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Venerdì, 21 Dicembre 2007 11:43

SHOSTAKOVICH. SINFONIA N. 5

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SHOSTAKOVICH. SINFONIA N. 5.

New York Philharmonic. Leonard Bernstein. LP 180gr. Cisco/Columbia MS 6115.

Stereo. Boston Symphony Hall, Manhattan Center???. 1959. Prod. e Eng. Non indicati

G.A. Eccezionale


Questa è una delle performance assolutamente grandiose della Quinta Sinfonia di Shostakovich. In genere non trovo Bernstein molto convincente, ma qui egli unisce potenza e pathos per regalare una delle letture più irresistibili di questo lavoro.

Dopo aver attinto ad idee musicali che lo avevano portato timidamente ad accostarsi al mondo dell'atonalità (la seconda e terza sinfonia), Shostakovich dovette mettere da parte la sua tendenza modernista e comporre un lavoro più convenzionale. Allo stesso tempo, Stalin rese noto che non gradiva per nulla l'opera di Shostakovich Lady Macbeth di Mtsenk. Per cui, la melodiosa Quinta Sinfonia debuttò nel 1937: era il suo passaporto per la sopravvivenza. A causa delle purghe staliniane del tempo, il compositore non aveva altra scelta che adeguarsi alla richiesta ufficiale di un lavoro che glorificasse i grandi sacrifici delle masse per raggiungere gli obiettivi dei Piani Quinquennali. Non contribuire alla causa socialista era quindi equivalente al suicidio. Shostakovich si ritirò quindi ancor più in se stesso e compose una delle sue opere più ispirate, una composizione chiaramente convenzionale per forma e tonalità ma che evidenziava ancor più il vuoto emotivo e sociale che il terrore di Stalin stava creando.

Il primo movimento inizia con i violoncelli ed i contrabbassi che danno il timbro: scuro e spaventoso. Ascoltate come la musica si sviluppa e come tutto suoni triste e talvolta quasi irreale; come se egli creasse un muro di vetro per difendersi dal mondo esterno. Improvvisamente, compare dal nulla un assolo di pianoforte molto minaccioso, immediatamente seguito da ottoni gravi molto minacciosi che vi riportano alla realtà; l'effetto è devastante. La minaccia è reale, quasi fisica; l'angustia cresce e si ha la sensazione di marciare voluttuosamente verso un precipizio, mentre le note dissonanti creano un clima di assoluto terrore. Non si tratta solo di sofferenza, è un terrore diffuso. Grande musica.

Il secondo movimento è una specie di Landler, una danza, ma nelle mani di Shostakovich è grottesca, quasi brutale, priva di gioia, una satira di quello che sarebbe dovuto essere un momento di gioia. Ascoltatelo con attenzione, perché suona forzato, manca di fluidità ed il tema è puntualizzato da tutta una serie di rumori dissonanti, spesso affogati in grotteschi suoni percussivi.

Il terzo movimento è molto commovente. E qui dobbiamo tenere in considerazione la grande lettura di Mravinsky. Il boss della Leningrad Philharmonic, come era chiamato al tempo, ha diretto questo lavoro instancabilmente per decenni, perché aveva realmente capito il messaggio nascosto dietro le note. Ciò che Mravinsky fa è riprodurre una tragica atmosfera, in cui qualunque sensazione di controllo è persa in ragione di una più elevata potenza. La tensione è insopportabile, l'atmosfera totalmente nera, quasi priva di dolore. Ciò è difficile da esprimere, ma il messaggio per me è chiaro: è oltre la sofferenza, la musica descrive il vuoto in cui la gente si trova durante la dittatura di Stalin. Bernstein è più grafico. Il modo in cui egli fraseggia le note, gli accenti che da alle intere frasi, i suoi mortali silenzi tra i paragrafi musicali vi trasportano sul campo di battaglia, come negli intenti del compositore. Per metterla in modo crudo, Bernstein esprime il dolore come pochi hanno fatto in Occidente; Mravinsky non riesce a trovare più lacrime, perché non ci sono più lacrime da versare.

