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Mercoledì, 09 Marzo 2016 14:57

Haydn - Concerto per violoncello e orchestra n. 1 / Boccherini - Concerto per violoncello e archi in si bemolle maggiore

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Jacqueline du Pré - Daniel Barenboim - The English Chamber Orchestra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se Franz Joseph Haydn (1732 - 1809) è universamente conosciuto per essere il padre della sinfonia e del quartetto per archi, Luigi Boccherini (1743 - 1805) sicuramente lo è per ciò che riguarda il genere concertistico e cameristico con il violoncello, lo strumento al quale consacrò buona parte della sua attività di compositore ed esecutore. Nel guardare le loro date di nascita e di morte ci si rende conto che furono pressoché coevi, anche se non ebbero mai modo di incontrarsi, visto che vissero e operarono in due ambiti geografici e culturali completamente diversi: se Haydn trascorse la maggior parte della sua vita a Eisenstadt, in Austria, come Kapellmeister alla corte dei principi Esterházy, per poi trascorrere gli ultimi anni di vita a Vienna, circondato dalla fama e dall’agiatezza, al contrario Boccherini, dalla natìa Lucca, dopo un breve soggiorno a Parigi, ricco di promesse, visse il resto della sua vita in Spagna, all’ombra della corte e dei palazzi patrizi, al servizio di aristocratici incapaci di apprezzare pienamente la sua musica e finendo i suoi giorni, nella miseria più nera e dimenticato da tutti, a Madrid.

Se entrambi traghettarono il linguaggio musicale dalle ultime propaggini del Barocco verso i consolidati lidi di un Classicismo più maturo e raffinato (e questo vale soprattutto per il compositore austriaco capace di evolverne lo stile sia nel genere sinfonico, sia in quello cameristico), è anche vero che Joseph Haydn ebbe la fortuna e il privilegio di trovarsi in un ambiente a dir poco ideale, quello idilliaco e sereno di Eisenstadt, nel quale, se da una parte potè confrontarsi con altri colleghi e conoscere le loro composizioni attraverso una fitta corrispondenza, grazie ai munifici principi, fortunatamente appassionati di musica, ebbe a disposizione tutto ciò di cui aveva bisogno, a cominciare da un’orchestra duttile e affidabile, con la quale elaborò e plasmò le sue celeberrime sinfonie, oltre ad avere il tempo di occuparsi anche di musica da camera, composta e spesso eseguita insieme con i suoi aristocratici protettori, e alla possibilità di allestire perfino rappresentazioni di opere liriche nella sala teatrale dello sfarzoso palazzo, tra cui alcune sue creazioni liriche.

Al contrario, il povero Luigi Boccherini, costretto a confrontarsi con la stagnante e retrograda realtà culturale spagnola, non certo aperta ai venti innovatori provenienti dalla Francia e dai Paesi di lingua tedesca, così come dall’Italia, non ebbe modo di poter conoscere ciò che avveniva musicalmente oltre i confini del Paese iberico, con il risultato di vedersi progressivamente emarginato, restando ancorato a concezioni musicali ormai superate e arcaiche, come nel caso del genere cameristico del quintetto per archi (ossia con la presenza del doppio violoncello), mentre ormai in Europa, proprio grazie a Haydn, si diffondeva sempre di più il quartetto per archi.

Se indubbiamente il violoncello fu lo strumento preferito da parte di Boccherini, che ne fu anche un valentissimo interprete (all’epoca la sua fama fu proprio maggiormente legata a quella del virtuoso e non del compositore) e al quale dedicò dodici concerti orchestrali (di cui su alcuni però non si è certi della sua paternità), da parte sua Haydn, all’interno del suo sconfinato catalogo compositivo, ebbe tempo e modo di comporre due concerti anche per questo strumento, il primo in do maggiore, scritto tra il 1761 e il 1765, e il secondo in re maggiore, creato nel 1783, due autentici gioielli (soprattutto il primo), che rientrano pienamente nel repertorio di ogni violoncellista di vaglia (non per nulla furono amati e spesso eseguiti dal leggendario Slava Rostropovič, oltre che dalla stessa Jacqueline du Pré).

