercury!

Ah sì, scordavo il resto del programma musicale sull’SACD, che non proviene dall’edizione su LP. I tre pezzi (Song of the Nightingale, Fireworks e Scherzo à la Russe) sono stati registrati nel 1964 e, benché registrati molto bene, non possiedono la presenza, l’assoluta fisicità del suono dell’Uccello di Fuoco.

SACD contro LP

Naturalmente, voi tutti fanatici dell’analogico (come me) vi starete chiedendo: com’è l’SACD (2 canali) in confronto all’edizione in vinile? Posso dirvi che in termini di ambienza sia l’LP che l’SACD suonano in modo molto simile. Riguardo ad estensione e dinamica, l’esito del confronto dipenderà dalle apparecchiature utilizzate. In termini di presenza l’LP sembra in leggero vantaggio. La causa di ciò non è comunque cosa di cui rallegrarsi: a causa della compressione dell’LP i passaggi più delicati tendono a suonare un po’ più forte e perciò ci danno l’illusione che in qualche modo l’edizione in vinile abbia più presenza (vedere il «PB Corner» di questo mese). La gamma dinamica dell’SACD è maggiore e perciò dipenderà dalla qualità del front-end analogico e del lettore SACD quale dei due supporti sia più dinamico ed esteso alle basse frequenze. Con il nostro sistema giradischi-braccio-testina Yamamura mi è sembrato che la micro-dinamica fosse migliore sull’LP e la timbrica degli archi meglio differenziata e più vellutata. Ma parliamo di sfumature più che di vere differenze nella qualità del suono. Dato che la maggior parte dei lettori SACD da me provati non hanno un gran suono, è facile concludere che l’edizione in vinile è ‘migliore’ dei nuovi trasferimenti in DSD. Vorrei potervi dare un’opinione definitiva. A meno che non vogliate che scriva delle stupidaggini, devo dirvi che questi SACD hanno la potenzialità per impressionare e presentare le registrazioni originali Mercury in un modo in cui non le abbiamo mai ascoltate, specialmente in 3 canali. Che voi possiate giungere o meno alla medesima conclusione dipende dalle apparecchiature con cui farete i confronti.

Queste sono le mie conclusioni per il momento. Non ho sentito le versioni a tre canali perché il mio Sony SCD 777ES è un lettore solo stereo. Allo stesso modo, non ho ascoltato la versione a 45 giri dell’Uccello di Fuoco. Chiederò a Michael Hobson se può mandarmene una copia, in modo da poter effettuare dei confronti più onesti tra vinile e dischi ad alta risoluzione. Per il momento lasciatemi dire che abbiamo due prodotti veramente eccellenti che posso raccomandare senza riserve. Per una recensione delle versioni a tre canali di altri Mercury potete leggere l’articolo di Marco Lincetto a pag. 27. Potete anche leggere la mia recensione delle edizioni Speakers Corner e SACD di un’altra registrazione Mercury, i Concerti per Pianoforte n,2 e n.3 di Rachmaninov nella sezione delle recensioni di musica classica.

Pierre Bolduc

Letto 50838 volte Ultima modifica il Lunedì, 12 Novembre 2007 10:45

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