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Venerdì, 09 Novembre 2007 12:02

Miles Davis e Bill Evans

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Miles Davis e Bill Evans su LP in ‘edizione limitata’ della Analogue Productions

MILES DAVIS. BAGS GROOVE.

M.Davis (trumpet), M.Jackson (vibes),

T.Monk (piano), P.Heath (bass). K.Clarke

(drums), S.Rollins (tenor sax), H.Silver

(piano). LP Prestige/Acoustic Sounds

7109 OJC-245. 180gr.

giudizio artistico: ECCEZIONALE

giudizio tecnico: OTTIMO-ECCEZIONALE

DINAMICA: 4/5

EQUILIBRIO TONALE : 5

PALCOSCENICO SONORO: 5

DETTAGLIO: 4


MILES DAVIS AND THE

MODERN JAZZ GIANTS. M.Davis

(trumpet), M.Jackson (vibes), T.Monk

(piano), P.Heath (bass), K.Clarke (drums),

J.Coltrane (tenor sax), R.Garland (piano),

P.Chambers (bass), P.J.Jones (drums).

LP Prestige/Acoustic Sound 7150 OJC-

347. 180gr.

Hackensack, New Jersey. 1954, 1956.

giudizio artistico: ECCEZIONALE

giudizio tecnico: OTTIMO-ECCEZIONALE

DINAMICA: 4/5

EQUILIBRIO TONALE : 5

PALCOSCENICO SONORO: 5

DETTAGLIO :4/5


THE BILL EVANS TRIO. MOONBEAMS.

B.Evans (piano), C.Israels

(bass), P.Motian (drums). LP Riverside/

Acoustic Sounds 9428 OJC-434.180gr.