Sappiamo che Joseph Haydn compose il concerto in do maggiore appositamente per Joseph Weigl, il rinomato e virtuoso primo violoncellista dell’orchestra del principe Nicolas Esterházy, anche se per molto tempo si è creduto che la partitura di questa composizione fosse andata perduta, dopo essere stata eseguita all’epoca. Solo nel 1961 il musicologo ceco Oldrich Pulkert ne scoprì una copia manoscritta settecentesca, in modo del tutto fortuito, al Museo Nazionale di Praga.

Si ritiene che il Concerto per violoncello e archi in si bemolle maggiore, sicuramente il più conosciuto di Luigi Boccherini, sia stato composto probabilmente nel 1772 a Madrid, anche se è diventato assai popolare con l’edizione del violoncellista Friedrich Grützmacher (proprio quella scelta da Jacqueline du Pré nella sua registrazione discografica), da lui curata e pubblicata nel 1895. Il problema è che la versione di Grützmacher non può essere considerata una fedele trascrizione di quella originale del compositore lucchese, anche se sono in molti a concordare sul fatto che il violoncellista tedesco abbia rispettato lo spirito boccheriniano, specialmente per ciò che riguarda la parte dello strumento solista. Il fascino di questa pagina concertistica è dato dal fatto che si tratta di un brano altamente virtuosistico, basato su una scrittura irta di difficoltà tecniche (e non è un mistero quindi che rappresenti un vero e proprio banco di prova per ogni violoncellista che si rispetti), senza che però venga mai meno quella cantabilità e soprattutto quell’eleganza stilistica tipiche della musica di Boccherini, una musica che per certi versi è ancora intrisa di galanterie rococò, ma che lascia in alcuni punti, nei quali la delicata tessitura diventa più inquieta, più instabile, intravedere quei cambiamenti formali che saranno alla base del nascente linguaggio musicale del XIX secolo.

Quando Jacqueline du Pré registrò negli studi di Abbey Road il concerto in do maggiore di Haydn e quello in si bemolle maggiore di Boccherini, rispettivamente il 17 e il 21 aprile 1967, aveva compiuto da pochi mesi ventidue anni, ma il suo stile, la sua sensibilità, la sua capacità di penetrare nelle partiture e setacciarle per estrarvi ogni minima sfumatura recondita appartenevano a una violoncellista già profondamente matura, nonostante la giovanissima età. Certo, le sue esecuzioni di questi concerti non possono essere considerate “filologiche” come quelle odierne, più rigorose e meno rigogliose a livello timbrico, ma resta il fatto che nessuno è mai più riuscito a offrire una lettura di questi capolavori violoncellistici così passionale, cosi intensa e così ricca di colori, anche grazie alla direzione di Daniel Barenboim, che tre mesi dopo sarebbe diventato suo marito, con il matrimonio che fu celebrato davanti al Muro del Pianto di Gerusalemme, il quale ben assecondò in questo disco lo slancio esecutivo della geniale interprete inglese.

Queste registrazioni, inoltre, ci fanno apprezzare anche altri due aspetti della tecnica esecutiva di Jacqueline du Pré (la quale, non dimentichiamolo, nel 1973 fu costretta a lasciare la carriera musicale a causa di una forma irreversibile di sclerosi multipla, che la portò a una precoce morte nel 1987 a soli quarantadue anni): da una parte l’opulenza e la straordinaria sensualità del suo timbro (complice anche il leggendario Stradivari “Davidov” che suonava in quel periodo, uno strumento letteralmente capace di “cantare”) e dall’altra l’impareggiabile melodia che sapeva estrapolare dalle corde dello strumento nei tempi lenti, come avviene per l’appunto in questi due concerti, soprattutto in quello, indimenticabile, di Haydn.

Il Concerto in do maggiore di Haydn si apre, Moderato - Cadenza, con un tema che colpisce per il suo andamento maestoso, che fin da subito presenta un’abbondanza di idee che si dispiegano sia nell’esposizione orchestrale [00.04 - 01.20],

sia nei due temi del violoncello che seguono, il primo sicuramente più marziale [01.21 - 01.40],

il secondo più melodico, dolce e melanconico [01.41 - 02.32].