E' un po' come trovarsi in un momento di panico totale. In un certo senso non c'è tempo di aver paura, perché il vostro intero essere è paralizzato, incapace di provare alcunché; in un attimo ci si sente quasi separati dal proprio sé. E' questo che Mravinsky esprime con questa musica. Due performance veramente grandi. Ascoltate l'ultimo accordo del movimento e come esso sembri liberarvi dall'oscurità e dal destino funesto.

Il quarto movimento mi ricorda le grandi parate che il regime comunista era così bravo ad allestire; sorrisi ovunque, le bande che suonano e marciano verso la vittoria finale. Ma sappiamo tutti che era una messinscena, i sorrisi, la danza, le marce e tutto il resto. L'ultimo movimento apre con una fanfara di suoni e percussioni che sembrano marciare con un obiettivo ben preciso. Vi sentite trasportati, ma la forza che vi trascina non sembra reale; si sente l'artificiosità del tutto. Sotto gli ottoni blateranti si sentono note più scure che riflettono l'ambiguità del messaggio Zhdanov, il portavoce del Partito Comunista e uno dei dirigenti che hanno contribuito a terrorizzare Shostakovich, scrisse che la musica sovietica doveva riflettere fedelmente la realtà sovietica, «specialmente l'aspetto dinamico». Beh, il tutto termina con un grande scoppio, un'esplosione priva di gioia. Il trionfante finale è uno dei più grandi atti d'accusa verso un regime basato su una grande bugia: che la libertà umana debba essere sacrificata a maggior bene della società, con tutte le deprecabili conseguenze che conosciamo. Shostakovich usa la sua musica per esporre questa menzogna – grande risultato – usando strumenti musicali che tutti capiscono per trasmettere il suo messaggio.

Shostakovich era stato obbligato a prendere le distanze dalla montante marea dell'atonalità (pensate alla allora crescente influenza di compositori come Shoenberg, Berg e Webern) e ad adottare un approccio compiacente alla . E' questo che Mravinsky esprime con questa musica. Due performance veramente grandi. Ascoltate l'ultimo accordo del movimento e come esso sembri liberarvi dall'oscurità e dal destino funesto.

Il quarto movimento mi ricorda le grandi parate che il regime comunista era così bravo ad allestire; sorrisi ovunque, le bande che suonano e marciano verso la vittoria finale. Ma sappiamo tutti che era una messinscena, i sorrisi, la danza, le marce e tutto il resto. L'ultimo movimento apre con una fanfara di suoni e percussioni che sembrano marciare con un obiettivo ben preciso. Vi sentite trasportati, ma la forza che vi trascina non sembra reale; si sente l'artificiosità del tutto. Sotto gli ottoni blateranti si sentono note più scure che riflettono l'ambiguità del messaggio Zhdanov, il portavoce del Partito Comunista e uno dei dirigenti che hanno contribuito a terrorizzare Shostakovich, scrisse che la musica sovietica doveva riflettere fedelmente la realtà sovietica, «specialmente l'aspetto dinamico». Beh, il tutto termina con un grande scoppio, un'esplosione priva di gioia. Il trionfante finale è uno dei più grandi atti d'accusa verso un regime basato su una grande bugia: che la libertà umana debba essere sacrificata a maggior bene della società, con tutte le deprecabili conseguenze che conosciamo. Shostakovich usa la sua musica per esporre questa menzogna – grande risultato – usando strumenti musicali che tutti capiscono per trasmettere il suo messaggio.

Shostakovich era stato obbligato a prendere le distanze dalla montante marea dell'atonalità (pensate alla allora crescente influenza di compositori come Shoenberg, Berg e Webern) e ad adottare un approccio compiacente alla cultura sovietica (motivi facili, musica tonale, struttura musicale più o meno convenzionale) per comunicare il proprio mortale messaggio.