1962. Prod: O.Keepnews. Eng: B.Scheartau.

giudizio artistico: ECCEZIONALE

giudizio tecnico: OTTIMO-ECCEZIONALE

DINAMICA: 5

EQUILIBRIO TONALE : 4/5

PALCOSCENICO SONORO: 5

DETTAGLIO: 5


Nel lontano n. 4 di AS (caspita, come corre il tempo...) c’è la recensione che feci di Bags Groove (in versione CD JVC XRCD) di Miles Davis ed, ovviamente, il mio pensiero non si è certo modificato. Per chi nel ‘99 non era ancora lettore di AS cercherò di riassumerne il contenuto artistico. Il disco è diviso in due parti ed in ognuna c’è una diversa formazione. Nella prima Davis suona con 3/4 del Modern Jazz Quartet, vale a dire Percy Heat (contrabbasso), Milt Jackson (vibrafono) e Kenny Clarke (batteria) mentre al piano troviamo Monk; nella seconda parte Sonny Rollins (sax tenore) sostituisce Jackson e Horace Silver prende il posto di Monk, lasciando invariati gli altri elementi. C’è ben poco da aggiungere a queste notiziole se non che tutto il disco è di apollinea bellezza ed entrambe le formazioni sono incredibilmente stimolate dal grande talento del leader e dalla sua capacità di ottenere sempre il sound ricercato ed il meglio dai suoi colleghi. Le due takes di Bag’s Groove sono straordinarie e contengono degli assolo semplicemente sublimi, da antologia jazzistica, immersi in un sound crepuscolare costellato di preziosi chiaroscuri. Calore e musicalità sono termini che non rendono giustizia a ciò che si ascolta; la tromba di Davis è il mezzo che l’artista utilizza per suggerire emozioni, per affrontare un ‘discorso’ musicale d’elegante dizione, raro esempio di sintesi e completezza, straordinario nell’equilibrio tra note e pause, dove nulla è superfluo. Le improvvisazioni poggiano su un tappeto ritmico che l’affiatatissimo duo Heat-Clarke provvede a fornire con la straordinaria competenza e con grande swing e Monk dimostra tutta la propria originale visione del jazz con un solo assolutamente imprevedibile, infarcito di dissonanze che sono il suo marchio inconfondibile. Il senso del blues, lo swing e lo straordinario relax sono gli ingredienti che, miscelati, danno sapore agli interventi solistici di Jackson, cui certo non fa difetto l’affiatamento con i suoi amici del MJQ. Le cose non cambiano con la formazione che vede Sonny Rollins e Silver cimentarsi con i concetti musicali davisiani anche se le atmosfere si fanno più hardbop già a partire da Airegin; il pianismo di Silver, straordinariamente musicale ma totalmente differente da quello di Monk fa un po’ da spartiacque ma il mattatore vero diventa, Davis a parte, Rollins, leggendario improvvisatore dotato di inesauribile fantasia e di un’energia che non tarda a farsi sentire. E così non ci si può non esaltare nel boppistico Oleo o nelle due takes di But Not for Me perché in questi brani c’è l’anima vera del jazz. Il confronto con la versione digitale (la JVC XRCD, una di quelle veramente molto buone) ancora una volta permette di valutare il divario che persiste tra i due supporti in termini di senso di completezza armonica, di naturalezza, di realismo. È qui che si gioca la vera partita ed il vinile continua a combattere ad armi pari e ad uscirne quasi sempre vincitore. In pratica tutti i parametri migliorano ma non in senso spettacolare ed appariscente; è la strepitosa naturalezza a farmi rimanere meravigliato, la densa ‘pasta’ armonica strumentale, la dinamica così spontanea da quasi non farci caso, il timbro fascinoso che ci fa sentire quelle alte frequenze così complete e limpide che mai tradiscono isterismi di sorta oppure il basso articolatissimo ed eccezionalmente caratterizzato, mai gonfio o ridondante. La tromba è uno spettacolo, la batteria è strepitosa nella sua natura impulsiva e nella facile percezione della tensione delle pelli o nella metallica natura dei piatti. Un dettaglio implacabile ma mai freddo espositore completa un quadro eccezionale e permette di «osservare» dentro il suono, portando in evidenza i particolari con assoluta naturalezza e rendendo la scena trasparentissima, a tal punto che anche il carattere monofonico della registrazione viene quasi annullato ed il limite prospettico che tende a limitare la larghezza del fronte si stempera notevolmente, aiutato anche da un’incredibile sensazione di profondità e da una focalizzazione che sa essere incredibilmente selettiva nel separare i diversi contorni strumentali. Poi qualche pignolissimo difetto si può pur trovare, come Miles Davis e Bill Evans su LP in ‘edizione limitata’ della Analogue Productions appunto una larghezza del palcoscenico limitata, una macrodinamica che potrebbe essere anche migliore ma... sono caratteristiche che non incidono sostanzialmente sulla reale valutazione di merito perché tra questi solchi c’è tutta la magia della musica. Miles Davis And The Modern Jazz Giants contiene cinque brani di cui ben quattro sono della stessa seduta di registrazione della prima parte del disco Bags Groove (Prestige P-7109) per cui non abbisogna di grandi commenti; la formazione è la stessa così come la data di registrazione e trattasi di lavori ormai leggendari. Tutto ciò che ho scritto su Bags Groove è assolutamente valido per questo LP solo che con quattro brani l’eccezionalità dell’evento viene maggiormente messa a fuoco. Ritroviamo dunque il solito ‘divino’ Davis autore di interventi solistici di suprema bellezza, lo stesso imperturbabile Monk, per Miles autentica croce e delizia, per via dei suoi comportamenti a dir poco ‘strani’ ma la cui grandezza certo non sfuggiva all’intelligenza musicale del trombettista. Ritroviamo anche Milt Jackson a sciorinare assolo d’incredibile qualità, swinganti e carichi di un feeling