Dopo aver enunciato questi due temi, il violoncello si abbandona poi a una serie di sviluppi affascinanti e altamente tecnici, che fanno immaginare l’eloquio di un innamorato che cerca di sedurre colei che ama; la blandisce, la corteggia, la invoca, con lo strumento che si trasforma in un tenero e persuasivo messaggero d’amore. Uno sviluppo musicale, dunque, prevalentemente affidato al solista, mentre l’orchestra ha qui una semplice funzione di accompagnamento, con il violoncello impegnato in sezioni di notevole agilità e virtuosismo (ascoltate come Jacqueline du Pré riesca a padroneggiare meravigliosamente l’impervio passaggio [04.14 - 04.52]!),

alternati a momenti di grande espressività lirica [06.24 - 06.58].

La cadenza della solista [08.09 - 08.57]

(che cosa non riesce a sprigionare la violoncellista inglese in questo passaggio dal suo “Davidov”!), seguita dall’ultima ripresa del tema iniziale, chiudono il movimento.

L’Adagio che segue rappresenta il momento di massima tensione emotiva di tutto il concerto, uno dei capolavori assoluti della musica concertistica di Haydn [00.01 - 00.30],

e vede il violoncello cantare con straordinaria energia espressiva [01.08 - 01.48],

avventurandosi anche nel registro acuto [03.31 - 04.11]

e sciorinando momenti di vera estasi contemplativa [04.19 - 04.53],

che sembrano spalancare le porte del paradiso al giovane innamorato, che vede conquistata la fanciulla, la quale gli promette il suo cuore. Il movimento presenta una breve sezione contrastante [04.54 - 06.05],

anch’essa risolta nel segno della più cordiale affettuosità, che non interrompe il canto dialogante tra l’orchestra e lo strumento solista, con il violoncello che imbastisce una cadenza [08.33 - 09.15],

prima della chiusura del movimento.

L’ultimo tempo è un rondò, Allegro molto, di grande brio e brillantezza [00.01 - 01.02],

con il solista che viene severamente impegnato in passaggi di agilità che ne esaltano la maestria tecnica in una sfida senza respiro [01.28 - 02.05].

Un brano dalla pulsione ritmica frenetica e scattante fino a quando non interviene il violoncello solista a dominare la scena con il suo virtuosismo così estroverso e solare  [02.48 - 03.50],

con il quale l’innamorato mostra di essere al colmo della gioia, ebbro di felicità nell’avere al suo fianco la donna da lui amata.

Il concerto in si bemolle maggiore di Luigi Boccherini inizia con un Allegro moderato dalla trama indubbiamente complessa. La presentazione dei temi musicali avviene, come al solito, dapprima con un tutti orchestrale [00.03 - 00.23]

e poi dal violoncello solo [00.24 - 00.52].

Da qui si dipana un fitto dialogo tra lo strumento solista (che a volte assume una posa “civettuola” [01.20 - 01.51]

come a voler mostrare il comportamento frivolo delle dame spagnole di corte, ritratte in modo impareggiabile dai dipinti di Goya), con la presenza di alcuni nuovi episodi tematici presentati in varie chiavi [01.54 - 02.20]

[03.05 - 03.53]

[05.20 - 06.05],

prima che la trama orchestrale [09.03 - 09.23]

conduca alla fine del movimento attraverso la convenzionale ricapitolazione.

La solenne apertura simile a un inno dell’Andante grazioso che segue [00.01 - 00.30],

contrasta efficacemente con il dinamismo, a volte ironico, del movimento precedente; il violoncello, leggermente accompagnato [00.35 - 01.04],

esprime tutto il pathos di una melodia tesa tipica del Boccherini meditativo [01.28 - 02.07]

[04.00 – 05.01],

reso in modo commovente dall’eloquio timbrico della grande violoncellista inglese, la quale sembra immedesimarsi nei pensieri del compositore lucchese, quasi presago dei tanti eventi funesti che costelleranno la sua tormentata e sfortunata esistenza.

La gradevolissima e gioiosa melodia del rondò finale, Allegro, è dominata da una singolare figura timbrica ripetuta di due note che sembra riprodurre il richiamo di un uccello [00.01 - 00.15]

e funge da trait d’union con altri diversi episodi assonanti o contrastanti [00.54 - 01.55],

in cui il violoncello, oltre a fare sfoggio di virtuosismo, viene spinto ad altezze di registro decisamente inconsuete.

Andrea Bedetti

Letto 534 volte Ultima modifica il Mercoledì, 09 Marzo 2016 16:46
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