Ogni nota pare avere un doppio significato. A Shostakovich era stato fatto capire di dover comporre un lavoro che riflettesse l'impegno del popolo sovietico ed il suo inevitabile successo – da cui il finale vittorioso. Eppure, dietro le note, se il dolore sembra reale la gioia, i momenti di serenità, la marcia vittoriosa, tutto suona vuoto, falso, privo di qualunque reale sensazione di estasi.

Shostakovich ha usato il convenzionale linguaggio della musica per comunicare una delle più aspre condanne verso un regime dispotico Dovete conoscere questa sinfonia, è un'esperienza appagante perché può essere interpretata su molti livelli. Riguardo alla lettura di Mravinsky, il mercato ne offre molte della Quinta. Ho sentito che la Erato sta per pubblicare un cofanetto a lui dedicato. Compratelo. Mravinsky è una specie di Toscanini russo: la tensione che egli trasmette alle opere che dirige è semplicemente sopraffacente. Fidatevi di me, nessuno oggi dirige come lui: per me è uno dei più grandi direttori d'orchestra del ventesimo secolo.


g.t. buono

DINAMICA: 3

EQUILIBRIO TONALE : 3

PALCOSCENICO SONORO: 3

DETTAGLIO: 3

Questo Columbia originale Six-Eye è uscito verso la fine degli anni '60 ed è stato ristampato più volte, ogni volta con una qualità sonora peggiore che nella precedente incarnazione. Diversamente da Mercury ed RCA, Columbia non dedicava grande cura alle proprie registrazioni. Non sono riuscito a scoprire chi abbia registrato questo disco, ma secondo Michael Fremer è stato registrato nella Boston Symphony Hall, una sala famosa per la sua meravigliosa resa timbrica. Dato che questa qualità non appartiene a questa registrazione, ho dubbi circa questa affermazione. I casi sono due: o il bilanciamento della registrazione è stato sbagliato, oppure la registrazione è stata fatta nel Manhattan Center di New York, dove la CBS ha registrato la maggior parte delle produzioni di Bernstein. L'ambienza era piuttosto cavernosa e la maggior parte delle registrazioni di Bernstein colà effettuate avevano un basso pesante a causa del riverbero. Eppure, la metallicità così frequente nella maggior parte delle registrazioni Columbia/CBS è quasi assente, anche se non aspettatevi quel genere di suono serico degli archi offerto dai migliori RCA. I timpani e gli ottoni hanno un buon impatto e gli archi acuti sono comunque adeguatamente dettagliati e a fuoco. Dico adeguatamente perché il riverbero aggiunge peso indesiderato al medio-basso e al basso e tende quindi a mascherare la risoluzione del dettaglio anche nella regione superiore dello spettro.

Talvolta si ha l'impressione che i violini fluttuino nell'aria. Il soundstage ha un leggero buco nel centro che, mi dicono, non è presente nel relativo nastro commerciale. Perché sì, esiste un nastro commerciale a 4 tracce di questo disco, ma non l'ho sentito, anche se devo dirvi che tutti i nastri Columbia a 4 tracce che possiedo sono un miglioramento sensibile rispetto alle loro incarnazioni su LP. E costano quasi nulla sul mercato dell'usato.

In generale, questa non è una brutta registrazione. E' decentemente focalizzata in gamma bassa ed il suono non è artificialmente compresso. Non aspettatevi una spinta ed una dinamica alla Reference Recordings, ma il suono è molto meglio di quello delle registrazioni multitraccia compresse Deutsche Grammophon degli anni '70, la maggior parte delle quali non avevano proprio bassi. A proposito: i legni sono ripresi molto bene dai microfoni. Oh, sì, la superficie di questo LP Cisco è incredibilmente silenziosa. Stampa molto buona.

Pierre Bolduc

Letto 8104 volte Ultima modifica il Venerdì, 21 Dicembre 2007 11:43

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