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Giovedì, 19 Febbraio 2009 11:37

The Black Maskers» / Tabuh-Tabuhan

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R.SESSIONS. THE BLACK MASKERS. C.McPHEE. TABUHTABUHAN.

LP Speakers Corner SR90103. LP 180g.

ADD. Stereo. Registrazione da studio, Eastman Theater, Rochester, New York, 1956.

Prod: W.Cozart Fine; Eng: Robert Fine


Anche se non siete molto addentro

alla musica classica questo potrebbe

essere per voi un disco interessante. Il compositore

americano Roger Sessions trasse la

suite The Black Maskers dalla musica che

scrisse in origine per la piece teatrale omonima

di Leonid Andreyev, lo studio di un uomo che

fronteggia forze oscure che non riesce a

comprendere. Sessions scrisse dell’opera:

«Ogni uomo, come ho avuto modo di vedere

e comprendere, è come quel ricco e distinto

gentiluomo (protagonista della piece, n.d.r.)

che organizzò una grande festa in maschera

nel suo castello illuminato; e da ogni dove arrivarono

strane maschere, che egli accolse con

cortesi saluti, ma anche con la vana domanda:

‘con chi ho il piacere…?’ e nuove maschere

arrivavano, sempre più strane e più orribili…

Il castello è l’anima, il signore del castello è

l’uomo, il padrone dell’anima, le strane

Maschere Nere sono i poteri il cui campo

d’azione è l’anima umana e la cui misteriosa

natura l’uomo non riesce mai a comprendere.

La musica è composta da quattro movimenti,

ciascuno, come spiegato dal compositore,

concepito più come espressione di certi umori

suscitati dagli eventi descritti dalla piece che

come pura descrizione degli eventi stessi.

Per darvi un’idea, il primo movimento è una

danza, «una selvaggia melodia in cui si possono

percepire risate maliziose, urla di agonia e disperazione

ed i quieti, tristi lamenti di qualcuno.»

Il secondo movimento descrive le orde di

Maschere Nere che gradualmente soggiogano

l’incontro festivo nel castello nella terza

scena della piece. Il terzo movimento funge

da introduzione alla scena 4 della piece in cui

la musica è cosparsa di reminiscenze della selvaggia

comparsa delle Maschere Nere e più

avanti da squilli di trombe che annunciano dalle

torri del castello la morte di Lorenzo, il protagonista.

La musica termina con il finale in cui

Lorenzo trova la redenzione nella simbolica

purezza della fiamme. Tutto ciò suona cupo,

ma la musica è ben composta, tonale e piena

di colore. Ugualmente colorata è Tabu-Tabuhan

di Colin McPhee. Anche se la musica è

stata originariamente composta in Messico nel

1936, il compositore aveva trovato tratto

ispirazione dalle virtuose orchestre di percussioni

di Java e Bali, luoghi in cui McPhee aveva

vissuto per un breve periodo. Il compositore

chiarì le sue intenzioni musicali fissate

su questo disco quando scrisse: «Benché

Tabuh-Tabuhan faccia largo uso del materiale

musicale balinese, lo considero un lavoro

puramente personale in cui motivi composti,

melodie e ritmi balinesi sono fusi per

creare un lavoro sinfonico. La musica balinese

non raggiunge mai un culmine emotivo, ma

allo stesso tempo ha un’incredibile spinta

ritmica e impatto sinfonico e questo in parte

mi ha influenzato nella pianificazione della

forma dell’opera. Molti dei ritmi sincopati

della musica balinese hanno una stretta affinità

con quelli della musica popolare latinoamericana

e con il jazz americano… e

hanno costituito l’impulso di base del lavoro,

dall’inizio alla fine.» Stranamente, gli strumenti

utilizzati per questa registrazione non

sono balinesi. La maggior parte degli strumenti

sono strumenti classici orchestrali come

cimbali, triangolo, grancassa pianoforte, celesta

xilofono, marimba e glockenspiel. In altre

parole, la maggior parte dei motivi sono balinesi,

ma sono espressi con strumenti provenienti

dall’orchestra occidentale (anche se

sono stati usati due cimbali e due gong balinesi).

Per esempio, i vari suoni prodotti dalle

percussioni a mano, secondo il compositore,

sono imitati dai violoncelli, dai contrabbassi

e dall’arpa pizzicati e da note in staccato del

pianoforte. Questo tipo di musica è difficile

da descrivere, spero di avervi dato un’idea del

contenuto di questo LP (le citazioni sono

estratte delle eccellenti note di copertina). Il

disco Mercury è famoso nel mondo audiofilo

ed è molto ricercato, non solo perché è

registrato molto bene, ma anche a causa della

sua rarità. Sicuramente, è uno dei grandi

Mercury: eccezionalmente trasparente, incredibilmente

dinamico, un soundstage da sogno

e timbricamente lineare come i migliori

Mercury. Come sapete, molti Mercury tendono

a suonare sottili e duri, ma questo possiede

un estremo superiore meraviglioso e bassi molto

buoni, una caratteristica importante dato che

la registrazione contiene così tanti strumenti

a percussione. La separazione degli strumenti

è molto buona ed è assente lo splendore

artificiale della gamma media che così spesso

fa suonare gli strumenti a percussione troppo

caldi, morbidi, senza la nettezza che associamo

alle percussioni. Se non sapete a cosa

mi riferisco, comprate un tamburo per bambini

e ascoltate il suono tipicamente pulito, diretto,

ultraveloce e ‘magro’ che ne ottenete. Questo

è il suono che il vostro impianto dovrebbe

riuscire a riprodurre. Se ne trovate uno che

raggiunge questo scopo, fatemelo sapere

perché correrò in negozio a comprarne uno.

In trent’anni di ascolto di suono riprodotto

non ho mai sentito un impianto che almeno

arrivasse vicino a questo risultato. Eppure,

questo non significa che non si dovrebbe

tentare di riprodurre questi suoni nella loro

‘verginità aurale’. Raccomandato specialmente

a coloro che amano la musica etnica.

Pierre Bolduc

Letto 33942 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Febbraio 2009 11:37

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