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Venerdì, 09 Novembre 2007 12:04

Bob Dylan : Live 1964 Concert at Philharmonic Hall

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Bob Dylan : Live 1964 Concert at Philharmonic Hall

3 LP 200g Quiex SV-P Columbia Legacy C2K86882

Prod: Tom Wilson, riedizione: Jeff Rosen e Steve Berkowitz; Mix: Michael H. Brauer; Master: Bernie Grundman (LP) Greg Calbi (CD)


Giudizio artistico: 10

Giudizio tecnico: 9

La performance di Halloween del '64 di Bob Dylan, davanti ad un'adorante pubblico nella Philharmonic Hall (attualmente Avery Fisher Hall), ha atteso quarant'anni prima di essere pubblicata, ma finalmente eccola qua, in piena era digitale, ancora disponibile in formato LP, sontuosamente confezionata, masterizzata e stampata per Sony da Classic Records.

Suonando come se si trovasse in un intimo caffè del centro storico, invece che in una boriosa concert hall per musica classica di fresca apertura, il 23enne Dylan delizia una folla adorante con un mix di materiale vecchio e nuovo, unito ad un umorismo spontaneo, episodi incidentali e alcuni errori di ripresa che, in retrospettiva, sono essi stessi motivo di interesse almeno quanto la musica.

Quando Dylan arriva sul palco prima di lanciare un The Times They Are A-Changin', la folla è in spasmodica attesa. Egli attacca con Spanish Harlem Incident, poi interrompe il brano e introduce Talkin' John Birch Paranoid Blues, che i dirigenti della CBS non gli avevano permesso di eseguire durante l'Ed Sullivan Show, allorché l'avevano sentita in una prova pochi istanti prima dell'inizio della trasmissione. Dylan non accettò compromessi e non apparve nello spettacolo. Come abbiamo scoperto in seguito, la versione da studio era stata eliminata da Freewheelin' – quantomeno da quasi tutte le stampe.

Quando Dylan parla, e specialmente quando ride, potete percepire le scariche di adrenalina. Egli delizia per la sua sfrontatezza ed il pubblico lo segue come un cagnolino, divertendosi con i brani noti, certificando il proprio apprezzamento cantando le battute iniziali delle canzoni famose, perlomeno finché Dylan glielo concede, e dando un caloroso benvenuto alle nuove composizioni. Certo, chi era presente nella speranza di assistere ad un sermone didattico, ha sbagliato serata. Ma per un'attestazione di fede in Dylan, quello era il posto giusto. Dopotutto, tra le nuove canzoni che egli presentò quella notte vi era Mr. Tambourine Man, anche se una piccola parte del pubblico la conosceva già.

La performance motivata ma giocosa di Dylan non ha perso niente del suo vigore, ed è ora un pezzo di storia. Il contesto rafforza ulteriormente l'eccitazione. Erano passati solo due anni dall'album di debutto, costituito principalmente da cover, ed il cantante, la sua chitarra e la sua armonica erano in grado di fare il tutto esaurito in una grande, prestigiosa sala come la Philharmonic.

La storia è raccontata meglio nelle note di copertina del professor Sean Wilentz. Egli era li ed è un miglior scrittore di me, ma non ci vuole uno storico per comprendere il posto occupato nella storia da questa performance: è oltre i giorni duri passati da Dylan nei bassifondi della città, e prima del suo incidente in moto e le molte facce delle sue bizzarre reinvenzioni. Il suo album, The Times They Are A-Changin' era stato pubblicato poco prima, nello stesso anno, e quanto aveva ragione, non immaginava neanche quanto. Bastava che ne avesse la consapevolezza.

Diciassette canzoni, alcune conosciute e altre nuove, costituivano la scaletta, e Dylan le offriva con chiarezza di intenti, ma allo stesso tempo con una effervescente leggerezza di cuore che il successivo incidente in moto pare avergli rubato. Joan Baez si unisce a lui in quattro brani.

La registrazione è tanto onesta, trasparente e tridimensionale quanto si possa sperare, il suono peggiore è quello che proviene del pubblico, vuoto e distaccato. Ma chi se ne importa? Il gruppo di Dylan è ben sistemato nelle tre dimensioni tra i diffusori, e anche se il tempo di riverbero della hall è ridotto, ne risulta un'acustica gradevole, che crea un'immagine tridimensionale del trovatore dalla quarta dimensione.

La Columbia aveva originariamente pianificato di pubblicare questo concerto subito dopo l'evento, per cui la registrazione non era fruttoi di una decisione dell'ultimo momento, si tratta probabilmente di una ripresa a tre tracce. Classic ha distribuito le diciassette canzoni su sei facciate, evitando i solchi interni, rendendo quindi i dischi più facili da leggere e meno sensibili ai sibilanti effetti del mistracking che molti lamentano riguardo al box della Royal Albert Hall.

La confezione comprende tutto ciò che si desidera: un libretto a dimensione intera perfettamente rilegato, stampato su carta semi-opaca, contenente gli eruditi appunti di Wilentz e una raccolta di meravigliose foto non adatte alla riduzione per l'edizione CD del libretto. Ciascuna delle tre tasche porta-LP è ornata con foto sulla fronte e sul retro, anch'esse perfette per il formato 30x30. Si ha anche una riproduzione del poster promozionale originale del concerto (prezzi: 4,50, 4,00, 3,50 e 2,75 Dollari), il tutto in un box con un ritrattto a dimensione intera e splendidamente colorato che vi fa capire quanto fosse giovane Dylan e quanto tempo fa avvenne questo evento. Questo set ricrea l'avvenimento in modo brillante. Capirete al primo ascolto di aver speso bene i vostri soldi ma, come ho avuto modo di scoprire, non c'è limite al numero di volte in cui potrete rivivere la performance e scoprire cose nuove su di essa e su di voi.

Sono sicuro che Greg Calbi ha fatto un gran lavoro sui CD, ma la vostra unica vera scelta è questo cofanetto di tre LP prodotto per Sony da Classic Records. La confezione, la masterizzazione e la qualità della stampa sono quelle degli LP di un tempo e che dovrebbero caratterizzare qualunque LP: qualcosa che vale la pena possedere, tenere in mano, leggere, toccare e, naturalmente, ascoltare. Il cofanetto non è economico, ma compratevi un regalo ben meritato. Non ve ne pentirete. Ad un certo punto, Dylan dice alla folla: «E' Halloween, io indosso la mia maschera da Bob Dylan, sono mascherato.» E' così che per Dylan è stato durante tutta la sua carriera; solo qui pare che, per quasi tutta la notte, egli si fosse tolto la maschera. Perché questa registrazione non sia stata pubblicata, come pianificato, nel 1964 o nel '65, per me è un mistero. Ringrazio che sia disponibile ora. Ascoltate quando Dylan canta With God on Our Side e vi chiederete se veramente siano passati quarant'anni.

Michael Fremer

Letto 8057 volte Ultima modifica il Venerdì, 09 Novembre 2007 12:04

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