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Martedì, 15 Marzo 2016 12:04

Rossini – Ouvertures GUIDA ALL'ASCOLTO CON BRANI MUSICALI IN STREAMING testo dal fascicolo che accompagna LP TVC 012 di 'The Vinyl Collection'

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Philharmonia Orchestra - Carlo Maria Giulini

 

Questo testo è stato pubblicato nel fascicolo che accompagna l'LP TVC 012 di The Vinyl Collection
Il testo, qui, include esempi musicali in streaming dei testi presenti nel fascicolo

C’è un aneddoto che riguarda Gioachino Rossini (1792 - 1868) e poco importa se sia apocrifo o meno. Si racconta che una sera d’inverno, nella sua lussuosa dimora di Passy, alle porte di Parigi, il compositore pesarese era sotto le coperte del suo letto, con un bel fuoco che riscaldava la stanza, mentre fuori imperversava una bufera di vento e pioggia. Rossini, appoggiato ad alcuni cuscini, stava scrivendo della musica su un foglio di carta pentagrammata, quando improvvisamente quest’ultimo gli scivolò dalle dita e finì a terra. Noto per la sua pigrizia, il compositore ben si guardò di lasciare il calduccio del letto per raccogliere il foglio e, come se niente fosse, ricopiò a memoria quanto aveva già scritto su un altro foglio di carta.

Ma non è certo per pigrizia che il musicista, autore di assoluti capolavori operistici, smise di comporre per il teatro musicale a soli trentasette anni, dopo aver creato trentotto opere in appena ventitrè anni, un autentico tour de force iniziato con Demetrio e Polibio nel 1806 e concluso con Guglielmo Tell nel 1829 e che, alla fine, lo lasciò postrato, esaurito e senza più una stilla di vera, autentica creatività per il palcoscenico teatrale. Rossini però non smise di fare musica, cessò solo di farla per il pubblico e per le proprie finanze, per il semplice fatto che al primo aveva dato tanto e dalle seconde aveva ricevuto molto, visti i lauti guadagni che aveva saputo trarne. Così, nella capitale francese, nella quale si era trasferito nel 1824, il compositore pesarese continuò a creare per se stesso e per la ristretta cerchia di amici e di intenditori, scrivendo quelle due perle di musica sacra che sono lo Stabat Mater e, soprattutto, la Petite messe solennelle.

Questa stupefacente prolificità e gli ultimi capolavori sacri, senza dimenticare quei cammei pianistici e vocali che sono i Péchés de vieillesse, sono però anche il frutto non solo di un’indubbia genialità, manifestatasi precocemente (e l’accostamento del nome di Rossini a quello di Mozart non è di certo esagerato), ma anche di uno studio e di un lavoro a dir poco capillari nell’acquisire e padroneggiare la materia musicale, a cominciare dalla profonda conoscenza del contrappunto (appreso dalla grande lezione di Mozart e Haydn), che permise a Rossini di ideare quegli irresistibili crescendi orchestrali che rappresentano il suo “marchio di fabbrica”.

Se buona parte delle Ouvertures operistiche di Rossini è entrata a far parte del repertorio sinfonico è perché, al di là della verve, della brillantezza, dell’irresistibile energia e seduzione che trasmettono, rappresentano in fondo delle opere a sé stanti, perfettamente autonome rispetto al contesto teatrale al quale appartengono. Una specie di microscopiche sinfonie (tanto è vero che è questa la loro precisa definizione come appare nei libretti d’opera) con i passaggi briosi e i momenti di riflessione, veri e propri “Allegri” e “Adagi” che hanno il potere ammaliante di raccontare, di presentare, di descrivere quanto stava maggiormente a cuore a Rossini: le vite degli uomini e delle donne, con le loro passioni, i loro dolori, la loro ricerca di felicità e di gioia, così come l’arte dell’inganno, della furbizia, della capacità di sopravvivere sempre con un perenne sorriso sulle labbra. Ma non si creda che questo aspetto “leggero”, buffo dell’opera rossiniana rappresenti in fondo il compositore pesarese e la sua personalità. In realtà, e basti considerare il numero delle opere serie e drammatiche, ventidue, contro le sedici tra farse, drammi giocosi e opere buffe, Rossini fu un personaggio affascinato dalla tragicità e spaventato dal dolore. Da qui la sua voglia di rifugiarsi nelle comodità, nel buon cibo (è proverbiale la sua passione per la cucina, al punto che creò dei piatti rimasti famosi come i Maccheroni e i Tournedos “alla Rossini”), nei vini, nella compagnia degli amici fidati e delle belle donne; senza contare che la musica per lui fu indubbiamente un potente e formidabile antidoto per affrontare e superare la paura del dolore e della morte, due temi che ricorrono spesso nel suo teatro serio.