di rara intensità, eccellenti nel dosare la tensione ed il relax in frasi di perfetta logica lessicale. Le due takes di The Man In Love, Swing Spring e la bellissima Bemsha Swing sono i brani che testimoniano della suprema musica che la formazione ha prodotto ma il disco è completato da uno splendido ‘Round About Midnight eseguito, ciliegina sulla torta, da una delle migliori ritmiche di tutto il jazz, formata da Red Garland (piano), Paul Chambers (contrabbasso) e Philly Joe Jones (batteria) affiancati da un certo John Coltrane. Inutile ribadire che il risultato è straordinario e che il genio di Coltrane è così evidente che quasi ‘oscura’ tutto e tutti; sebbene Davis fosse un solista quasi antitetico a Coltrane e a volte si infuriasse per la lunghezza dei suoi interventi, doveva avere ben chiaro che di un genio si trattasse, tant’è vero che né aveva una grandissima stima. Beh, sinceramente questa ballad è di tale siderale bellezza da mettere i brividi, così intensa nell’esposizione dell’assolo di Davis (sostenuto da un Chambers superlativo) da essere quasi dolorosa, così viva nell’estatico assolo di Coltrane che è veramente difficile aggiungere qualcosa. Un capolavoro! Per ciò che attiene la parte squisitamente tecnica è ovviamente, totalmente riconducibile a quella di Bags Groove per cui non aggiungo null’altro e vi rimando a qualche riga sopra. Nell’unico brano registrato in data differente con Coltrane le cose non cambiano anzi... ho l’impressione che sia anche meglio perché, pur in monofonia, la scena pare quasi tridimensionale, sicuramente profonda ed anche più larga. Il contrabbasso è di una nettezza e d’una profondità incredibili. Di Moon Beams, del Bill Evans Trio vi riporto la parte artistica della mia recensione pubblicata nel n. 31 di AS, dato che le considerazioni espresse sarebbero ovviamente le medesime. Dopo la morte di Scott La Faro la perfetta macchina da musica che esaltava la dimensione evansiana del trio non potè più essere la stessa pur con il contributo dell’ottimo sostituto Chuck Israel; La Faro restava di un’altra dimensione, sia tecnica sia puramente espressiva, ed era il naturale completamento della poetica del talentuoso pianista. L’approccio di Israel è immediatamente riconoscibile come assolutamente diverso e l’interplay non gli riesce spontaneo come la complessa visione musicale di Evans pretende. Il tutto si risolve in esecuzioni più rigide e standardizzate anche se sempre straordinarie, sorrette soprattutto dalla classe di Bill e Paul (Motian). Il disco in questione è comunque pregevole e basta il solo primo brano (stupenda composizione di Evans), Re: Person I Knew, a decretarne la statura artistica; in esso la magia dell’assolo di Evans raggiunge vertici siderali, quelle note lievi eppure scolpite sembrano tanti lampi di luce abbagliante che emergono da un liquido nero come la pece. Ogni singola nota è perfetta e perfettamente si concatena alla precedente ed alla seguente, a formare una linea melodica dai tratti curvi semplicemente sublime, eclatante nella logica sequenzaimprovvisativa. Perle di genialità che rimangono esclusivo appannaggio di questo inimitabile maestro del pianoforte. Ma la sbalorditiva ed introspettiva economia armonico-melodica è altrettanto efficace in un Polka Dots And Moonbeams, bellissimo tema del duo Burke-Van Heusen. Il ritmo, poco evidenziato ma intimamente articolato, sorregge l’andamento melodico dove la perfezione strutturale dell’assolo è totale, il contrabbasso arricchisce la struttura armonica e contrappunta l’assolo del pianista. Questo spaccato dell’andamento complessivo del disco, ancora una volta bellissimo, si è reso necessario per sottolineare che la straordinarietà dell’arte evansiana si propaga ben oltre il periodo d’oro del Vanguard-Trio; l’importanza del disco è, a questo punto, più che evidente.» Rispetto all’altro vinile da 180 gr. Della Alto Edition questo appare diverso in alcuni aspetti, in generale migliore. La dinamica è sostanzialmente la medesima, perfettamente in grado di assecondare la natura impulsiva degli strumenti e le loro esigenze energetiche e di differenziazione interstrumentale mentre il bilanciamento tonale appare migliore e più equilibrato, con una maggior linearizzazione degli estremi gamma, ora più presenti pur nella sostanziale fascinosità della prestazione timbrica. La naturalezza che si apprezza predispone ad un ascolto ‘facile’ e non è un problema sentire una buonissima dose di realismo avvolgere l’ambiente d’ascolto. Il pianoforte è ricco di armonici, la batteria è veramente bellissima ed il contrabbasso è corposo ma superbamente tornito anche nelle note bassissime. Il dettaglio è sicuramente migliore, ora a livelli massimi al punto da garantire una trasparenza esaltante ed una visione particolareggiata ottenuta con una facilità veramente degna di nota, che non va a snaturare un bellissimo equilibrio prestazionale. Il palcoscenico sonoro è sicuramente di apprezzabili dimensioni, con molta aria: sul piano riempie completamente lo spazio tra I diffusori ed anche qualcosa in più ma la batteria appare un po’ troppo larga. In profondità i piani sono ben delineati e gli strumenti sono fermi nelle loro rispettive posizioni avvantaggiando la facile percezione della disposizione strumentale in una visione panoramica che non tralascia l’attenzione sui singoli. Sebbene la seduta sia avvenuta in tre giornate ravvicinate nell’arco di due settimane le valutazioni sono esattamente le stesse per tutti i brani.

Osvaldo Uccheddu

Letto 11112 volte Ultima modifica il Venerdì, 09 Novembre 2007 12:02

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