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  • 1
Domenica, 12 Ottobre 2014 00:00

HANDEL. SONATE PER FLAUTO DOLCE E CLAVICEMBALO HWV 367, 369, 362, 377, 409, 360, 365

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L'ampiezza e la profondità delle pubblicazioni concernenti il flauto dolce barocco ovvero flauto a becco è senza dubbio una delle più vaste che si possano annoverare; non ci deve dunque sorprendere che ogni nuovo lavoro discografico che appare risulti già inciso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SACD MDG 905 1564-6.
Schegget, Meniker. Stereo. Studio. Reg. Ehemaliges Ackerhaus D., 13-15 luglio 2008. Prod: W. Dabringhaus. Eng: F. W. Rodding.
www.jupiterclassics.com

giudizio artistico: ECCEZIONALE
L'ampiezza e la profondità delle pubblicazioni concernenti il flauto dolce barocco ovvero flauto a becco è senza dubbio una delle più vaste che si possano annoverare; non ci deve dunque sorprendere che ogni nuovo lavoro discografico che appare risulti già inciso. Nel caso delle sonate handeliane qui in esame, ne ricordo a naso almeno una decina a cominciare da quella di riferimento di Bruggen, per continuare con Verbruggen, Beckett, Piguet, Steger, Kejmar, Czidra, Thorsen, Petri, Reyne, Persson fino ad arrivare a quella moderna con Rampal. Mi scuso se non cito le altre che non mi vengono in mente ma di cui in almeno trent'anni di ascolti, mi sovvengono ricordi legati forse ad estratti o miscellanee in cui queste sonate cominciavano a far parte dei repertori di molti artisti di questo strumento, uno fra i primi ad essere riscoperto nella renaissance della musica antica alla fine degli anni Cinquanta del scorso secolo. Questa nuova versione si trova dunque a confrontarsi con una forte ed agguerrita concorrenza. Il flautista olandese Heiko ter Schegget a me totalmente sconosciuto fino a questa performance, vanta un curriculum di grande valore che lo ha portato ad esibirsi in molte nazioni e soprattutto a collaborare con i mostri sacri della musica antica, in particolare con Ton Koopman.
L'esperienza maturata si evince perfettamente in queste stupende esecuzioni nelle quali risaltano una tecnica raffinata e pulitissima indispensabile a dominare un programma di questo genere, e delle intuizioni musicali assolutamente intelligenti, mai manieristiche ma compiute con scelte di eleganza sonora e di stacchi dei tempi di livello elevato, particolarmente nell'uso dei legati, dei fiati leggeri, dell'emissione morbida e del particolare timbro, dovuto in gran parte all'uso di due meravigliosi strumenti, uno ricostruito dalla stesso Schegget su un modello Stanesby ed un altro autentico, un prezioso Bressan del 1715 che appartiene alla collezione di Franz Bruggen. Il tutto si sposa poi con la attenta conoscenza e applicazione della corretta prassi esecutiva nonché alla preziosa collaborazione del cembalista israeliano Zvi Meniker, appropriata in ogni aspetto, dalla realizzazione del basso continuo al gioco delle parti compiuto con leggerezza e tocchi di fantasia espressiva notevoli. La coppia ci ridona così un Handel cameristico di elevata qualità, da ascoltare tutto d'un fiato e che si pone senza dubbio ai vertici di quella parziale classifica che ho posto in apertura. Se dovessi fare una valutazione, a parte quella imprescindibile di Bruggen, sceglierei senza alcun dubbio la presente da accoppiare magari a quella di M. Verbruggen.
Giuseppe Nalin

giudizio tecnico: ECCEZIONALE
5 5 5 5
Tutti parametri sonori di questo disco sono di una eccellenza unica. Registrato con due soli microfoni, il programma viene esaltato da una acustica ideale formata da un giustissimo riverbero e una ambientazione di palcoscenico in cui si valorizzano il calore del timbro dei due flauti, ovviamente alternati nelle varie sonate, colti nei loro migliori dettagli (bellissimi i colpi di lingua e soavi insufflazioni che donano alle note quella pasta ambrata che ti entra come ambrosia nelle orecchie). Il colore abbastanza brunito di questi strumenti connaturato ad una sonorità alquanto corposa per dei flauti dolci, si addice con rara perfezione alla sonorità del cembalo, una copia di uno strumento di Christian Vater del 1738 che ebbi modo di vedere nel museo di Norimberga giusto lo scorso anno e di cui ebbi anche modo di saggiarne, seppure in maniera fugace, la sonorità profonda e ampia e la prontezza della tastiera (ma come facevano questi costruttori a fare simili strumenti non si è ancora ben capito!). La collocazione dei microfoni è davvero ideale e ci permette di cogliere ogni minimo dettaglio, esaltando stupendamente tutta la gamma dei due flauti. Onore dunque al tecnico del suono per aver saputo costruire e dosare un mix di parametri di questo livello che fanno onore alla musica di Handel e a questa stupenda esecuzione.
Giuseppe Nalin

 

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