La selezione delle cinque Ouvertures che viene presentata in questa registrazione permette di farsi un’idea del duplice volto rossiniano, da una parte quelle che appartengono al genere buffo (La Cenerentola e La gazza ladra) e dall’altra quelle che rientrano nel repertorio dell’opera seria (Tancredi, Semiramide, Guglielmo Tell); cinque capolavori nei quali la leggerezza, l’ironia e la spensieratezza delle prime due viene controbilanciata dalle ombre, dalle inquietudini e dal dramma di cui sono intrise le altre tre. Un Giano bifronte che ci fa comprendere come Rossini ebbe in fondo la stessa visione esistenziale, prima ancora che musicale, di Mozart, ossia che la vita è un “dramma giocoso”. Una musica, quindi, quella incarnata dalle Ouvertures di Rossini, nella quale il dramma deve sempre sfociare nel gioco e viceversa, come l’acqua del mare è capace di tramutarsi da calma a tempestosa nel giro di pochissimo tempo. Ecco, allora, che un interprete come il compianto Carlo Maria Giulini diventa essenziale, indispensabile, per far rifulgere queste gemme musicali in tutto il loro fascino. Il grande direttore barlettano le registrò, con la Philharmonia Orchestra, nel dicembre del 1964 e nell’aprile del 1965 alla Kingsway Hall di Londra, in un periodo artistico particolarmente fecondo nel quale, alla testa della compagine londinese, incise i grandi capolavori del romanticismo europeo (Brahms, Schubert, Čajkovskij, Dvořák). Lo si capisce dall’impeto, dall’energia, dall’esplosività con le quali riesce a coinvolgere i professori dell’orchestra, ma senza dimenticare di evidenziare le sottigliezze psicologiche, le tante sfumature timbriche disseminate in queste partiture, distillando dolore e gioia, amarezza e ironia. Ascoltare queste Ouvertures con la direzione sensibile e appassionata di Giulini è come aprire la finestra e affacciarsi, per vedere scorrere sotto i nostri occhi la quotidianità della vita, in tutte le sue sfaccettature.

Sinfonia da La Cenerentola

In questo “melodramma giocoso”, composto tra il dicembre del 1816 e il gennaio del 1817 e il cui soggetto fu tratto dall’omonima fiaba di Charles Perrault, Rossini utilizzò una sua prerogativa, quella del cosiddetto “autoimprestito”, ossia impiegare la musica per alcuni brani da opere composte in precedenza; un aspetto questo che riguarda proprio questa Sinfonia che, in realtà, era stata composta per l’opera buffa La Gazzetta, scritta nel settembre del 1816, in quanto le sue peculiarità musicali ben si adattavano ad entrambe le opere. Infatti, per ciò che riguarda La Cenerentola, al di là del senso di attesa palpitante che si avverte all’inizio del brano [00.15 - 01.19],

ciò che traspaiono sono i sogni e i desideri di Cenerentola, come quando immagina di poter prendere parte alla festa in onore del principe Don Ramiro [02.40 - 03.01].

E poi il delizioso sviluppo che il compositore seppe escogitare partendo da uno strumento, come in questo caso dal clarinetto, che dà avvio a una splendida aria melodica [03.44 - 04.15],

che porta fino al conseguente e tipico crescendo rossiniano, il quale esplode in tutta la sua vitalità coinvolgendo l’intera orchestra [04.16 - 05.23],

anche se Giulini riesce a essere straordinariamente leggero, facendo volare la Philharmonia Orchestra oltre le nuvole!

Sinfonia da Tancredi

A detta del grande scrittore francese Stendhal, l’opera seria Tancredi (1813) è il capolavoro assoluto di Rossini. Il librettista Gaetano Rossi trasse spunto per il testo poetico dall’omonima tragedia di Voltaire e la vicenda narra le lotte tra siciliani e bizantini dalle quali si staglia la figura del nobile Tancredi, innamorato di Amenaide, cui il destino serberà alla fine dell’opera la morte. Il dramma e la passione che attanagliano Tancredi, folle d’amore per la figlia di Argirio e desideroso di difendere Siracusa dall’assalto dei Saraceni, si evince fin dall’inizio imperioso della sinfonia [00.03 - 00.31],

anche se poi ecco che fa irruzione il tipico concetto di “dramma giocoso” tanto caro a Rossini, perfettamente rappresentato dal secondo tema [02.10 - 02.41].

Tema che si sviluppa poi nell’immancabile crescendo [03.58 - 04.21].

Qui la grande capacità di Giulini è di evidenziare i tanti colori concentrati in questa sinfonia, senza condensarli in un tempo troppo veloce, in modo da mostrarli timbricamente uno per uno.

Sinfonia da La gazza ladra

Anche se negli ultimi decenni quest’opera, appartenente al genere semiserio e composta nel 1817, è quasi scomparsa dai cartelloni teatrali, la sua Ouverture, al contrario, continua a vantare una straordinaria popolarità e probabilmente resta la più bella e memorabile di tutto il repertorio rossiniano con quelle de Il barbiere di Siviglia e del Guglielmo Tell. Ambientata in un villaggio nei pressi di Parigi in un’epoca non precisata, vede al centro della vicenda l’amore contrastato tra Ninetta e Giannetto e con un uccello, la gazza ladra del titolo, che guasta ulteriormente le feste, facendo nascere sospetti ed equivoci a non finire, anche se poi non mancherà il lieto fine per tutti (o quasi) i protagonisti. Celeberrimo è l’inizio, con il rullo marziale dei due tamburi che danno avvio al tema principale [00.03 - 00.59],

un tema nel quale Rossini fa confluire tutti i vari aspetti dell’opera, da quelli che appaiono drammatici a quelli ironici e comici. Segue un secondo tema, quello che simboleggia l’amore tra i due giovani [02.31 - 03.31].

Questo passaggio lascia poi spazio a un terzo tema esposto dai fiati e dagli archi acuti, che simboleggia la presenza fastidiosa e irriverente della gazza ladra [04.34 - 05.02],

il quale, a poco a poco, coinvolge l’intera orchestra [05.31 - 06.50].

La sinfonia si conclude con una ripresa (qui gli archi della compagine londinese sono sublimi!) del tema dell’amore e di quello della gazza ladra, fino al crescendo finale, a dir poco pirotecnico!

Sinfonia da Semiramide

Il melodramma tragico Semiramide, scritto tra il 1822 e il 1823, con la trama che riecheggia in parte quella dell’Amleto di Shakespeare, rappresentò l’addio di Rossini all’Italia. La sinfonia, anch’essa assai famosa, gioca su due elementi contrapposti: fin da subito irrompe il tema ineluttabile di un destino che per la protagonista dell’opera suona già come una condanna [00.03 - 00.42],

cui segue l’altro tema, quello quasi lamentoso, espresso dai corni, che illustra la solitudine di Semiramide e le angosce che l’attanagliano [00.43 - 02.02].

C’è anche spazio per un terzo tema, quello che riguarda le peripezie di Arsace votate a vendicare la morte del padre Nino [04.49 - 05.42].

Infine, fa la sua apparizione un quarto tema, decisamente più marziale, quasi da grand-opéra, esposto dai fiati, sul quale si innesta il crescendo [06.40 . 07.48].

 

Ouverture da Guglielmo Tell

Questa fu l’ultima opera lirica di Rossini, composta tra l’agosto e l’ottobre del 1828, dalle proporzioni più che ragguardevoli (l’edizione integrale dura più di cinque ore e mezza) e il tema conduttore di tutta la complessa trama è costituito dal processo di liberazione del popolo elvetico dalla dominazione austriaca, guidata dalla figura del leggendario Guglielmo Tell. Il violoncello dà inizio a un tema che richiama alla mente un idilliaco scenario bucolico, com’è appunto l’incontaminata natura svizzera [00.03 - 02.01],

che ben presto si trasforma in un motivo dolente, simboleggiante il popolo elvetico sotto il giogo degli Austriaci. Ma ecco sopraggiungere il vento della ribellione, con l’irrompere di un tema tumultuoso da parte di tutta l’orchestra [04.25 - 05.16]

(ascoltate il fulgore degli ottoni della Philharmonia Orchestra!). Segue un terzo tema, quello che simboleggia Guglielmo Tell, famoso per il suo coraggio e la sua saggezza [06.23 - 07.28],

il quale con l’esempio scuote gli animi e chiama il suo popolo alla rivolta [09.11 - 10.17]

che conduce fino all’epilogo trionfante dell’Ouverture.

Andrea Bedetti

Letto 696 volte Ultima modifica il Mercoledì, 16 Marzo 2016 11:08
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